Gettare ponti, fino alla Florida

GETTARE PONTI, FINO ALLA FLORIDA

Nell’avvicinarmi al 2025, sto iniziando a pensare alla promozione del mio nuovo libro, in uscita con Ediciclo a fine febbraio. Per adesso, anticipo soltanto che riguarderà il tema del viaggio, e posso preannunciare che la prima presentazione sarà il 5 marzo presso la residenza letteraria fiorentina Itaca, con lo scrittore e giornalista Paolo Ciampi, che dirige lo stesso centro culturale.

Ci torneremo sopra con dovizia di particolari. La cosa che invece desidero condividere con voi fin da ora più nel dettaglio, e con grande gratitudine verso lo scrittore e docente universitario Emanuele Pettener, è che sono stato invitato da lui e da sua moglie Ilaria Serra, anche lei professoressa d’Italiano (e Studi Comparativi), presso la Florida Atlantic University (la cui sede è a Boca Ratón), tra il 24 e il 31 marzo, per varie giornate di incontri con gli studenti e la comunità italiana (e italofona) locale. Questi appuntamenti saranno imperniati sul mio lavoro e la mia produzione di scrittore e traduttore, che considero da sempre un’unica attività, impegnandomi a svolgerla appunto per gettare ponti tra mondi (artistici, geografici, culturali e politici) che alcuni vorrebbero ostinarsi a vedere divisi.

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Boca Ratón in una foto di Don Ramey Logan (che ho trovato su Wikipedia) dal titolo “Boca Raton Florida Sunset” (da Wikimedia Commons, Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0)

Sarà la mia terza trasferta negli Stati Uniti, dopo gli appuntamenti del 2018 a New York e quelli della primavera 2009 tra Maryland, Pennsylvania e South Carolina (viaggiando lungo lungo la East Coast in compagnia di colei che, dall’autunno di quell’anno, non ha mai smesso di mancarmi, ma in altro modo c’è sempre). E, in sostanza, questi nuovi incontri rappresenteranno il proseguimento e l’approfondimento delle riflessioni svolte nel corso degli ultimi diciotto mesi sul tema Gli orizzonti del viaggio e delle lingue, un evento che ho portato in giro per l’Italia e anche in Svezia, Polonia e Repubblica Ceca.

La parola-chiave, come dicevo, è gettare ponti. Ci ho riflettuto molto negli ultimi tempi (e sono tornato a farlo nei giorni scorsi), in relazione tanto alla stesura del mio saggio narrativo Voci oltre il buio quanto a quella (precedentemente conclusa) del mio romanzo, pure inedito, La via dell’altrove, che sia per i temi affrontati, sia per i luoghi in cui è stato scritto (in primis l’Ungheria), ben s’intona con l’idea di qualcosa che, come un ponte, si stende tra culture e mondi diversi. Senza parlare delle traduzioni in corso e in arrivo, che alimenteranno ulteriormente questo flusso multilingue e multiculturale.

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Idee notturne

IDEE NOTTURNE

Nel mio nuovo saggio narrativo Voci oltre il buio, che ho completato da poco (e che ovviamente è ancora inedito) ho iniziato la mia riflessione partendo dalla difficoltà e spesso dalla pesantezza delle mie notti. No, non sono (più) insonne, per lo meno non nel senso letterale e assoluto del termine. Di notte (oggi) dormo, e spesso anche bene, se non ho sogni troppo agitati o vividi (e vi assicuro che a volte sono dei veri film, tanto che diversi li ho perfino riutilizzati in chiave narrativa nei miei libri, per esempio in Internet. Cronache della fine).

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Uno scorcio notturno di Budapest (mia foto del 2023)

Il punto è che per me è molto difficile andare a dormire, e poi addormentarmi, quando a una certa ora iniziano ad arrivarmi idee e intuizioni l’una dopo l’altra, concatenate tra loro così da formare sequenze che aprono scenari su scenari. E questi scenari riguardano tanto ciò a cui sto lavorando (romanzi, racconti, saggi) quanto i miei percorsi di autocomprensione, che fanno tutt’uno con la mia evoluzione spirituale e le mie stesse esperienze terapeutiche insieme al mio naturopata Andrea Cappelletti.

In altre parole, io di notte – quando le cose girano così – lavoro, o perché scrivo, o perché traduco, o perché leggo e interpreto (libri e dinamiche interiori). E spesso queste cose succedono tutte insieme. Ieri, per esempio, di ritorno dallo splendido concerto del mio maestro di chitarra Ganesh Del Vescovo al Florence Guitar Festival (da lui diretto), con musiche per chitarra e flauto di sua composizione (eseguite col flautista Arcadio Baracchi), mi è successo qualcosa del genere.

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Firenze da lontano

FIRENZE DA LONTANO

In questi giorni, uscendo da solo la sera a Firenze, quando il caldo dà tregua, mi sono più volte calato nei panni dell’io narrante de La via dell’altrove, il romanzo (anche) di viaggio d’ispirazione pasoliniana al quale ho lavorato in Ungheria e sto lavorando tuttora.

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Come la quasi totalità dei miei libri, questo nuovo libro è solo apparentemente autobiografico, ma in realtà ha relativamente poco a che fare con la mia vita. Piuttosto, ne prende dei pezzi qua e là e li rielabora, usandoli come materiali di costruzione per una storia totalmente nuova (alla faccia di chi, com’è trapelato alla cerimonia finale del Premio Strega, deplora l’autobiografismo come se non fosse tutto un po’ autobiografico, ma anche di chi ironizza sull’arte della narrazione pura – perché dire “storytelling” mentre si parla italiano, diciamolo pure, fa schifo).

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Casa interiore e case “di fuori”

CASA INTERIORE E CASE “DI FUORI”

Gli ultimi giorni, qui a Pécs, alla residenza di cui sono ospite, sono stati straordinariamente intensi. Prima di tutto sul piano del lavoro: il mio romanzo di viaggio – che si sta rivelando qualcosa di molto più complesso di quanto questa definizione potrebbe far pensare – sta prendendo corpo e forma, e già ho scritto molte pagine; inoltre, ho anche dovuto (per scadenze professionali) finire di revisionare un’ultima volta la mia nuova traduzione, il bellissimo romanzo Santuario di ombre dello scrittore cubano Amir Valle, che uscirà in Italia quest’autunno. Poi, anche sul piano degli incontri: due in particolare, con lo scrittore ungherese Tamás Horváth, che è anche presidente della Commissione Cultura del Consiglio comunale di Pécs, e con la giornalista Réka Mohay, che mi ha intervistato (in un ottimo italiano) per il quotidiano cittadino BAMA – nei prossimi giorni il pezzo uscirà sia sulla versione cartacea che su quella online.

casa interiore tavolini
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Traduzione letteraria e scrittura

TRADUZIONE LETTERARIA E SCRITTURA

Ieri, insieme al mio traduttore svedese Johan Arnborg, ho tenuto la mia prima conferenza su traduzione letteraria e scrittura presso il Consiglio degli Studenti della Facoltà di Lingue romanze e antiche dell’Università di Stoccolma.

Ringrazio moltissimo Theo e tutti gli studenti che hanno organizzato l’incontro, e posto alcune foto dell’evento, che è andato benissimo, con ottima partecipazione da parte degli studenti, molto coinvolti e partecipi, con domande interessanti e capaci di ispirare. (Non li vedrete nelle immagini solo perché l’Ateneo ha norme rigorose in materia di privacy.)

Traduzione letteraria e scrittura

Un momento della conferenza insieme a Johan Arnborg (foto scattata dalla studentessa Josefin)

Vorrei condividere qui l’oggetto della riflessione condotta con loro e con Johan, che servirà da riferimento anche per il secondo appuntamento universitario, in programma il 5 maggio alle ore 14 presso l’Unione degli Studenti della Facoltà di Studi Letterari dell’Università di Uppsala (Engelska Parken, sala 6-0023) e, spero, anche per altri event simili qui e altrove. Inoltre, mi fornirà ulteriori spunti utili per il mio saggio narrativo sulle mie esperienze meditative e spirituali e, auspicabilmente, per un futuro saggio sulla traduzione.

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Silenzi d’estate

SILENZI D’ESTATE

Sono tornato da poco dalla prima, intensa fase di promozione del nuovo libro Da luoghi lontani (Arkadia Editore), che ho scritto insieme a Carlo Cuppini e Sandra Salvato, e mi trovo a entrare in una stagione di caldo e silenzi d’estate che invita al raccoglimento, a godere del presente e a viaggiare con la mente e l’anima, prima di risalire in macchina e partire per altre destinazioni.

L’idea di questo articolo mi è venuta mentre, due giorni fa, facevo il mio abituale giro a piedi per il quartiere dove abito, Ponte a Greve, sospeso esso stesso tra i silenzi (e a volte i rumori) di due “zone diverse”, Firenze e Scandicci, e dunque in sé un po’ “viaggio tra mondi”.

Silenzi
Il torrente Greve visto dal vecchio ponte lungo Via Pisana (foto mia)

In passato, tornando dopo un bel periodo fuori, mi giravano abbondantemente le scatole per il fatto di dovermi reimmergere nella solita quotidianità ripetitiva, spesso ammorbata dalle pressioni del pensiero legate alle prove della vita. Oggi, anche grazie al brillante lavoro di ricentratura e alleggerimento condotto con la guida di uno straordinario catalizzatore, il naturopata (e grande musicista) Andrea Cappelletti – qui una mia vecchia ma sempre attuale intervista a lui -, posso dire che non è più così. Più avanti vado in questo percorso, più mi rendo conto che tutto è relazione, e che nelle cose è nascosto un percorso chiaro e luminoso, una vibrazione di musica pura e benefica, che attraversa perfino le regioni più oscure (soprattutto in tempi di follia e abuso del diritto come quelli che abbiamo recentemente vissuto e che ci auguriamo siano finiti).

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Iniziare un romanzo

INIZIARE UN ROMANZO

Iniziare un romanzo

Oggi inizio a dedicarmi seriamente a un romanzo che ho in gestazione da qualche mese. Iniziare un romanzo è il passo più importante. Soprattutto se, come nel mio caso, è un romanzo del dopo. Per la prima volta mi trovo a scrivere un libro post-distopico. In altre parole, un libro sulla vita che ricomincia. È uno scopo che mi sono prefisso in questi ultimi mesi. La vita sta ripartendo, ed è giusto iniziare a pensare in un altro modo. Anzi il modo, che nasce da dentro, dal Sé, e che quindi racconta come questo si esplica nel mondo.

Una delle cose più difficili, credo, è raccontare la normalità senza risultare banali. La narrativa contemporanea è in genere basata o sull’uomo in crisi – che finora ho ampiamente esplorato in tutta la mia produzione – o sulla contemplazione del “quotidiano”, raccontato pedissequamente e senza alcun magnetismo. Da qui la mia scommessa, di segno opposto: addentrarmi, con questo nuovo libro, nei territori quotidiani, per snidarvi precisamente quella misura di sorpresa, di ricerca e di miracolo che in effetti c’è, al suo interno. E questo sia per effetto dei fattori energetico-spirituali che vi albergano e che pure sono al centro della mia indagine, sia per le tracce di risposte che la quotidianità contiene rispetto a misteri del passato e a nuove possibili prospettive di sviluppo.

Il presente, di fatto, è l’unica cosa che esiste, se è vero che il tempo, nelle equazioni più avanzate della fisica quantistica, in definitiva non esiste, come ben spiega Carlo Rovelli ne L’ordine del tempo (ed. Adelphi). Dunque dobbiamo esplorare questo presente per renderci conto di come in esso sia racchiusa quella misura di elettricità che è il segno tangibile della com-presenza dello spirito alla materia, e che è il sedimento di ciò che noi percepiamo come “passato” e il preludio di quello che avvertiamo come “futuro”.

Questa credo essere la cifra – e il luogo – della mia nuova produzione letteraria. Da qui in poi, la musica modula in un’altra tonalità, figlia sì delle precedenti, ma intimamente nuova.

Giovanni Agnoloni
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