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Giorgio Manganelli raccontato da Lietta

Su Lankenauta esce la mia recensione di Aspettando che l’inferno cominci a funzionare, la biografia narrata di Giorgio Manganelli scritta da sua figlia Lietta e appena pubblicata da La Nave di Teseo.

Giorgio Manganelli

Riporto qui i primi due paragrafi, rimandandovi al sito per leggere tutto il resto. Ma soprattutto leggete il libro, veramente straordinario.

“Per me non è una cosa qualunque scrivere la recensione di un libro sulla vita del padre di un’autrice che, ai miei occhi, è prima di tutto un’amica e una mentore. Ancor più quando il di lei padre, che ho conosciuto tardi (ma non troppo, per fortuna) e in seguito ho letto e approfondito, anche se non ancora abbastanza, ha avuto, con almeno una delle sue opere – Discorso dell’ombra e dello stemma – un influsso determinante sulla mia sensibilità letteraria.

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Viaggio nella narrativa di Giovanni Agnoloni

VIAGGIO NELLA NARRATIVA DI GIOVANNI AGNOLONI

Ecco l’evento di cui ho parlato più volte su questo blog nelle ultime settimane. Sarà il 23 novembre alle ore 18,00 a Bottega Strozzi, la bellissima libreria nel cortile di Palazzo Strozzi (mappa qui), a Firenze, e sarà condotto da due grandi amici, lo scrittore e libraio Carlo Cuppini, e l’autrice e giornalista Sandra Salvato, con i quali quest’anno ho pubblicato il concept-book Da luoghi lontani (Arkadia Editore).

Viaggio nella narrativa

Parleremo però anche di tutti gli altri miei libri, usando come filo conduttore quei luoghi e quei viaggi – nel mondo e nella mente – che sono autentici protagonisti dei miei lavori.

Ci soffermeremo dunque sulla mia quadrilogia distopica Internet. Cronache della fine (Galaad Edizioni), sul romanzo psicologico Viale dei silenzi (Arkadia) e sul mio memoir di viaggio Berretti Erasmus (Fusta Editore).

Vi aspettiamo!

Poetica e voci

POETICA E VOCI

In questi giorni, come sapete, sto portando avanti in parallelo vari lavori, tutti in qualche misura narrativi, ma con differenti gradazioni. Ciò di cui mi sto rendendo sempre più conto è che esistono motivi e atmosfere che ricorrono, pur in opere molto diverse tra loro.

Mi sto muovendo tra noir, (post) distopia, narrativa di viaggio e saggio narrativo, ma vedo e sento ricorrenze, corrispondenze ed echi trasversali che sono quasi sincronicità, e mi dicono che sto varcando il confine tra una poetica – ovvero (v. qui) lo stile e il complesso di temi e concetti che “definiscono” uno scrittore – e una molteplicità di voci di cui mi sento come ospite.

Poetica
(foto mia)

Curiosamente, questo è proprio il tema al centro del mio saggio narrativo, che descriverà il mio percorso interiore tra vita passata, riflessioni del presente e scelte artistiche e vocazionali maturate nel corso della vita. Forse è per questo che mi sono accorto che, per un autore, avere una propria “poetica” non è il punto definitivo. In altre parole, se la poetica è la voce di quel singolo scrittore, che lo rende in qualche modo riconoscibile – proprio come avviene ai musicisti o ai registi, pur molto vari nella loro produzione -, essa non è un blocco unico, proprio come non lo è la materia, che nella sua struttura ultima è imprevedibile e indeterminabile relazione tra particelle che sono anche onde, ovvero increspature di un campo vibrazionale meramente probabilistico ed eternamente mobile. Così, nello stile di un autore ci sono molteplici correnti e tendenze, chiavi armoniche e folate concettuali che s’intersecano e richiamano vicendevolmente, in una danza di relazione che, proprio come avviene nel cosmo, “tiene tutto insieme” e, vista da una certa distanza, appare come una “poetica”.

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Paesaggi irlandesi

PAESAGGI IRLANDESI

Sempre nell’ottica di una riflessione sui luoghi come centri di ispirazione poetica, voglio oggi ricordare i paesaggi irlandesi, al centro di tanta parte dei miei testi narrativi, sia quelli pubblicati, sia quelli non ancora editi. In particolare, Dublino e la contea del Donegal, nel Nord-Ovest della Repubblica d’Irlanda, ricorrono nella seconda parte del mio romanzo psicologico Viale dei silenzi (Arkadia Editore), che, attraverso la problematica vicenda di uno scrittore fiorentino che cerca il padre scomparso quattro anni prima a Varsavia e poi transitato da Berlino, scende nel mistero del fascino magico, anzi squisitamente spirituale – sospeso tra le tradizioni druidiche, il cristianesimo e l’incanto della Natura – dell’Isola di Smeraldo.

Paesaggi irlandesi
Una paesaggio di Buncrana, nel Donegal, in una mia foto

Ecco qui un passo (pp. 107-108) che mi piace citare, dove viene descritta una parte della cittadina di Buncrana:

“Poi la strada piegò verso l’entroterra, indietreggiando rispetto alla riva, e apparvero le prime case di Buncrana. Villette monofamiliari bianche e una chiesa, pure bianchissima. Era un ambiente così diverso da Dublino e dal resto dell’Irlanda che ricordavo. Un micro-universo a parte, che fin dalle primissime immagini rivelava un senso suo proprio, in sé compiuto ma altresì poroso, aperto ad accogliere. Un luogo d’acqua e aria, nel quale l’auto noleggiata da Erin si insinuava come un braccio in una manica liscia e senza ingombri.

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Generi letterari e scelte artistiche

GENERI LETTERARI E SCELTE ARTISTICHE

Le riflessioni di questi giorni, riassunte soprattutto negli ultimi due post (v. qui e qui), mi hanno portato a fare un salto in avanti mentale ma anche pratico, nell’impostazione e nella stesura dei miei vari lavori in corso, ovvero la mia serie post-distopica sull’auspicata fine della società del controllo, quella noir ambientata tra Toscana e Umbria, il nuovo libro di viaggio alla ricerca di un significato nascosto, tra l’Italia e l’Europa, e soprattutto il mio saggio narrativo sui miei percorsi interiori, che diventerà una sorta di bio-autografia, come si suol dire, sulla mia vita e il mio rapporto in divenire con la dimensione dello spirito.

Generi letterari
La copertina di “Tolkien. La Luce e l’Ombra”, con un’illustrazione tratta da un quadro di mio padre Giorgio Agnoloni

Questo mi ha portato a riflettere sui generi letterari, che, fin da quando ho iniziato a scrivere, componendo diversi saggi sulla letteratura di J.R.R. Tolkien – l’ultimo dei quali, in realtà, è una curatela-traduzione-compartecipazione a una raccolta di studi italo-inglese dal titolo Tolkien. La Luce e l’Ombra (Kipple Officina Libraria) – per me sono sempre stati diverse modalità di approccio all’unica realtà, fisico-energetico-spirituale, ovvero all’Holos che è tutto ciò che esiste. Non diversamente, in questo, dai generi musicali o dagli stili pittorici.

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Percorsi interiori e luoghi del mondo

PERCORSI INTERIORI E LUOGHI DEL MONDO

Ieri sera ho completato la lettura di  Sincronicità. Il legame tra fisica e psiche da Pauli a Jung a Chopra di Massimo Teodorani (MacroEdizioni), di cui avevo parlato nel mio precedente articolo, e la visione che ho maturato corrisponde perfettamente alla recente evoluzione dei miei percorsi interiori dell’ultimo periodo, oltre che ai frutti delle altre letture (ricordate qui), relative ad argomenti di fisica quantistica, psiche e spiritualità, che ho fatto in queste settimane.

Percorsi
Un “Ognidove” di cielo e acqua in una foto che ho scattato nei pressi di casa, a Firenze

Tutto è correlato, e quanto più la coscienza è consapevole di questo, e del fatto che vi è un implicito campo vibrazionale-spirituale alla base di tutto ciò che esiste, tanto più la sua capacità di co-creare, attuando la vocazione di vita di ognuno, si esplica fluidamente, nell’unità con quel Tutto e accompagnata da un’intuizione infallibile.

È questa la porta di accesso all’Ognidove – sempre mutuando il felicissimo neologismo dell’amico Davide Sapienza – concetto del quale ho parlato spesso (per esempio, qui), e sempre questa è la radice della mia netta propensione per fare dei luoghi il perno della mia produzione narrativa.

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Sincronicità

SINCRONICITÀ

Prima cosa: non ho dimenticato i libri da recensire che ho in lettura, per i quali sono in grave ritardo. Il fatto è che scrivo e traduco molto, e ora sono – come sapete – molto preso dall’elaborazione dei contenuti del mio saggio narrativo in fieri sulle tematiche dell’interiorità, che riflette tutto il mio percorso di scrittore e viaggiatore, in parte restituito dagli articoli usciti sul mio blog in questi mesi, oltre che dai contenuti del mio libro di viaggio Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa (Fusta Editore) e del mio romanzo psicologico Viale dei silenzi (Arkadia Editore). Questi saranno oggetto, insieme a tutta la mia produzione, del già preannunciato incontro sui luoghi nella mia produzione narrativa, che avrà luogo a Firenze il 23 novembre alle ore 18 presso Bottega Strozziqui potete trovare l’annuncio.

Sincronicità

Vengo al punto odierno aggiungendo alla piccola bibliografia inclusa nel mio pezzo di qualche giorno fa un altro testo preziosissimo, che mi sta assorbendo e rivelando prospettive perfettamente consonanti con la mia ricerca spirituale, che dal suo saldo nucleo cristiano si apre su tutte le grandi tradizioni spirituali, sulla psicologia analitica, sulla fisica quantistica e sulla medicina olistica (a scanso di accuse di “sincretismo”, preciso, con Terenzio, che “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”). Si tratta di un altro saggio dell’astrofisico Massimo Teodorani, Sincronicità. Il legame tra fisica e psiche da Pauli a Jung a Chopra (MacroEdizioni).

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Luoghi, spazio, mondo interiore

LUOGHI, SPAZIO, MONDO INTERIORE

luoghi
Uno scorcio del quartiere di Sant’Ambrogio a Firenze, evocato nel passo di “Internet. Cronache della fine” citato in fondo a questo post (foto mia)

Stiamo lavorando alla preparazione di un evento letterario sui luoghi in tutta la mia produzione narrativa, che si terrà a Firenze il 23 novembre alle ore 18 (qui potete trovare l’annuncio). Da oggi, quindi, citerò alcuni passi dei miei libri in cui le città, i paesi e i paesaggi, che per me sono sempre “personaggi”, compaiono in primo piano con tutta la loro energia e il loro “quid” specifico.

Come sapete dagli articoli che ho postato su questo blog nel corso degli ultimi mesi, lo spazio è tutto ciò che, in definitiva, esiste. Ed è prima di tutto un campo quantistico di natura vibrazionale, una stanza interiore, perché l’universo nasce fondamentalmente “da dentro”, come evidenziano le più avanzate ricerche di fisica quantistica (illuminante, in questo senso, la recente lettura di Irriducibile di Federico Faggin, ed. Mondadori, ma anche quella di David Bohm. La fisica dell’infinito, di Massimo Teodorani, Macro Edizioni, oltre che, naturalmente, de Il Tao della fisica di Fritjof Capra e di tutta la produzione di Carlo Rovelli, edita sempre da Adelphi).

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Verbo e azione

VERBO E AZIONE

Verbo
Uno scorcio del mare (o forse del cosmo) da Marina di Pisa (foto mia)

È almeno una settimana che rifletto sul significato della parola “contempl-azione”, in rapporto a quella “trasform-azione” (e i trattini sono fondamentali). Stiamo attraversando un momento delicatissimo, nel quale -come ho già sottolineato in precedenza – i “muro contro muro” (ovvero la dualità) possono rappresentare la scintilla definitiva e letale, tanto sul piano personale quanto su quello interpersonale e collettivo. Urge quindi comprendere mediante un atteggiamento contemplativo, da non confondere con la mera “osservazione” (attenzione che qui non c’è il trattino).

“Osservare” significa “guardare” e – come la fisica quantistica ci insegna – porta inevitabilmente a interagire con l’oggetto osservato, potendo dunque innescare pericolose reazioni a catena.

“Contemplare” è altro: precisamente, rendersi conto che esiste un’intelligenza superiore e “implicata” (per usare un termine caro a David Bohm) in tutto il cosmo e nelle pieghe della nostra vita, e perciò della nostra mente e del nostro cuore. Significa dunque calarsi con la mente e con il cuore in questa intelligenza, questo Logos o Verbo che “in principio era”, come dice l’incipit della più grande opera di tutti i tempi, il Vangelo di Giovanni. Identificarsi con essa, sentirsene parte e lasciare che sia essa ad agire attraverso noi.

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Non dualità

NON DUALITÀ

Non dualità
Uno scorcio di Massa Marittima, con un cipresso, albero che per sua costituzione naturale collega la Terra al Cielo (foto mia)

L’unica riflessione che mi viene da fare, in questo tempo di aspre contrapposizioni interne e internazionali, è questa, alla luce del mio percorso spirituale e olistico, nonché delle letture e dei progetti letterari che ho in corso (e in mente): sto apprendendo sempre più la lezione della non dualità.

Qualsiasi contrapposizione è frutto di un’illusione, ovvero dell’idea di prevalere su qualcosa o qualcuno. Fermo restando il No a qualunque abuso della libertà altrui, politico o personale (il mio impegno negli ultimi anni sta a testimoniarlo), comprendo che l’unica cosa che conti è l’individuazione e l’espressione del , scintilla divina annidata nel nucleo più profondo dell’identità, e che si manifesta – anzi, deve manifestarsi, per il bene personale e collettivo – nel far(si) concreto della propria vocazione.

Vivere in questa centratura favorisce uno stato di fluida realizzazione personale nella concretezza delle cose (come ben sottolineato da Fritjof Capra ne Il Tao della fisica), l’unione degli apparenti opposti – che sono solo frutto della sovrapposizione della mente alla realtà – e il venire alla luce di un intuito tendenzialmente infallibile.

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