Stavanger immaginata da Ponte a Greve

STAVANGER IMMAGINATA DA PONTE A GREVE

Ieri sera, approfittando dell’unico fresco che l’estate (sempre, e non solo quando piace ai TG) regala in quel di Firenze in agosto, cioè dopo le 20, sono andato a fare il mio solito giro per Ponte a Greve e dintorni. La differenza è stata che l’ho fatto pensando all’organizzazione del prossimo viaggio in Norvegia, durante il quale, il 28 agosto, incontrerò i soci e lettori della Società Dante Alighieri di Stavanger, ridente cittadina nel sud-ovest del paese, dove tra l’altro vive la sorella della mia compagna Agnieszka, purtroppo mancata quasi quattordici anni fa.

Stavanger 1

Sarà stato questo pensiero, sarà stata la luce speciale del crepuscolo, che ho cercato di immortalare col mio cellulare in queste foto, ma mi sono venute in mente tante cose, che in buona parte hanno a che fare con quello che ho sempre scritto e sto ulteriormente elaborando nei miei nuovi lavori di narrativa. Le strade del mio quartiere, a metà tra il comune di Firenze e quello di Scandicci, avevano come non mai il sapore dell’Ognidove a cui mi richiamo spesso, o anche di una Terra di Mezzo sospesa tra tanti viaggi.

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Resistenza vs dipendenza

RESISTENZA VS DIPENDENZA

resistenza

Traducendo l’articolo della Prof.ssa Karwacka-Pastor Świat bez Internetu. Lęk i niepokój w twórczości Giovanniego Agnoloniego (“Il mondo senza Internet. Paura e inquietudine nell’opera di Giovanni Agnoloni”), pubblicato nel volume “(NIE)POKÓJ w tekstach kultury XIX-XIX wieku (“Pace e inquietudine nei testi di rilevanza culturale nei secoli XIX-XXI”) (Wydawnictwo Uniwersytetu Gdańskiego, Gdańsk 2021), mi sono imbattuto in un passo di Internet. Cronache della fine (Galaad Edizioni) che suona quanto mai attuale, soprattutto in relazione ai concetti di resistenza (e di un suo frequente opposto, la dipendenza):

“Stavo indugiando troppo a lungo. Erano diverse ore che aspettavo, spaventato all’idea di uscire allo scoperto. Non riuscivo ad accettare quanto era successo; l’aut aut che mi avevano imposto, togliendosi la maschera.

La Macros aveva fornito all’Europa il più avanzato livello di servizi mai sperimentati, superiore perfino agli standard di vita americani. La crisi dei primi quindici anni del Duemila aveva determinato un blocco generalizzato dell’economia, che aveva portato a un ristagno dei consumi; finché non era apparso qualcuno che aveva immesso sul mercato prodotti tecnologici adatti alla vita quotidiana e a basso costo. Il benessere era sembrato di nuovo alla portata di tutti. L’omologazione aveva trionfato.

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Messaggi dei sogni e scrittura

MESSAGGI DEI SOGNI E SCRITTURA

Messaggi dei sogni

Mi capita spesso – per me che, fino a poco tempo fa, ero nottambulo – di svegliarmi molto presto. E mi accorgo che, verso le sei del mattino, sono massimamente recettivo. I canali energetico-spirituali sono aperti, i sogni sono altamente rivelatori e i messaggi che ricevo sono chiarissimi.

Spesso hanno a che fare con la trama di ciò che sto scrivendo. Quello che vedo e sento riguardo al mio nuovo libro (quello post-distopico di cui vi ho già scritto) ha a che fare con un orizzonte di rinascita, oltre il buio manipolatorio del presente e oltre ogni dualismo. Si tratta di un nuovo linguaggio, come sperimentare una nuova lingua o un nuovo tipo di musica. È una frontiera che ho sperimentato poche altre volte. Anzi, è la prima, almeno in modo così marcato.

Messaggi dei sogni

Qualcosa del genere mi era già successo, ma molto meno intensamente, mentre scrivevo Viale dei silenzi (Arkadia Editore). Lì l’aspetto-chiave era stato il dialogo dell’io narrante con il padre, che rifletteva (sia pur in una cornice di eventi non autobiografica) il mio dialogo spirituale con mio padre.
Per esempio in questo pezzo, dove Roberto, lo scrittore protagonista del romanzo, rileggeva in un suo manoscritto parole che aveva immaginato pronunciate dal genitore:

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Voce interiore e scrittura

VOCE INTERIORE E SCRITTURA

Voce interiore

Nello scrivere, soprattutto in un periodo difficile come questo, uno degli elementi fondamentali, anche per parlare del mondo in cui viviamo o verso cui andiamo, è prescindere dal mondo. Non lasciarsi turbare, pizzicare o anche solo sfiorare da stati d’animo negativi indotti da pensieri, voci o opinioni abilmente diffusi dai media o da discutibili forme di controinformazione.

Come ricorda sempre l’ottimo numerologo e motivatore Alberto Ferrarini, occorre sforbiciare, tagliare via tutto ciò che interferisce con la nostra voce interiore. Solo così è possibile attingere a quei pensieri netti e lucidissimi che sono capaci di incidere nella realtà, e scrivere cose che diano veramente un contributo, a noi e agli altri.

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Intuizioni narrative (e non)

INTUIZIONI NARRATIVE (E NON)

Intuizioni

Piccola considerazione, ma per me importante in questo tempo di chiarimenti e di svolte. Sapete (o, se non lo sapete, ve lo dico ora) che non costruisco mai a tavolino le trame dei miei libri, ma aspetto che mi si rivelino via via che procedo. Così facendo ho messo su una quadrilogia molto articolata (Internet. Cronache della fine, Galaad Edizioni), ma in cui, come per miracolo, alla fine tutto è chiaro e si ricollega al resto.

Oggi, lavorando al mio romanzo post-distopico, mi sono reso conto di come le idee che vengono per una trama che attinge dal profondo siano coincidenti – o comunque consonanti – con le chiare intuizioni che, in un processo di autoconoscenza, arrivano a illuminare momenti della nostra vita su cui aleggiavano ancora dei punti di domanda. A un certo punto ti sembra tutto di una nitidezza disarmante, e quasi ti chiedi come tu abbia fatto a non capirlo prima.

Scrivere è più o meno la stessa cosa: lasciare che la storia suggerisca essa stessa le risposte, che i personaggi si manifestino e rivelino chi sono (un po’ come quando, scrivendo il suo capolavoro Il Signore degli Anelli, Tolkien “vide” Grampasso-Aragorn nella locanda del Puledro impennato) e seguire questo flusso con la calma e la fiducia dell’artigiano o del musicista che affina una tecnica.

In fondo, è così anche il tradurre: spesso, infatti, capita di “vedere” subitaneamente la traduzione perfetta per un termine rimasto lì in sospeso a decantare, magari per giorni interi. E il “solitario” (che in realtà, qui, è un dialogo a più voci) viene bene.

Spero che questo vi arrivi come un messaggio di fiducia, applicabile a ogni ambito artistico e professionale (e non solo). Tutto è uno, e la vita che viviamo è sempre in risonanza con il nostro mondo interiore.

P.S.: se vi interessa approfondire le tematiche tolkieniane, vi raccomando la raccolta di studi da me curata, in edizione bilingue italiana e inglese, Tolkien. Light and Shadow (Kipple Officina Libraria). La copertina è un dettaglio di un quadro di mio padre Giorgio Agnoloni.

Intuizioni

Internet Cronache della fine su TVL Pistoia

Internet Cronache della fine (Galaad Edizioni), la raccolta della mia quadrilogia distopica, è stata ospitata su TVL Pistoia, nella trasmissione “Giallo Pistoia”, condotta da Giuseppe Previti e Maurizio Gori, che mi hanno intervistato sul mio volume.

Internet Cronache della fine

Nel corso di questa bellissima puntata, abbiamo toccato tutti i temi più importanti della mia produzione distopica, o almeno di quella del decenni appena conclusosi, riunita in Internet Cronache della fine: dalla società del controllo al rapporto dell’uomo con la città e con la natura, dalla nebbia della non-conoscenza alla possibilità – e necessità – di ricentrarsi nella consapevolezza di sé, dalla Rete come strumento di potere alla rete di energie sottili che collega spiritualmente l’uomo al creato e ai livelli superiori, e dai luoghi come personaggi alla genesi dei personaggi all’interno di quei luoghi.

Grazie ancora agli intervistatori e allo staff di TVL! Ecco il video della puntata:

Romanzi distopici e realtà

ROMANZI DISTOPICI E REALTÀ

Più volte mi è capitato di sentirmi chiedere se la mia narrativa sia fantastica, e ho sempre risposto di no. Il fatto che il mio libro Internet. Cronache della fine (Galaad Edizioni) parli di un mondo, negli anni tra il 2025 e il 2029, nel quale la Rete collassa per volontà di una multinazionale che vuole prendere il potere assoluto, i droni pattugliano il cielo americano moltiplicando segnali wifi che vogliono creare una nuova Rete e ologrammi perfettamente identici alle persone che accompagnano fanno loro da spin doctor, sostituendosi al libero arbitrio, non basta per connotare ciò che scrivo come “fantasia”. Anche perché estremizza tratti e rischi già presenti nel nostro mondo, come i grandi romanzi distopici (con 1984 di George Orwell in testa ) ci ha insegnato.

Ecco un estratto (da pag. 538) di Internet. Cronache della fine che idealmente dedico – tanto per venire al concreto – ai fascisti (o stalinisti, o cmq amanti dell’apartheid) di oggi, ovunque siano radicati:

“Sono decenni che il Sistema, ancor prima di dichiararsi apertamente come tale, lavora sull’intelligenza delle persone, inducendo in loro il bisogno di competere nel cercare di essere uguali. La Rete, nelle sue innumerevoli manifestazioni, ha radicalizzato tutto questo.Il bisogno di uniformarsi a uno schema generale prima si manifestava nella corsa all’assimilazione dei modelli pubblicitari. Poi si è realizzato anche tramite gli infiniti strumenti di condizionamento del pensiero resi possibili da internet, e in particolare dai social media, capaci di dare un’illusione di condivisione, mentre in realtà scavavano intorno a tutti un fossato invisibile.Ora anche quest’ultima parvenza di contatto con gli altri è stata demolita. Uomini e donne sono stati ridotti a individui privati perfino della loro risorsa più vitale: la conoscenza di sé. Perché anche il loro “sé” è eterodiretto.”

(pagina scritta, in gran parte sul tavolo nella foto, tra il 2016 e il 2017)