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Luoghi lontani e Sinfonie itineranti

LUOGHI LONTANI E SINFONIE ITINERANTI

Ogni tanto i miei percorsi interiori (onirici e non) mi portano a svegliarmi molto presto e a non riprendere sonno. Allora mi capita di affacciarmi dalla finestra del salotto e di contemplare la singolare bellezza di Via Bugiardini, la mia strada nella periferia fiorentina, che avevo già evocata nel racconto “Alleghe”, inserito nel concept-book di racconti Da luoghi lontani, uscito nel 2022 con Arkadia Editore e da me scritto insieme a Carlo Cuppini e Sandra Salvato.

Luoghi lontani

Lì, lo stesso scenario che vedete in questa mia foto scattata oggi all’alba veniva descritto a notte fonda, ma identiche sono le assonanze con altri luoghi d’Europa che vi avevo colto, e che sembrano preludere al mio prossimo viaggio (presto vi dirò) e alludere ad alcuni dei luoghi (Berlino, Dublino, Barcellona, Lisbona) percorsi nelle passeggiate intrise di cinema, musica e letteratura che sono al centro del mio nuovo libro Sinfonie itineranti. In viaggio per l’Europa tra musica, cinema e letteratura (Jimenez Edizioni).

“Memorie della mia casa buia, immersa nella penombra lunare, nei riflessi blu-cenere di un paesaggio che fuori ormai è spento, non fosse che per la luce elettrica dei lampioni.
Notte fonda, con il sonno che tarda ad arrivare e qualche idea che chiede urgentemente di essere messa sulla carta.
Ma io vedo quella finestra, da una parte del salotto, e devo almeno andare ad affacciarmi un’ultima volta. Guardo la strada deserta, con la scuola media e il suo cortile illuminato da luci giallastre, che sembra una piazza di Berlino Est prima del crollo del Muro. Non passa nessuno e deve far freddo, anche se siamo ancora all’inizio dell’autunno.
C’è un che di cosmico e definitivo in questo paesaggio, quasi che le immagini color pastello dell’ultima ora del giorno si fossero spogliate dei loro abiti, rivelando, sotto, un’anima nuda.
L’onda lunga dei ricordi lontani e dei sapori che mi hanno lasciato in bocca nell’arco di tutta la vita mi aleggia ancora intorno. Sembra che la mia memoria sia pronta a riceverli.
Iniziano a giungermi delle immagini, come quando si riavvolge un nastro e ci si ferma in un punto a caso. Ripenso alle strade di Barcellona di notte, alle sue ampie avenidas vagamente inquietanti, ai larghi incroci che si aprono nel reticolo di strade senza fine che è la pianta di quella città.
Ripenso alla voglia che avrei avuto di perdermici, quell’estate del 2002 in cui ci andai, girando all’infinito, senza meta. Non potevo, perché non ero solo. Ma senza dubbio avevo voglia di anonimato, di invisibilità, di liquefarmi e mescolarmi con le cose: essere asfalto, statua, albero, artista di strada, fiume, e spalmarmi sulla realtà come un velo uniforme.
Ricordo poi Dublino, l’ultima sera della mia prima vacanza in Irlanda, nel 1998. Il tragitto lungo il Liffey, dal pub cosiddetto “più antico del paese” fino a O’Connell Bridge, con le luci dei lampioni mescolate all’eco dei suoni provenienti da Temple Bar, dietro un blocco di case. E mi viene anche in mente quella notte in cui, nei primi tempi del mio soggiorno irlandese, dovetti fare diversi chilometri a piedi, perché non trovavo nemmeno un taxi. Avevo chiesto un’informazione a un tipo buffo incrociato per caso e avevo scoperto che era fiorentino e bazzicava anche lui, come me, la biblioteca dell’Isolotto. Sorpreso dalla coincidenza, mi ero messo in marcia a cuor leggero lungo O’Connell Street e attraverso Parnell Square, con i marciapiedi percorsi da pacifici tifosi alticci del Celtic che aveva appena vinto contro la squadra locale. Ancora un pezzo di strada, quindi il fortunato incontro con un tassista che stava per staccare, una breve contrattazione e il passaggio fino a casa.
Ancora, mi ritorna in mente la quiete dell’Alfama a Lisbona, alla fermata dell’eléctrico numero 28, vicino al Miradouro de Santa Luzia, con il paesaggio che si apriva sul Tago e una sensazione di calma e di oceano che pervadeva il fresco notturno.”

(Giovanni Agnoloni, “Alleghe”, in G. Agnoloni, C. Cuppini, S. Salvato, Da luoghi lontani, Arkadia Editore, 2022, pp. 51-52)

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Presto annunceremo le prime presentazioni del nuovo libro, in Italia e fuori. Vi terrò aggiornati.

Centenario della Fiorentina, “La prossima notte” e “Sinfonie itineranti”

CENTENARIO DELLA FIORENTINA, “LA PROSSIMA NOTTE” E “SINFONIE ITINERANTI”

Sono giornate intense, non solo per il lavoro di traduzione che procede a pieno regime, oltre che per varie illuminazioni che stanno alimentando miei nuovi progetti narrativi e saggistici, ma per la quasi concomitanza tra il centenario della Fiorentina, chiaramente legato al mio romanzo La prossima notte (Transeuropa, 2026), e l’uscita del mio nuovo saggio di viaggio, cinema, musica e letteratura Sinfonie itineranti (edito da Jimenez), in libreria dal 28 agosto.

Oggi ho girato una clip che si sofferma su questi argomenti. Eccola qua:

In attesa di nuovi eventi dedicati a La prossima notte, parto dal centenario della Fiorentina per prepararmi a iniziare (da circa metà settembre) la promozione di Sinfonie itineranti. Per adesso, ecco qua la copertina con la sinossi che compare nella bandella.

Centenario della Fiorentina

Sinfonie itineranti. In viaggio per l’Europa, tra musica, cinema e letteratura

Saggio di Giovanni Agnoloni

Dal 28 agosto 2026, Jimenez Edizioni

pp. 280

EAN: 9791282325103

Disponibile da febbraio in tutte le librerie italiane, sul sito della casa editrice e su tutti i principali store librari online (ibs.it, Amazon, Feltrinelli, Mondadori e molti altri)

Cosa succede quando si scivola in un sogno che innesca un itinerario serpeggiante per le strade di alcune delle più importanti capitali culturali europee? È quanto scoprirete in questo particolarissimo diario di viaggio, che si muove seguendo le suggestioni trasmesse da molteplici film, canzoni e opere letterarie legati a Dublino, Firenze, Berlino, Milano, Marsiglia, Barcellona, Madrid, Lisbona, Roma e altre località vicine o variamente correlate a queste città. Una fantasmagoria ubiqua che mira al cuore delle atmosfere e dello spirito di ognuno di questi luoghi, colti attraverso alcune delle più notevoli creazioni cinematografiche, musicali, narrative e poetiche che li hanno descritti e ancor oggi riverberano la loro energia. Una successione di passeggiate che toccano vie e piazze percorse dall’autore nel corso dei suoi viaggi, e a loro volta location di scene di numerosi film o fonti d’ispirazione per testi e melodie più o meno noti o per pagine di letteratura rimaste nella memoria collettiva. Insieme a brandelli di ricordi personali che lui stesso conserva di quegli scorci d’ambiente, risalenti a diversi momenti del suo girovagare per il Vecchio Continente.

Viaggio nordeuropeo, questione di lingue

VIAGGIO NORDEUROPEO, QUESTIONE DI LINGUE

Per il mio luglio (e inizio agosto) avevo programmato un viaggio nordeuropeo, ben consapevole a) che nel centro-sud dell’Europa si schianta dal caldo, b) che, a saper scegliere le soluzioni giuste, all’estero si può stare il triplo del tempo di quello che, con la stessa spesa, ci si può permettere nella maggior parte dei luoghi turistici italiani (soprattutto se inclusivi di ombrellone e lettini), e soprattutto che c) la cosa mi sarebbe enormemente giovata dal punto di vista linguistico. E così, per fortuna, è stato.

La prima parte del viaggio ha toccato Berlino, che avevo già visitato varie volte a partire dal 2011, quando vi avevo incontrato per la prima volta lo scrittore e giornalista cubano Amir Valle, che da allora è diventato per me un grande amico e un maestro di veracità di scrittura e di coraggio nel denunciare gli orrori del sistema politico cubano e non solo (dato che il coraggio nella denuncia delle nefandezze dei sistemi politico-finanziari – senza preclusioni di parte di qualunque colore – in genere purtroppo oggi latita nelle sfere intellettuali). E di lui sono diventato traduttore italiano, con opere come le (di pubblicazione più recente) Habana Babilonia e Il santuario delle ombre (edite da Golem), oltre alle precedenti (da noi) Le porte della notte e Non lasciar mai che ti vedano piangere (disponibili nel catalogo di Ilíada Ediciones).

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Alexanderplatz a Berlino, luogo cruciale nel primo atto della tetralogia della fine di Internet, “Sentieri di notte”

Proprio Amir Valle in seguito ha fondato appunto la casa editrice Ilíada Ediciones, che ha sede a Berlino ma pubblica in spagnolo, e nella cui collana Dingua, dedicata a opere in altre lingue, è stata da poco ripubblicata in un’edizione revisionata e con una nuova introduzione (in aggiunta all’ottima prefazione della filosofa e critica letteraria Sonia Caporossi), la mia tetralogia distopica Cronache della fine di Internet (il primo “atto” della quale, Sentieri di notte, era già uscito con loro in lingua spagnola con il titolo de Las sendas de la noche).

Viaggio nordeuropeo 9
Screenshot

Così, questo viaggio nordeuropeo è diventato anche l’occasione non solo per rivedere Amir e la sua famiglia, ma per presentare insieme la tetralogia nello splendido Salón Berlinés fondato gestito dallo scrittore argentino José Luis Pizzi.

Viaggio nordeuropeo
Da sinistra, con me, Amir Valle, e José Luis Pizzi

Due giorni dopo, è stata la volta della presentazione berlinese del mio ultimo romanzo La prossima notte (Transeuropa), che ho presentato nella bella libreria del quartiere di Prenzlauer Berg Metis Books insieme ad Alessandro Fino, anche lui libraio e vice-presidente del Viola Club Berlino. Nel corso di questo evento, peraltro, abbiamo anche fatto riferimento al mio diario di viaggio filosofico Le rivelazioni del viaggio (Ediciclo) e alla stessa tetralogia distopica.

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Un momento della presentazione da Metis Books insieme ad Alessandro Fino

Peraltro, questa prima tappa del mio viaggio nordeuropeo ha anche significato, oltre che esplorare nuovamente la città assaporandone le atmosfere – che adoro da sempre, tanto da avervi ambientato buona parte di Cronache della fine di Internet e del mio romanzo Viale dei silenzi (Arkadia) -, scoprire dei nuovi angoli della stessa dove non ero ancora stato (per esempio il quartiere bohémien di Neukölln) e vari splendidi posti dei suoi dintorni (in senso esteso), come il lago di Wannsee, la città di Potsdam e (appunto, allontanandosi di più) la bellissima città di Lipsia, che mi attirava con forza per l’aura “bachiana” che l’ammanta, dato che Johann Sebastian Bach vi lavorò lungamente come maestro di cappella della Thomaskirche (tanto che lì si trova la sua tomba).

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Esterno della Thomaskirche a Lipsia

Poi, appunto, ecco le lingue. Pur parlandone e usandone diverse nel lavoro di traduttore letterario, quella col tedesco è una mia “questione personale” che si trascina da anni, a partire dai primi corsi formali a Firenze per poi accantonarlo a favore dello svedese (appartenente allo stesso ceppo e quindi tale da indurre in confusione) e riprenderla di tanto in tanto. Adesso però l’ho “riattivato” e conto di dedicarmici con maggior continuità. Anche perché, pur non essendo una lingua per così dire di mio gusto dal punto di vista musicale (come invece lo svedese), la ammiro per la sua logica quasi matematica, e costituisce un ottimo esercizio intellettuale.

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Un trafficato e vitale scorcio di Neukölln a Berlino

La seconda parte del viaggio prevedeva un soggiorno più lungo a Stoccolma e dintorni. E lì per me si trattava della sesta volta, e lo scopo era più che mai quello di consolidare il mio svedese parlato, dato che per la forma scritta e la traduzione non ci sono problemi (cito, tra tutte, la mia traduzione del capolavoro di Stig Dagerman L’isola dei condannati, per Ortica Editice), mentre per la comprensione e l’espressione orale la lingua svedese è tremendamente complicata, per la tendenza dei nativi a pronunciare molte parole glissandone o fondendone i suoni.

Stoccolma, poi, resta un incanto, regalando alcuni dei più begli scorci metropolitani di cui abbia memoria, tali da reggere il confronto con la vista da Piazzale Michelangelo a Firenze o con quella dei Rynek Główny a Cracovia. Penso al panorama su Riddarlholmen e sulla retrostante Gamla Stan che si può ammirare dal sentiero di Monteljusvägen, sull’orlo dell’isola a sud della Città Vecchia, ovvero Södermalm (Stoccolma consiste sostanzialmente in un arcipelago urbano che è parte di un vasto e intricato complesso di isole e isolette “sospese” tra le acque dolci del Lago Mälaren e quelle salate del Mar Baltico).

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Veduta del cuore di Stoccolma da Monteljusvägen

Proprio nel quartiere alle spalle di questa veduta (appunto, Södermalm) si ambienta parte del primo libro di Cronache della fine di Internet, ma anche un mio nuovo romanzo postdistopico ancora inedito. E, comunque, pure i dintorni della capitale svedese, con diverse località che sorgono lungo le sponde dell’articolato sistema lacustre del lago Mälaren, hanno saputo ispirarmi non solo dal punto di vista di idee per futuri scritti, ma anche nel senso che hanno conciliato il mio lavoro di traduzione (dallo spagnolo e dallo svedese), che intanto stavo proseguendo portandomi spesso dietro il laptop. Penso a luoghi come Sigtuna, considerata la prima “capitale” della Svezia, intorno all’anno Mille, o ancora Västerås, Kungsängen e Södertälje.

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Un parco lungo la sponda del lago Mälaren a Sigtuna

Last but not least, un luogo d’incanto assoluto dove mi ha portato, insieme ad altri amici, quello che oggi è uno dei miei punti di riferimento nel perfezionamento dello svedese, ovvero il docente (di varie lingue) e ottimo italianista Max Dükler, che – insieme a Camilla Lindskoug (anche lei insegnante liceale e autrice di manuali di letteratura per le scuole superiori svedesi) – conversa spesso con me online (e che pure ho incontrato durante questo viaggio). Max mi ha fatto scoprire lo splendido castello di Tyresö, a sud di Stoccolma, e il circostante parco, che si sviluppa attorno a un’insenatura delle acque del Mar Baltico).

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Il castello di Tyresö

Così, tra una gita e una conversazione, via via gli automatistmi e la capacità di esprimermi in svedese sono andati migliorando, il che mi ha anche permesso di dialogare con grande soddisfazione con gli ottimi librai del Söderbokhandeln Hansson & Bruce, lungo Götgatan, che risale Södermalm dalla stazione della metro di Slussen fino alla nevralgica Medgborgarplatsen. In questa splendida e storica libreria di Stoccolma ho individuato alcuni testi inediti in italiano da proporre in traduzione, e che adesso sto leggendo con grande interesse.

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Un tratto di Götgatan

In sintesi, dunque, un viaggio nordeuropeo molto utile, e che mi riporta a Firenze con lo slancio di proiettarmi su nuovi altrove, sia dal punto di vista delle traduzioni in corso (e delle nuove in arrivo da varie lingue), sia da quello della scrittura – durante i soggiorni tedesco e svedese ho completato un racconto che uscirà in una bella collana italiana alla fine dell’estate del 2027 -, sia pensando a nuovi eventi promozionali (in Italia e fuori) dei miei libri già editi e del prossimo, che – vi anticipo – uscirà a fine agosto.

Montalbano tour

MONTALBANO TOUR

Oggi, inizio di una tre giorni di “pellegrinaggio laico” montalbaniano, o meglio camilleriano, iniziato in effetti l’altra sera a Porto Empedocle e che adesso, dopo il passaggio da Gela e l’ottima presentazione al “Civico 111” de La prossima notte (Transeuropa) e Le rivelazioni del viaggio (Ediciclo Editore) (con il giornalista Domenico Russello e la Prof.ssa Lina Orlando dell’omonima libreria) – a breve le foto –, arriva a Punta Secca, la Marinella delle riprese della fiction de “Il Commissario Montalbano” (che nella creazione letteraria di Andrea Camilleri sarebbe giusto accanto a Porto Empedocle, la “vera” Vigata).

La casa di Montalbano
La casa di Montalbano a Punta Secca (la Marinella della fiction televisiva)

Qui, al netto del gran numero di turisti (in realtà molto tranquilli ed educati), si respira la Sicilia mitica, quella che ho sempre sentito trasparire (consapevole sinestesia) dietro le pagine e le riprese dedicate al celeberrimo investigatore Salvo Montalbano. Ed è una cosa su ieri mattina, guidando, riflettevo con mia madre: la Sicilia – me l’ha fatto notare lei, ma sono pienamente d’accordo – resetta, riporta al livello zero (in senso buono), tirando una riga sul passato e facendo ripartire da qualcosa di nuovo.

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Viaggio da 80 anni

VIAGGIO DA 80 ANNI

Oggi, festa della Repubblica, sono 80 anni da quel (giugno) 1946 che ha segnato una svolta storica e istituzionale. Ma per me quell’anno ha anche un significato sportivo e letterario, dato che nel marzo del ’46 la Fiorentina fece quel viaggio verso Palermo, ricco di contrattempi, pericoli e strane situazioni che ho ripercorso (romanzandole) nel giallo d’investigazione e scavo psicologico La prossima notte (Transeuropa)

Da domani, il romanzo sarà al centro di una serie di eventi in giro per il centro-sud, in diversi casi in coabitazione con il mio libro dell’anno scorso, Le rivelazioni del viaggio (Ediciclo Editore), un diario di viaggio filosofico sui segni (epifanie e sincronicità) che ci capitano lungo il cammino. Che sono poi il filo che lo collega a La prossima notte.

Ecco i primi quattro appuntamenti:

Mercoledì 3 giugno (ore 17,30): presentazione al Mondadori Bookstore di Manziana (Roma) (in Via Braccianese Claudia km 27, al Parco Commerciale Kesp) con lo scrittore Diego Zandel

Viaggio Manziana

Martedì 9 giugno (ore 18): presentazione alla Libreria “Millemondi”di Palermo (Via Mariano Stabile 233), con Agostina Passantino (bibliotecaria)

Mercoledì 10 giugno (ore 18,30): presentazione al Centro Culturale Multidisciplinare “Otium” – Biblioteca Sociale “Ex Libris” a Marsala (TP) (Via XI Maggio 106), con Fabrizio Canino, Presidente del Viola Club Marsala, e Barbara Lottero (Presidente di “Otium”), nell’ambito della rassegna “Cantieri culturali – Idee che costruiscono il futuro”

Giovedì 11 giugno (ore 17): riflessione sul testo nel quadro di un seminario sul tema del Viaggio in relazione a scrittura e traduzione al Centro Culturale Multidisciplinare “Otium” – Biblioteca Sociale “Ex Libris” a Marsala (TP) (Via XI Maggio 106)

Sui successivi incontri del tour, vi farò sapere in seguito!

Fine di internet: la nuova edizione della mia tetralogia distopica

FINE DI INTERNET: LA NUOVA EDIZIONE DELLA MIA TETRALOGIA DISTOPICA

Da pochi giorni è disponibile la nuova edizione aggiornata (con una mia nuova introduzione sulle tematiche dell’IA e l’ottima prefazione di Sonia Caporossi) della mia tetralogia distopica sul crollo della Rete e le sue conseguenze, che esce col titolo Cronache della fine di Internet per Iliada Ediciones, la case editrice diretta dallo scrittore e giornalista cubano Amir Valle – di cui, come sapete, ho tradotto numerosi libri, gli ultimi dei quali sono Habana Babilonia e Il santuario delle ombre per Golem Edizioni.

Fine di internet

Per questa edizione, oltre alla prefazione di Sonia Caporossi, a suo tempo uscita – in relazione alla precedente edizione Galaad – su Nazione Indiana, ho inserito la mia prima introduzione (del 2021) e una nuova, più imperniata (in ottica critica) sul tema dell’Intelligenza Artificiale. Le riporto qui di seguito entrambe.

Da una Rete all’altra (2021)

Sono passati oltre dieci anni da quando iniziai a scrivere Sentieri di notte, il primo romanzo di quella che allora ignoravo che sarebbe diventata una quadrilogia. E il mondo è profondamente cambiato. Non solo per la diffusione capillare della Rete in tutto il pianeta – soprattutto sub specie social media – e per l’accen­tuarsi e il dilagare delle dinamiche della globalizzazione, ma anche per il radicalizzarsi dei problemi ecologici e degli aspetti deteriori del capitalismo finanziario; e, inoltre, per l’emergere sempre più frequente di governi sia pur democraticamente eletti, ma dai tratti autoritari e propugnatori di ideologie nazionalistiche.

È come se il mondo fosse stato steso e strizzato tra due estremi, l’uno tendente a un universalismo in gran parte deviato, e l’altro a una frammentazione di questo “tutto” in isole egoisticamente concentrate su se stesse. Per non parlare dell’ultima, grande e inusitata emergenza, quella della pandemia da coronavirus del 2020, che ha drammaticamente accentuato entrambi gli aspetti, invadendo ogni angolo della Terra in una sorta di parossismo globalizzante, ma insieme riducendoci alla necessità di distanziarci dal prossimo per esigenze di prevenzione.

Oggi, voltandomi indietro per un attimo e contemplando rapidamente tutto questo, mi rendo conto di una verità che inizialmente – e ancora per tanto tempo – non avevo voluto accettare, un po’ forse per modestia, ma soprattutto per paura: i miei romanzi si sono rivelati profetici. Non perché la Rete sia crollata o stia per farlo, ma perché le dinamiche di potere globale nascoste dietro il Sistema descritto in questi libri si sono realmente manifestate nel mondo, dentro e fuori del web, facendo del pianeta un unico contenitore privo di isole di silenzio, e al contempo lo hanno parcellizzato, rendendo la comunicazione tra gli esseri umani da un lato più agile e istantanea, dall’altro più autoriferita: come se fossimo – e in effetti, per tanti versi, siamo – monadi iperconnesse ma fondamentalmente sole.

C’è poi un altro aspetto, paradossale ma pur sempre consonante coi temi e le dinamiche della narrazione di tutti e quattro i libri della serie. Proprio nella recente emergenza sanitaria ci siamo accorti di come sia crollato praticamente tutto tranne il web: l’esatto opposto di quello che avviene nei miei romanzi. Eppure, da una parte abbiamo sentito spesso parlare del rischio di un sovraccarico e di una paralisi della Rete per l’improvviso picco di utenze (eventualità che ci porrebbe davanti al dramma di essere radicalmente isolati), dall’altra è emerso il forte bisogno di comunicare con gli altri, per cui il web ha mostrato tutti i suoi – da me mai negati – aspetti virtuosi, come strumento per costruire un ponte immateriale tra micro-mondi (le case delle persone in quarantena) forzatamente separati, indipendentemente dal fatto di trovarsi a metri o a migliaia di chilometri di distanza.

Tutto questo mi porta a parlare del perché ho ritenuto giusto e opportuno riunire Sentieri di notte, Partita di anime, La casa degli anonimi e L’ultimo angolo di mondo finito in un unico volume. Lungo l’arco dei quattro libri, infatti, si dipana una sequenza di movimenti – non solo dei protagonisti, ma degli stessi concetti che essi esprimono e degli stati emotivi che li attraversano – che tende a condurre da una Rete all’altra: da un mondo divenuto asfittico e opprimente per gli abusi insiti nella prima, alla nascita di una seconda, diversa e misteriosa, che si ricollega direttamente alle energie naturali più sottili e vitali. Si tratta principalmente di quello a cui stiamo assistendo oggi, con la conflittuale compresenza delle degenerazioni dell’uso dei social media (come le “fake news” e le aggressioni verbali tra utenti) e dei loro aspetti positivi, come il permettere a persone isolate o depresse di parlarsi e sostenersi, o la stessa circolazione di informazioni autentiche e preziose (non sempre, peraltro, diffuse dai media ufficiali) che stimolano un dibattito democratico ed edificante, nonché una valorizzazione della stessa fruizione della Natura come dimensione curativa e rasserenante per il corpo, la mente e lo spirito.

Non dico questo a caso: questi profili, e in particolare l’ur­genza della crisi ambientale – paradossalmente attutita dalla pan­demia e dal conseguente blocco di gran parte delle attività produttive e della circolazione dei mezzi –, sono infatti temi che si snodano attraverso tutti e quattro i libri della serie, come del resto il problema del rapporto del singolo con l’autorità non fondata su basi istituzionali, ma sul puro dominio giustificato dal potere del denaro. Anzi, la resistenza dell’individuo, schiacciato da forme di controllo sociale che proprio attraverso la Rete e le sue appendici tecnologiche sono diventate sempre più intrusive – come gli stessi smartphone, i droni e chissà quali altri ritrovati di ultimissima generazione – è assurta a essere il tema centrale, politico e filosofico, che sostanzia tutto il percorso della quadrilogia. Sì, perché non può esistere autentica condivisione umana – e dunque rete nel senso più profondo – ove venga meno la libertà personale. Ce lo ha insegnato tutta la letteratura distopica, da Huxley, Orwell e Bradbury a tutti i loro epigoni. E davanti alle molteplici e polimorfe espressioni di questa minaccia, al contempo indeterminata ed estremamente definita, l’unica vera rivoluzione è quella di rinascere interiormente, attraverso un percorso di presa di coscienza e di ricerca capace di condurci ad affrancarci dagli indottrinamenti di una “Matrix” di sistema, e rendendoci così veicoli di una nuova concezione della persona, ricentrata su se stessa e su una ritrovata armonia con la Natura – che peraltro non esclude un uso diverso ed eco-compatibile della tecnologia.

Siamo probabilmente all’alba di un nuovo mondo, i cui tratti ancora ci sfuggono e, a più riprese, ci inquietano. Ma ci troviamo anche ai prodromi di un’imprevista ed eccezionale scommessa: quella consistente nel fermarci e guardarci dentro, per poi rivolgere gli occhi nuovamente al mondo e contemplarlo, chiedendogli – e chiedendo a noi stessi – risposte. E mi riferisco a risposte che sono più sottili di qualunque sequenza binaria di “1” e di “0”, o dei pixel di qualsiasi immagine digitale, e che collimano e risuonano con la parte più viscerale della nostra psiche, là dove si annida quell’anima in cui si riverberano le più decisive dinamiche dello spirito.

Certo, tutto ciò ha un costo e presenta dei rischi. In altre parole, impone delle croci, e oggi più che mai. È una posta elevata ma determinante, come quella che i miei personaggi si ritrovano a mettere in gioco dal primo al quarto libro di questa “saga”. Ma sono convinto che sia l’unica che autenticamente conta e che – senza tema di esagerazione – potrà salvare noi e il mondo dalle terribili minacce che lo cingono d’assedio.

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Il vuoto necessario (2026)

Pensare a una riedizione della mia tetralogia distopica in questo tempo di incessante martellamento sul “sol dell’avvenire” della cosiddetta intelligenza artificiale era doveroso. In primis, perché, non solo a causa del rapido progresso tecnologico, ma banalmente dello scorrere del tempo, parte delle vicende narrate – nello specifico, quelle del primo libro della serie Sentieri di notte (ambientato nel settembre 2025)– ha già cessato di essere un affresco distopico per diventare un’ucronia, ovvero una visione alternativa del passato. Visione alternativa che però si riallaccia, per il tramite di molteplici interrogativi, al(l’ancora per poco) futuro racchiuso nei successivi tre atti della serie (che si sviluppano tra il 2026 e il 2029), e più in generale al nostro futuro, che tendenzialmente è “già presente”, dato che il ritmo serrato delle innovazioni in ambito informatico lo fa durare sempre meno.

In sostanza, si tratta di un futuro in cui la dimensione della Rete e soprattutto quella dell’intelligenza artificiale minacciano di pervadere ogni recesso del nostro spazio, privandoci perfino della solitudine dei pensieri e del privilegio – per fortuna nostro esclusivo appannaggio, come ben sottolineato nei suoi libri dall’inventore del microchip Federico Faggin – della coscienza e dell’interiorità creativa. Ovvero, di quella dimensione fuori dal tempo (e, in sé, eterna) che è il sancta sanctorum dell’anima umana, cioè il “luogo senza spazio”, o meglio ancora, secondo il filosofo Hasdai Crescas (1340-1411) – come ricorda l’autrice svedese Sanja Särman nell’opera da me tradotta Lettere delle piante agli esseri umani –, il luogo dello spazio in cui si annida il Divino, e quindi anche Dio-in-noi.

Riflettere dunque su una concatenazione di eventi dalle ambientazioni assai varie e dalle numerose e stratificate chiavi di lettura, quali quelli che caratterizzano la mia saga, è quanto mai attuale e importante. Anche perché il suo obiettivo-orizzonte di riferimento è quello di una miglior integrazione tra l’uomo e la sua radice naturale – e perciò spirituale, dato che lo spirito è nella materia, pur non essendo limitato e vincolato a essa –, unitamente a un ripristino e rafforzamento della sua capacità di dialogo con se stesso e con l’Altro. Proprio le dimensioni minacciate ed erose dall’abuso di tecnologia e dalla delega a questa di pressoché ogni questione di pertinenza soggettiva e interpersonale, passando dai social media ai dispositivi di domotica con comando vocale, e ancora alle illusorie applicazioni creative dell’intelligenza artificiale, che altro non sono che ricombinazioni di contenuti originariamente creati dall’essere umano.

Ristabilire il contatto con il Sé e la Natura significa ricordarsi chi siamo, ma ancor prima che siamo, e conseguentemente esistiamo manifestando nel divenire delle cose del mondo la nostra identità più autentica. Che è poi il motivo per cui siamo nati e restiamo per un certo periodo su questo pianeta.

Il mio, in altre parole, non è un messaggio antitecnologico per partito preso, ma un avvertimento a futura memoria, un po’ come le briciole di Pollicino per non smarrirsi nel bosco di un’era che promette grandi traguardi ma potrebbe nascondere enormi insidie.

Se terremo sempre presente da dove veniamo e cosa desideriamo profondamente, e se avremo il coraggio di “fare vuoto” di tutto quell’affollamento di informazioni elettromagneticamente veicolate, potremo mantenere il (relativo) controllo del veicolo della nostra esperienza terrena, senza farci irretire da pericolose sirene e senza correre il rischio di non essere noi a usare la tecnologia, ma di esserne usati, plagiati e resi schiavi.

Mare e coincidenze

MARE E COINCIDENZE

“Sono a Marina di Massa o in Florida”? L’altro giorno, prima della presentazione de La prossima notte nella sede di Transeuropa (a Massa), me lo sono chiesto, quando sono andato -per la prima volta, quest’anno – sul mare, in una bella giornata di inizio primavera, tra il bianco sporco della sabbia e quello della neve che si stagliava sulle rocce delle Alpi Apuane, dalla parte opposta. E mi sono detto che lo spazio, come il tempo, è davvero relativo.

Mare

Quegli scorci mi richiamavano vividamente alla memoria la Florida dove sono stato esattamente un anno fa, ospite dei Professori Ilaria Serra ed Emanuele Pettener alla Florida Atlantic University, per parlare del mio lavoro di scrittore e traduttore letterario, proprio partendo da un libro – Le rivelazioni del viaggio, edito da Ediciclo, imperniato precisamente sulle epifanie del viaggiatore.

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Presentazioni, recensioni e traduzioni

PRESENTAZIONI, RECENSIONI E TRADUZIONI

Gli ultimi tempi sono stati caratterizzati da un sacco di presentazioni del mio nuovo romanzo La prossima notte (edito da Transeuropa), che grazie al Cielo – e a tutti coloro che vi si stanno interessando – è partito con il piede giusto.

Ne segnalo in modo particolare alcune in estratto, riportate sulla pagina di questo sito dedicata alle migliori recensioni.

Presentazioni
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Première de “La prossima notte”

PREMIÈRE DE “LA PROSSIMA NOTTE”

Comincio ad annunciare la première del mio nuovo romanzo La prossima notte (Transeuropa), che avrà luogo mercoledì 25 febbraio alle ore 18 al Centro culturale “Itaca” in Via di San Domenico 22 a Firenze.

Dialogherà con me il giornalista e storico dello sport e della lingua italiana Gabriele Fredianelli, insieme al direttore del centro cuturale, il giornalista e scrittore Paolo Ciampi, che ringrazio per l’ospitalità (e grazie a Paola Facchina per la bella locandina!)

Première
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Première de “La prossima notte” e “Testo”

PREMIÈRE DE “LA PROSSIMA NOTTE” E “TESTO”

Mia madre dice sempre: “Barca storta, cammino diritto”. Spero e credo (per esperienza) che sia così.
Facciamo in tempo ad annunciare l’uscita del mio nuovo romanzo La prossima notte (Transeuropa Edizioni), la cui première avrebbe dovuto aver luogo il 18 febbraio a Castelfiorentino, che, per ragioni indipendenti tanto dalla volontà dell’ottima libreria quanto dalla mia e del relatore Carlo Cuppini, la sala dove l’evento doveva svolgersi è stata resa indisponibile per ragioni legate a logiche sulle quali non voglio approfondire (anche perché non ne ho alcun bisogno – mi sono già chiare).
Ragion per cui stiamo cercando un’altra data a marzo, sulla quale vi aggiornerò
Pazienza, vorrà dire che l’evento verrà ancor meglio, perché “La prossima notte” è un romanzo che spacca. Soprattutto, spero, certe logiche farcite di potere e di arroganza.

Première

Per il resto, rimane come “première” – che sarebbe comunque stata tale a Firenze – il nostro appuntamento del 25 febbraio alle ore 18 al Centro culturale “Itaca” in Via di San Domenico 22, dove l’unica dimensione che conta è quella dell’amicizia, della cultura e della condivisione. Con i giornalisti e scrittori Paolo Ciampi e Gabriele Fredianelli.

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Giovanni Agnoloni
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