Montalbano tour

MONTALBANO TOUR

Oggi, inizio di una tre giorni di “pellegrinaggio laico” montalbaniano, o meglio camilleriano, iniziato in effetti l’altra sera a Porto Empedocle e che adesso, dopo il passaggio da Gela e l’ottima presentazione al “Civico 111” de La prossima notte (Transeuropa) e Le rivelazioni del viaggio (Ediciclo Editore) (con il giornalista Domenico Russello e la Prof.ssa Lina Orlando dell’omonima libreria) – a breve le foto –, arriva a Punta Secca, la Marinella delle riprese della fiction de “Il Commissario Montalbano” (che nella creazione letteraria di Andrea Camilleri sarebbe giusto accanto a Porto Empedocle, la “vera” Vigata).

La casa di Montalbano
La casa di Montalbano a Punta Secca (la Marinella della fiction televisiva)

Qui, al netto del gran numero di turisti (in realtà molto tranquilli ed educati), si respira la Sicilia mitica, quella che ho sempre sentito trasparire (consapevole sinestesia) dietro le pagine e le riprese dedicate al celeberrimo investigatore Salvo Montalbano. Ed è una cosa su ieri mattina, guidando, riflettevo con mia madre: la Sicilia – me l’ha fatto notare lei, ma sono pienamente d’accordo – resetta, riporta al livello zero (in senso buono), tirando una riga sul passato e facendo ripartire da qualcosa di nuovo.

Credo che sia l’effetto delle terre che affondano la propria storia nel territorio dei miti più ancestrali. È qualcosa di consonante, anche se non perfettamente coincidente, con quello che spesso provo in Maremma. Lì, però, colgo soprattutto l’effetto di svuotamento dalle scorie, di rilassamento, e mi sento come un piombo che va a fondo in un territorio di riposo. Qui invece le energie traboccano, nonostante i ritmi già intensi del mio tour e del parallelo lavoro di traduzione, scrittura e ufficio-stampa.

Forse è così che succede quando arrivi alla radice del Sé, guidato dagli archetipi del profondo, che i popoli antichi, a partire dai greci (come dagli etruschi, in Toscana) avevano colto alla perfezione. Del resto, l’altro giorno, davanti al Tempio della Concordia, alla Valle dei Templi, l’avevo percepito nettamente. E oggi, davanti a questo mare, l’ho capito ancor meglio, sempre per un tramite epifanico.

Montalbano 2
Il Tempio della Concordia, alla Valle dei Templi, nei pressi di Agrigento

A questo punto mi manca solo di andare in Grecia (ma non quest’anno0, per risalire alla sorgente (anche) di tutti i miei studi classici. E magari fare un salto a Kos a salutare l’amico Diego Zandel, autore di Anni di pietra, libro edito da Voland e dedicato alla vita del poeta greco Manolis Fourtounis, che ho da poco recensito. Me l’ha consigliato anche un altro amico, il giornalista sportivo Gabriele Caldieron, che mi ha mandato un graditissimo messaggio per dirmi che “La prossima notte” gli era piaciuto molto (grazie!).

Il che vorrà dire – lo sapete che ci tengo -, provare quanto meno a misurarsi col greco moderno. Anche se ora mi aspetta la ricostruzione dalle basi del mio scarso tedesco e il perfezionamento dello svedese parlato, in vista delle presentazioni berlinesi e della traduzione di due libri da questa lingua (la mia più fresca).

Vediamo se ci si fa! Per il momento, cito una massima in greco antico dell’imperatore romano Marco Aurelio, che ho trovato traducendo dallo spagnolo Contra Florencia di Mario Colleoni, e che mi sembra perfetta anche per i nostri tempi, soprattutto alla luce del “rinvigorimento siciliano” di cui sopra: “Ἄριστος τρόπος τοῦ ἀμύνεσθαι τὸ μὴ ἐξομοιοῦσθαι” (“Àristos tropos tou amýnesthai to mè exomoioùsthai”), ovvero: “Il modo migliore per difendersi è non assimilarsi”.

(dalle “Meditazioni” o “Pensieri” o “Colloqui con se stesso”, dal greco antico Τὰ εἰς ἑαυτόν, Ta eis eautòn) (VI, 6) (trad. mia)

Ci vediamo adesso Mercoledì 17 giugno (ore 19) per la presentazione dei due libri a Giarre (CT) c/o SICÙ (Via Calderai 14), nell’ambito della rassegna “Caccia all’autore”, una sorta di “processo letterario” – nelle vesti del PM l’Avv. Mario Cavallaro, nelle vesti del difensore l’Avv. Patrizia Lionti, Giudice lo scrittore e psicologo Massimo Salvatore Fazio.

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Giovanni Agnoloni
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