Centenario della Fiorentina, “La prossima notte” e “Sinfonie itineranti”

CENTENARIO DELLA FIORENTINA, “LA PROSSIMA NOTTE” E “SINFONIE ITINERANTI”

Sono giornate intense, non solo per il lavoro di traduzione che procede a pieno regime, oltre che per varie illuminazioni che stanno alimentando miei nuovi progetti narrativi e saggistici, ma per la quasi concomitanza tra il centenario della Fiorentina, chiaramente legato al mio romanzo La prossima notte (Transeuropa, 2026), e l’uscita del mio nuovo saggio di viaggio, cinema, musica e letteratura Sinfonie itineranti (edito da Jimenez), in libreria dal 28 agosto.

Oggi ho girato una clip che si sofferma su questi argomenti. Eccola qua:

In attesa di nuovi eventi dedicati a La prossima notte, parto dal centenario della Fiorentina per prepararmi a iniziare (da circa metà settembre) la promozione di Sinfonie itineranti. Per adesso, ecco qua la copertina con la sinossi che compare nella bandella.

Centenario della Fiorentina

Sinfonie itineranti. In viaggio per l’Europa, tra musica, cinema e letteratura

Saggio di Giovanni Agnoloni

Dal 28 agosto 2026, Jimenez Edizioni

pp. 280

EAN: 9791282325103

Disponibile da febbraio in tutte le librerie italiane, sul sito della casa editrice e su tutti i principali store librari online (ibs.itAmazonFeltrinelliMondadori e molti altri)

Cosa succede quando si scivola in un sogno che innesca un itinerario serpeggiante per le strade di alcune delle più importanti capitali culturali europee? È quanto scoprirete in questo particolarissimo diario di viaggio, che si muove seguendo le suggestioni trasmesse da molteplici film, canzoni e opere letterarie legati a Dublino, Firenze, Berlino, Milano, Marsiglia, Barcellona, Madrid, Lisbona, Roma e altre località vicine o variamente correlate a queste città. Una fantasmagoria ubiqua che mira al cuore delle atmosfere e dello spirito di ognuno di questi luoghi, colti attraverso alcune delle più notevoli creazioni cinematografiche, musicali, narrative e poetiche che li hanno descritti e ancor oggi riverberano la loro energia. Una successione di passeggiate che toccano vie e piazze percorse dall’autore nel corso dei suoi viaggi, e a loro volta location di scene di numerosi film o fonti d’ispirazione per testi e melodie più o meno noti o per pagine di letteratura rimaste nella memoria collettiva. Insieme a brandelli di ricordi personali che lui stesso conserva di quegli scorci d’ambiente, risalenti a diversi momenti del suo girovagare per il Vecchio Continente.

Gettare ponti, fino alla Florida

GETTARE PONTI, FINO ALLA FLORIDA

Nell’avvicinarmi al 2025, sto iniziando a pensare alla promozione del mio nuovo libro, in uscita con Ediciclo a fine febbraio. Per adesso, anticipo soltanto che riguarderà il tema del viaggio, e posso preannunciare che la prima presentazione sarà il 5 marzo presso la residenza letteraria fiorentina Itaca, con lo scrittore e giornalista Paolo Ciampi, che dirige lo stesso centro culturale.

Ci torneremo sopra con dovizia di particolari. La cosa che invece desidero condividere con voi fin da ora più nel dettaglio, e con grande gratitudine verso lo scrittore e docente universitario Emanuele Pettener, è che sono stato invitato da lui e da sua moglie Ilaria Serra, anche lei professoressa d’Italiano (e Studi Comparativi), presso la Florida Atlantic University (la cui sede è a Boca Ratón), tra il 24 e il 31 marzo, per varie giornate di incontri con gli studenti e la comunità italiana (e italofona) locale. Questi appuntamenti saranno imperniati sul mio lavoro e la mia produzione di scrittore e traduttore, che considero da sempre un’unica attività, impegnandomi a svolgerla appunto per gettare ponti tra mondi (artistici, geografici, culturali e politici) che alcuni vorrebbero ostinarsi a vedere divisi.

Gettare ponti 1
Boca Ratón in una foto di Don Ramey Logan (che ho trovato su Wikipedia) dal titolo “Boca Raton Florida Sunset” (da Wikimedia Commons, Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0)

Sarà la mia terza trasferta negli Stati Uniti, dopo gli appuntamenti del 2018 a New York e quelli della primavera 2009 tra Maryland, Pennsylvania e South Carolina (viaggiando lungo lungo la East Coast in compagnia di colei che, dall’autunno di quell’anno, non ha mai smesso di mancarmi, ma in altro modo c’è sempre). E, in sostanza, questi nuovi incontri rappresenteranno il proseguimento e l’approfondimento delle riflessioni svolte nel corso degli ultimi diciotto mesi sul tema Gli orizzonti del viaggio e delle lingue, un evento che ho portato in giro per l’Italia e anche in Svezia, Polonia e Repubblica Ceca.

La parola-chiave, come dicevo, è gettare ponti. Ci ho riflettuto molto negli ultimi tempi (e sono tornato a farlo nei giorni scorsi), in relazione tanto alla stesura del mio saggio narrativo Voci oltre il buio quanto a quella (precedentemente conclusa) del mio romanzo, pure inedito, La via dell’altrove, che sia per i temi affrontati, sia per i luoghi in cui è stato scritto (in primis l’Ungheria), ben s’intona con l’idea di qualcosa che, come un ponte, si stende tra culture e mondi diversi. Senza parlare delle traduzioni in corso e in arrivo, che alimenteranno ulteriormente questo flusso multilingue e multiculturale.

Leggi tutto “Gettare ponti, fino alla Florida”

Appuntamenti di maggio e giugno

APPUNTAMENTI DI MAGGIO E GIUGNO

L’altro giorno vi ho fatto la sintesi del mio “stato dei lavori” artistico e interiore. Oggi posso stilare il quadro generale degli impegni di maggio e della prima metà di giugno, legati ai miei libri e alle mie traduzioni edite.

Si comincia l’11 maggio alle ore 18 al Salone del Libro di Torino, quando sarò allo stand di Golem Edizioni (il G66 nel Padiglione 2) per un firmacopie in veste di traduttore del romanzo dello scrittore cubano Amir Valle uscito lo scorso settembre, Il santuario delle ombre.

Appuntamenti di maggio 1

Proseguendo con gli appuntamenti di maggio, e ricordando che al Salone di Torino sarò comunque dal 10 a tutto il 12, rientrerò a Firenze il 13 in tempo per l’appuntamento di martedì 14 maggio (ore 18) presso “Itaca”, la residenza letteraria e circolo culturale dall’amico scrittore e giornalista Paolo Ciampi legato alla casa editrice I Libri di Mompracem: un incontro dal titolo “Il suono tra musica, scrittura e traduzione”, con il chitarrista classico e compositore Ganesh Del Vescovo (mio maestro, come sapete).

Appuntamenti di maggio 2
Leggi tutto “Appuntamenti di maggio e giugno”

Il santuario delle ombre recensito da Francesco Improta

IL SANTUARIO DELLE OMBRE RECENSITO DA FRANCESCO IMPROTA

Su RPLibri è uscita una bellissima recensione del Prof. Francesco Improta del romanzo da me tradotto Il santuario delle ombre dello scrittore cubano Amir Valle (recentemente uscito per Golem Edizioni). Cito l’inizio del pezzo, ringraziando il Prof. Improta per le parole che ha speso sul mio lavoro di traduzione e rimandandovi al sito per la versione integrale:

“Da poco più di un mese è arrivato in libreria, nella sontuosa traduzione di Giovanni Agnoloni, Il santuario delle ombre di Amir Valle, scrittore cubano che attualmente vive e lavora a Berlino. Come si può leggere sul suo sito internet, “Amir non abita (più) a Cuba ma Cuba abita (sempre) in lui”, nel senso che egli è visceralmente legato alla sua terra d’origine e non può prescindere da essa. Non solo i suoi libri, di fiction o di saggistica poco importa, sono ambientati a Cuba ma affrontano anche e soprattutto i problemi e le contraddizioni, le aspettative e le delusioni, la corruzione e le paure di quest’isola caraibica. Ne Le Porte della notte, tradotto sempre da Agnoloni e pubblicato in Italia nel 2013, un anno dopo Non lasciar mai che ti vedano piangere, Valle aveva affrontato una delle piaghe peggiori del nostro tempo, la pedofilia spesso contrabbandata sotto l’etichetta, già di per sé disdicevole e vergognosa, di turismo sessuale così diffuso nell’America centrale e meridionale, qui, ne Il santuario delle ombre,  denuncia un fenomeno ancora più drammatico: la fuga dei cubani dal regime, nell’illusione di un futuro migliore, che finiscono vittime dei cosiddetti traghettatori che li derubano, li uccidono e li gettano a mare (si parla di oltre 20.000 cubani finiti in questo modo). Alla storia reale, corredata da fatti realmente accaduti e personaggi veramente esistiti, che ha non poche consonanze con le migrazioni verso l’Europa di africani disperati che cercano di sfuggire alla guerra o alla miseria e che spesso diventano cibo per i pesci del Mediterraneo, s’intreccia una vicenda di fantasia, a mezzo tra l’inchiesta giornalistica e il noir.”

Il santuario delle ombre
Leggi tutto “Il santuario delle ombre recensito da Francesco Improta”

Beatles, sogni e poetica

BEATLES, SOGNI E POETICA

Ieri notte ho fatto un sogno che collima con qualcosa che compare nel mio nuovo romanzo in corso di stesura, La via dell’altrove, e per la precisione (l’ennesima sincronicità) nel capitolo che oggi ho rielaborato battendolo al computer. Ovvero, il palazzo di Via Bezzuoli, a Firenze in zona Isolotto, dove ho abitato fino ai dieci anni di età (lo vedete nello screenshot che ho estratto da GoogleMaps) – e che pure ricorre in uno dei libri ancora inediti che ho finito quest’anno, il post-distopico Storia di uno straniero.

Beatles

Nel sogno salivo in ascensore insieme niente meno che ai Beatles. O meglio, a John Lennon, Paul McCartney e George Harrison (Ringo Starr avrà avuto da fare). Va detto che la sera prima avevo rivisto parte del documentario John Lennon a New York, ma vabbè.
Il punto è che dicevo loro che, pur considerandoli dei geni (paragonavo tipo John a Leonardo da Vinci e Paul a Michelangelo), il mio preferito era sempre stato George Harrison (ricordo qui il bellissimo articolo a lui dedicato da un altro Leonardo, l’amico Masi, su Postpopuli). E in effetti è vero.
John ci rimaneva un po’ male, mentre a Paul non sembrava fregare in modo particolare. George taceva dignitosamente.
Poi entravamo in casa e mia madre ci preparava una merenda, come ai vecchi tempi (e come ricordo pure nel nuovo romanzo).
Fine del sogno.

Leggi tutto “Beatles, sogni e poetica”

Quel giorno d’estate

QUEL GIORNO D’ESTATE

Poi dice che gli scrittori che vanno a letto tardi si gingillano – un po’ come Joseph Conrad alla finestra secondo sua moglie, nella celebre storiella che gira da anni e che potrebbe anche essere del tutto inventata (v. qui).

Ieri ho fatto l’una di notte per vedere un film francese pressoché sconosciuto: Quel giorno d’estate (titolo originale: “Amanda”) di Mikhaël Hers, con vari attori tra cui Vincent Lacoste, Stacy Martin, la giovanissima protagonista Isaure Multrier e (in una parte minore) la più nota Greta Scacchi. Pellicola in tipico stile transalpino, con uno speciale gusto delle atmosfere e delle ambientazioni, e soprattutto un’eccezionale capacità di rappresentazione dei dettagli delle cose quotidiane nel – ed è un “nel” importantissimo – raccontare una tragedia. Ovvero, la morte della sorella del protagonista, madre di una bambina di 7-8 anni, e la scelta del fratello della donna (e zio della piccola), appena ventiquattrenne, di prendersi cura di lei.

Quel giorno d'estate
Foto della locandina italiana, tratta da Youtube
Leggi tutto “Quel giorno d’estate”

Traduzioni e rispetto

TRADUZIONI E RISPETTO

Tra ieri e oggi, facendo lo slalom fra la traduzione del romanzo francese in corso e la scrittura del romanzo La via dell’altrove, ho ripreso la pratica dello svedese e del polacco ascoltati e parlati, mediante canali Youtube dedicati e conversazioni via Skype con amici madrelingua che vivono all’estero. Una sana abitudine da me acquisita nell’osceno periodo dei lockdown – forse l’unica cosa buona che ne abbia ricavato, oltre alle tante pagine scritte in quei mesi a questo tavolo (v. prima foto).

Traduzione tavolo

Così ho riflettuto su come, per le lingue, valga la stessa cosa che vale per la chitarra classica: le “regole” contano, ma senza la pratica (dei pezzi come delle conversazioni della vita reale) servono a poco. O meglio, possono bastare per tradurre, un po’ come quando al liceo si facevano le versioni di latino e greco antico (lingue puramente teoriche), ma non per vivere. Perché le lingue, come la musica, sono cose vive. E, in definitiva, anche la traduzione, come la scrittura, beneficia moltissimo dell’abitudine di parlare gli idiomi che ne sono oggetto: il risultato è più naturale, perché entri maggiormente nello spirito dell’ambiente da cui quel testo proviene.

Leggi tutto “Traduzioni e rispetto”

Traduzione letteraria e scrittura

TRADUZIONE LETTERARIA E SCRITTURA

Ieri, insieme al mio traduttore svedese Johan Arnborg, ho tenuto la mia prima conferenza su traduzione letteraria e scrittura presso il Consiglio degli Studenti della Facoltà di Lingue romanze e antiche dell’Università di Stoccolma.

Ringrazio moltissimo Theo e tutti gli studenti che hanno organizzato l’incontro, e posto alcune foto dell’evento, che è andato benissimo, con ottima partecipazione da parte degli studenti, molto coinvolti e partecipi, con domande interessanti e capaci di ispirare. (Non li vedrete nelle immagini solo perché l’Ateneo ha norme rigorose in materia di privacy.)

Traduzione letteraria e scrittura

Un momento della conferenza insieme a Johan Arnborg (foto scattata dalla studentessa Josefin)

Vorrei condividere qui l’oggetto della riflessione condotta con loro e con Johan, che servirà da riferimento anche per il secondo appuntamento universitario, in programma il 5 maggio alle ore 14 presso l’Unione degli Studenti della Facoltà di Studi Letterari dell’Università di Uppsala (Engelska Parken, sala 6-0023) e, spero, anche per altri event simili qui e altrove. Inoltre, mi fornirà ulteriori spunti utili per il mio saggio narrativo sulle mie esperienze meditative e spirituali e, auspicabilmente, per un futuro saggio sulla traduzione.

Leggi tutto “Traduzione letteraria e scrittura”

Lingue e vocazione

LINGUE E VOCAZIONE

Ieri notte, affacciandomi per l’ennesima volta dalla portafinestra del salotto, mi sono detto che Via Bugiardini è una strada (presente anche nel mio racconto “Alleghe” in Da luoghi lontani) che somiglia al mio modo di concepire lo spazio: un Ognidove (sempre citando l’amico Davide Sapienza) che racchiude in sé infinite varianti e sfumature – di atmosfera, di lingue e di culture in senso lato. Ultimamente, completando la prima stesura del mio romanzo post-distopico – cui ho più volte fanno cenno su questo blog e sui social -, mi sono reso conto che tutto questo vi riecheggiava abbondantemente.

Lingue
Via Bugiardini vista dal mio salotto (foto mia)

Ieri, poi, rileggendo il romanzo distopico di cui l’altro è il sequel (ovvero, sono una miniserie di due romanzi), ho trovato un riferimento di un personaggio femminile a una “lingua implicita” precedente tutte le altre, e fatta della stessa essenza del suono. Ecco perché penso che studiare musica vada di pari passo con – e alimenti – lo studio delle lingue e la pratica della scrittura. Per me, almeno, è così.

Leggi tutto “Lingue e vocazione”

Traduzione, lingue e suono

TRADUZIONE, LINGUE E SUONO

I rinterzi degli eventi non finiscono mai di stupire. L’altra sera sono ricascato – col godurioso relax che segue una giornata di scrittura, studio e cammino – su I laureati, primo film di Leonardo Pieraccioni; per la precisione, sulla scena in cui, di notte, i quattro eterni studenti “fancazzisti” si ritrovano in cucina e decidono che è giunto il momento di smetterla di perdere tempo e iniziare a vivere sul serio. In sottofondo c’è un assolo di chitarra acustica che ben sottolinea il senso di indolente rimpianto della situazione, e ti rendi conto che, anche se sono passati ventisette anni dall’uscita di quella pellicola e quei giovani attori hanno ormai i capelli grigi (o li hanno persi), quel momento è come se fosse adesso. E il merito di ciò è in gran parte delle note di quel pezzo e dell’intenzione e degli accenti con cui viene eseguito.

Traduzione
Una scena da “I laureati” (foto di pubblico dominio, da Wikipedia)

A seguire, mi sono nuovamente imbattuto in un bellissimo documentario sul percorso artistico della grande cantautrice canadese Joni Michell, che, spiega, si è sempre meravigliata di sentirsi dire che i suoi accordi erano “strani” – lei è famosa per l’originalità delle sue progressioni armoniche -, perché ogni singolo accordo ha un senso così com’è, in quanto serve a veicolare un’emozione specifica. Ancora una volta, dunque, quello che fa la differenza è il suono.

Leggi tutto “Traduzione, lingue e suono”
Giovanni Agnoloni
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.