Presentazioni, recensioni e traduzioni

PRESENTAZIONI, RECENSIONI E TRADUZIONI

Gli ultimi tempi sono stati caratterizzati da un sacco di presentazioni del mio nuovo romanzo La prossima notte (edito da Transeuropa), che grazie al Cielo – e a tutti coloro che vi si stanno interessando – è partito con il piede giusto.

Ne segnalo in modo particolare alcune in estratto, riportate sulla pagina di questo sito dedicata alle migliori recensioni.

Presentazioni

“La trama gialla, che si dipana tra vecchie rapine e oscure ombre balcaniche, non è che il pretesto per esplorare il tema dell’identità e del legame tra padri e figli, incarnato dalla figura di Charles, soldato americano e massaggiatore della squadra del 1956, l’anno del primo storico scudetto.
Agnoloni evita le secche della cronaca sportiva per abbracciare una tradizione letteraria nobile, quella che vede nel calcio uno specchio delle vertigini dell’animo umano, citando idealmente la sensibilità di autori come Soriano o Arpino.
Il risultato è un racconto asciutto e denso che, pur celebrando il centenario della Fiorentina, parla a chiunque cerchi nella memoria collettiva la chiave per risolvere i propri enigmi personali, dimostrando come la traiettoria di un pallone possa talvolta coincidere con quella del destino.”

(Ivano Zeppi, operatore culturale, su Sienapost)

“Ma allora, come si diceva, solo romanzo per amanti del calcio?

A me il calcio non piace e ci capisco davvero l’indispensabile. Ma ho trovato in questo romanzo tutti i temi di Giovanni Agnoloni che ho sempre amato, i suoi fili rossi, le sue ossessioni narrative, quelle che abitano uno scrittore da sempre, le domande che tornano, le necessità più profonde del narratore.

Ci ho trovato il viaggio: la trama cammina sulle strade, progredisce nelle città, nelle piazze, le vie di Siena che brulicano attività, le tonalità ocra del piastrellato a conchiglia a Piazza del Campo, le campagne, il mare.

Eccolo, il narratore di viaggio che conosciamo, non solo di spostamenti geografici, ma di esperienze interiori, di crescite, trasformazioni, domande, ri-scoperte di sé.”

(Daniela Stallo, scrittrice, su Libri, menù & altre cose di carta)

“Siamo nel 2010, la Fiorentina di Aaron Stewart è una Fiorentina ipotetica, non è quella di Prandelli. Stewart ha 30 anni, più di Toni o Gilardino ricorda un po’ tale Larrondo, anche se nel libro lui segna di più: 13 gol…  fino allo 0-0 scialbo con la Sampdoria, dopo di che comincia un’altra storia. Il centravanti italoamericano riceve una telefonata nel cuore della notte. Da suo padre Charles, massaggiatore della Viola negli anni ’40, scomparso 10 anni prima e che tutti credevamo morto suicida. E qui parte un viaggio. Da Firenze a Palermo, un viaggio personale che riecheggia una leggendaria trasferta viola del marzo 1946, attraversando luoghi, memorie e colpe irrisolte. Non aggiungo altro per non inficiare il gusto della lettura. Una cosa però la posso dire:  La prossima notte mi ha fatto venire in mente una canzone, che è Father and son di Cat Stevens, del 1970. Sì, perché è un romanzo di padri e figli, di identità e redenzione, in cui lo sport diventa specchio di un’intera comunità nazionale. Pur ruotando attorno al calcio, è una storia per tutti, che parla di memoria, scelte e responsabilità individuale. E parla anche di calcio. Della Viola. Della sua storia.”

(Marco Lorenzoni, giornalista, su Prima Pagina – Chiusi)

“Tutto questo è raccontato con un periodare serrato. Le concatenazioni di fatti e sensazioni, i progetti e gli imprevisti, sono narrati con l’intensità di chi si trova a viverli. L’autore entra negli stati d’animo dei personaggi con brevi notazioni che calano il lettore dentro alla storia così come, in un film, le espressioni degli attori danno il senso della situazione. Se avessi qualche conoscenza in ambienti cinematografici, proporrei questo romanzo a un produttore o a un regista: la trama è complicata, l’ambientazione è fascinosa, i colpi di scena sono ben piazzati.

Provate a leggere immaginando di vedere il film.”

(Riccardo Ferrazzi, scrittore, su La Poesia e lo Spirito)

“Il rapporto padre-figlio è un tema centrale del romanzo. Aaron e suo padre Charles. Aaron ed Ettore, che di Charles si trova a fare le veci. Ettore e suo padre, che nella loro relazione rappresentano un oscuro contraltare a quella dei due protagonisti. È una questione psicologica, perché Aaron e Charles sono personaggi “reali”, realistici, abilmente tratteggiati a tutto tondo, con tutte le loro peculiarità e difficoltà esistenziali. Ma è anche una questione archetipica che riguarda ognuno di noi. Perché il viaggio di Aaron – il suo scavo, la sua indagine, il suo inseguimento di quello che a volte appare come un personaggio reale, a volte come un fantasma (il fantasma del padre di Amleto…) – è il richiamo che ognuno sente verso le origini. Nessuno può addentrarsi nel proprio futuro finché non getta lo sguardo nei misteri non sempre rassicuranti o gradevoli delle proprie origini. Nessuno è libero da inesplicabili e paralizzanti condizionamenti inconsci, finché non fa i conti con il proprio padre e con la propria madre, quelli veri, quelli che continuiamo a rappresentarci. Farci i conti fino ad arrivare a perdonarli, e a perdonarci. Affrancando tutti dal peso dei ruoli assegnati. In questo senso, anche la madre di Aaron, pur evocata soltanto (in quanto realmente deceduta da molto tempo), è un personaggio essenziale, come altre figure femminili che contribuiscono sostanzialmente allo svolgimento della storia e rimandano a loro volta all’archetipo ambivalente della madre.”

(Carlo Cuppini, scrittore, su Retroguardia)

“Inizia qui il “viaggio dell’eroe”: Aaron si mette sulle tracce del padre, istruito da una serie di messaggi che quest’ultimo gli invia, ma deve guardarsi le spalle da certi loschi individui che poi non sono altro che i rapinatori del lontano 1946. Non è il caso di rivelare altri dettagli, per non togliere ai lettori tutto il divertimento. Mi soffermerei invece su alcune tematiche che ricorrono nel romanzo e che sono proprie di gran parte della produzione di Giovanni Agnoloni. Penso soprattutto alla figura paterna, assente, la cui ricerca anima il protagonista di La prossima notte così come quello di Viale dei silenzi: padri che scompaiono, di cui non si sa nulla, alla cui ricerca il figlio si dedica, per colmare un vuoto che sente gravare sulla propria vita e per avere risposte su fatti che gli sono oscuri e che desidera conoscere.”

(Marisa Salabelle, scrittrice, su Masticadores Italia

“Il meccanismo narrativo, creato da Agnoloni, funziona perfettamente, come un cronografo svizzero, e l’uso di brevi capitoli, vere e proprie sequenze cinematografiche, nonché l’utilizzo del montaggio parallelo o alla Griffith, per rimanere nell’ambito del linguaggio cinematografico, conferiscono al racconto un ritmo serrato e sincopato, mantenendo viva e costante, mediante opportune e calibrate interruzioni, la suspense nel lettore.  Libro godibilissimo da “bere” tutto in un sorso.”

(Francesco Improta, critico letterario, su Letteratitudine)

La prossima notte, che può configurarsi come un thriller on the road, assume insomma un senso metafisico o quantomeno arriva a sfiorarlo (sintomatica al riguardo la presenza nella storia di una sensitiva). C’è del resto sempre, sul fondo delle opere di Agnoloni, come brace che sonnecchia, un interrogativo di marca trascendente. Ma la trascendenza è, se così possiamo dire, immanente, perché la dimensione terrena dei personaggi e delle storie e il loro ancoraggio alla realtà non vengono mai dimenticati né messi in secondo piano.”

(Enrico Macioci, scrittore, su Lankenauta)

Le prime presentazioni, intanto, come dicevo, pur osteggiate dal maltempo in almeno un caso), sono andate bene (qui vedete una foto della première al Centro culturale Itaca del 25 febbraio 2026 con Paolo Ciampi e Gabriele Fredianelli).

Presentazioni 2

Prossimamente ne arriveranno molte altre, in primis le due del 26 e del 28 marzo, ovvero:

Giovedì 26 marzo (alle ore 18,30) alla Libreria “Monti in Città” di Milano (Viale Monte Nero 15), con gli scrittori e traduttori letterari Olivia Crosio e Riccardo Ferrazzi.

La prossima notte Milano

Giovedì 26 marzo (alle ore 18,30) alla Libreria “Monti in Città” di Milano (Viale Monte Nero 15), con gli scrittori e traduttori letterari Olivia Crosio e Riccardo Ferrazzi.

Sabato 28 marzo (dalle 17,30) a Massa allo Spazio Transeuropa insieme all’editore Giulio Milani e ad altri autori della casa editrice. Per informazioni, scrivere a info@transeuropaedizioni.it.


Oggi, intanto, snodo importante per la mia attività di traduttore, non solo perché completo la mia prima traduzione dal portoghese, che uscirà prossimamente con I Libri di Mompracem, ma perché, proprio nella sede fiorentina della casa editrice – che è appunto il Centro culturale “Itaca”-, presenterò il mio lavoro forse più impegnativo di sempre, ovvero il capolavoro novecentesco svedese L’isola dei condannati di Stig Dagerman (Ortica Editrice), del quale ricordo qui l’ottima recensione del Prof. Francesco Improta e uno scambio di idee tra me e Francesco Rinaldi, uno studente laureando in Lettere Moderne all’Università di Bologna con una tesi inerente alla produzione letteraria di Stig Dagerman e al suo portato filosofico e politico.

Presentazioni 3

Infine, una considerazione consonante (in parte) con lo spirito di certe riflessioni di Dagerman presenti ne L’isola dei condannati, e che mi è venuta l’altro giorno, camminando per Siena. Si tratta della comprensione che il vuoto conta più del pieno; che tutto l’impegno, sia pur giusto e carico di passione, che uno mette nel lavoro, non vale quanto il silenzio sgombro di aspettative ma foriero di incontri che contano veramente. Che l’amicizia e l’amore, così come la realizzazione professionale, possono essere solo vagamente programmati e delineati, ma, una volta che sappiamo chi siamo e qual è la nostra vocazione e “direzione” di vita, le affinità e le risonanze giuste ed efficaci si verificano da sole, come in una risacca che porta gli oggetti a riva.

L’ho capito sotto un acquazzone e al tavolo di una cena a base di insalata, e poi ancora tra i saliscendi del tessuto urbano senese. Finché rincorriamo, sforzandoci di esistere, di spingere il nostro essere nel mondo, di “ottenere”, creiamo noi stessi il limite che cerchiamo di superare. Quando invece lasciamo andare tutto questo “pieno”, creiamo lo spazio per accogliere ciò che conta davvero per noi. Che non è una resa, anzi; è la scelta di continuare il lavoro e la ricerca per e con il puro entusiasmo che alla radice li anima. Aperti a tutto quello che può arrivare. Da quel momento in poi, insomma, tutto è “permesso”, anzi lo stesso binomio limite-permesso è superato, e il possibile e il desiderato diventano da sé realtà in evoluzione, divenire nel farsi del viaggio.

Giovanni Agnoloni
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