Equilibrio, rivelazione, manifestazione

EQUILIBRIO, RIVELAZIONE, MANIFESTAZIONE

Le tre parole di riferimento di oggi, che in realtà sono il frutto, il sunto e il succo di un lavoro interiore lungo anni, da cui è scaturito il mio nuovo saggio Voci oltre il buio (finito da poco), sono equilibrio, rivelazione e manifestazione.

L’equilibrio l’ho appreso fuoriuscendo dalla logica del dualismo, aspramente sperimentata durante ll periodo pandemico e all’inizio di quello bellico, e i cui frutti ho riversato nel romanzo (pure da poco ultimato) La via dell’altrove, rifiutandomi di tornare a trattare questi argomenti sui social media, sia per evitare inutili contrasti, sia perché necessitavano di un approfondimento “sottile” che solo un testo narrativo poteva consentirmi di sviluppare.

Panorama di Stoccolma dall’isola di Djurgården (foto mia)

La rivelazione è quella chiarezza intuitiva (peraltro confermata dai recenti sviluppi in tema di dichiarazioni pubbliche relative alla pandemia, alla guerra e alla censura delle voci autenticamente libere) che fa capire al volo come stanno le cose, dentro e intorno a sé, nel piccolo come nel grande, precedendo e accompagnando la razionalità pur guidata dai fatti (letti in modo ben diverso da come vorrebbero i media di sistema).

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Lingue e vocazione

LINGUE E VOCAZIONE

Ieri notte, affacciandomi per l’ennesima volta dalla portafinestra del salotto, mi sono detto che Via Bugiardini è una strada (presente anche nel mio racconto “Alleghe” in Da luoghi lontani) che somiglia al mio modo di concepire lo spazio: un Ognidove (sempre citando l’amico Davide Sapienza) che racchiude in sé infinite varianti e sfumature – di atmosfera, di lingue e di culture in senso lato. Ultimamente, completando la prima stesura del mio romanzo post-distopico – cui ho più volte fanno cenno su questo blog e sui social -, mi sono reso conto che tutto questo vi riecheggiava abbondantemente.

Lingue
Via Bugiardini vista dal mio salotto (foto mia)

Ieri, poi, rileggendo il romanzo distopico di cui l’altro è il sequel (ovvero, sono una miniserie di due romanzi), ho trovato un riferimento di un personaggio femminile a una “lingua implicita” precedente tutte le altre, e fatta della stessa essenza del suono. Ecco perché penso che studiare musica vada di pari passo con – e alimenti – lo studio delle lingue e la pratica della scrittura. Per me, almeno, è così.

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Giovanni Agnoloni
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