Vecchi quaderni…

VECCHI QUADERNI

Vecchi quaderni

“…Quanto tempo è passato”, verrebbe da dire, parafrasando l’ormai proverbiale vecchio scarpone. Eppure, a volte a dire la cosa più banale si fa centro. Quando molti anni fa iniziai a scrivere il mio primo saggio su Tolkien, l’ormai fuori catalogo Letteratura del fantastico – I giardini di Lorien – che, ho scoperto, si può trovare usato su vari siti, tra cui ebay, che lo offre a 30 euri (venghino, venghino!) -, lo feci appunto su uno di questi vecchi quaderni (v. prima foto), o se preferite block-notes, a quadretti, che già all’università mi erano serviti per prendere appunti e costruire schemi utili allo studio.

Da allora, salve poche eccezioni, la scrittura a mano mi è sempre stata compagna, seguendomi nei miei viaggi per lo più sotto forma di taccuini neri tascabili (v. seconda foto), che hanno accolto la prima stesura di praticamente tutti i miei libri di narrativa. Scrivere a penna su carta per me è un esercizio imprescindibile, e per “esercizio” non intendo in senso stretto un “esercitarmi” per scrivere meglio. No, faccio proprio riferimento a una sorta di pratica meditativa, così come vivo anche lo studio della chitarra classica. Per me è un modulare pensieri-ed-emozioni in una trama articolata e con uno stile ormai perfettamente rispondente alla mia voce interiore, e che non nasce a caso, ma precisamente come il frutto di tutte le esperienze (esterne e interiori) che lo hanno preceduto e preparato.

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Passaggi di stato

PASSAGGI DI STATO

In questi giorni, “complice” la concomitanza del quarantennale della finale dei Mondiali di Spagna ’82, mi sono trovato a ripensare alla figura di mio padre, che in quell’occasione, dopo il deludente primo turno del Campionato del Mondo, che aveva visto l’Italia qualificarsi per il rotto della cuffia, previde non solo che avrebbe vinto la competizione, ma avrebbe battuto in finale la Germania.

Passaggi di stato

Mio padre era un uomo forte, genuino e simpatico. Aveva i suoi difetti, come tutti e come me per primo , ma un’onestà e una nobiltà di cuore che oggi è merce rarissima. L’amico Professor Giuseppe Panella, che è venuto a mancare un anno dopo di lui, l’aveva conosciuto in occasione della presentazione di un mio libro, e quando morì, nel marzo 2018, lo definì “una lama diritta”.

Tra le cose che mi ha lasciato in eredità c’è la sua specialissima sensitività. Non era certo un medium, né lo sono io, ma aveva la capacità di intuire cose al di là del velo dell’apparenza. Di lavoro aveva fatto il geometra libero professionista, consulente tecnico del Tribunale e anche progettista. Tuttavia amava dipingere e leggere, e apprezzava la buona musica. Questa sensibilità estetica è forse il terreno che, insieme all’amore per le Lettere di mia madre, più mi ha predisposto a diventare uno scrittore e un linguista.

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Viaggiare leggendo (e scrivendo)

VIAGGIARE LEGGENDO (E SCRIVENDO)

Viaggiare leggendo è uno dei refrain estivi più consolidati, benché messi alla prova dalle pigrizie tecnologicamente indotte degli ultimi dieci-quindici anni. Eppure, col ritorno alla vita dopo la triste stagione pandemica, si percepisce come le persone lo desiderino, esattamente come desiderano vedere i posti, viverli e incontrarci altra gente. Nel corso delle prime presentazioni di Da luoghi lontani (Arkadia Editore) in giro per l’Italia, ho avuto modo di sentirlo con chiarezza.

Viaggiare leggendo

Da Senigallia a Firenze, da Vercelli a Torino, da Barga a Urbino, ho percepito nitidamente come spostarsi e toccare (perché mi riferisco proprio al libro cartaceo, oggetto gradevolissimo come forma e consistenza, ancor prima che per i contenuti) fossero proprio le cose che più ci mancavano.

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Grosseto e oltre

GROSSETO E OLTRE

Grosseto
Un tratto della spiaggia di Follonica

Il 28 aprile ho fatto il mio primo incontro coi lettori da quasi un anno in quel di Grosseto, presso la Sala “Sandro Pertini”, nell’ambito della rassegna “Autori oltre il tempo rovinoso” a cura di Pasqualino Casaburi. In quest’occasione abbiamo parlato di tutta la mia produzione letteraria, da Internet. Cronache della fine (Galaad Edizioni) a Viale dei silenzi (Arkadia Editore) e Berretti Erasmus (Fusta Editore), fino a introdurre Da luoghi lontani (Arkadia Editore), che il 20 luglio tornerò a presentare sempre a Grosseto e con Pasqualino Casaburi, in un appuntamento all’aperto presso le mura urbane, insieme ai miei coautori Carlo Cuppini e Sandra Salvato.

Quello che più conta, però, è stata la comunione di spiriti che ho respirato, con lettori che condividevano con me non solo l’interesse per la letteratura, ma anche i valori civili che hanno animato la resistenza alle discriminazioni di questa fase storica.

Ecco un video dell’incontro:

Poi, la sera, passeggiando per Grosseto dopo un’ottima cena nel bellissimo ristorante vegano “Essenza” di Valentina Marchetti, ho respirato – complice la scarsa quantità di persone in giro – un’atmosfera di altri tempi, che mi ha intuitivamente riportato agli anni Cinquanta, quando mia madre viveva proprio in questa città. E sensazioni consonanti ho provato nei due giorni seguenti a Follonica, dove ho trascorso molte ore su una spiaggia semideserta, con alle spalle il vecchio edificio di una colonia marina d’antan e, a sinistra e a destra, una distesa di sabbia bordata di azzurro e vele scure, oltre che di bassi edifici in stile quasi-coloniale. Anche loro rimandavano a un’Italia andata, sempre quella della giovinezza di mia madre. Anni e percezioni ambientali resi magistralmente nel libro di Pier Paolo Pasolini La lunga strada di sabbia (Guanda), che ho letto di recente.

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La vida es sueño

LA VIDA ES SUEÑO

La vida es sueño

L’altra notte ho sognato un signore anziano che non so ricollegare a nessuna persona della mia vita in particolare. Ne ho dedotto che dovesse essere un personaggio adatto per uno dei due romanzi che sto scrivendo (quello post-distopico). In effetti si presta molto bene, anzi è un ottimo spunto. Allora mi è venuto in mente un libro che ho tradotto in passato, La saggezza della Contea di Noble Smith (ed. Sperling & Kupfer), un intelligente “prontuario” di filosofia di vita Hobbit, nel quale l’autore racconta di aver sognato Gandalf in persona che gli suggeriva come sviluppare un capitolo.

Poi oggi, camminando come tutti i giorni lungo il torrente Greve – sì, quello di Berretti Erasmus (Fusta Editore) -, ho incrociato un turista zaino in spalla che potrebbe essere un altro personaggio, o magari lo stesso, ma in età più giovanile.

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Diario di viaggio o romanzo?

DIARIO DI VIAGGIO O ROMANZO?

Diario di viaggio

Difficile, per certi versi, catalogare il mio diario di viaggio Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa (Fusta Editore), che quest’anno parteciperà al Premio “Sergio Maldini” per la letteratura odeporica.

A mio avviso è qualcosa di più di una raccolta di capitoli (interpretabili come racconti) su diverse esperienze di viaggio in paesi nordeuropei. Molto più corretto leggerlo come un romanzo, e non solo per via dei capitoletti di raccordo – ambientati a Firenze – in cui l’io narrante (che “sono io ma non sono io”) – ripensa alle esplorazioni del passato e si prepara a una nuova partenza. Il vero motivo è la ricerca, la quest personale che lo coinvolge in tutte le sue passeggiate per le città d’Europa. Quella dell’amore, che lo avvicina più volte a una “donna ideale” che però torna sempre a sfuggirgli. Quindi la incontra, ma uno sfortunato incidente gliela porta via. E infine rimane dentro di lui, ispirando i suoi nuovi passi nel mondo.

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Leggerezza e profondità

LEGGEREZZA E PROFONDITÀ

Leggerezza

Mi trovo a lavorare in contemporanea al romanzo post-distopico a cui ho già fatto cenno in un precedente articolo e al sequel di un mio giallo ambientato per lo più in Maremma, in luoghi a me cari per belle vacanze trascorse e amicizie fatte. E mi sto rendendo conto di una cosa: è fondamentale associare sempre alla ricerca interiore e alla dimensione del Profondo la consapevolezza e il piacere della Superficie.

Senza questo radicamento a terra e senza la percezione delle cose piacevoli della vita, è impossibile affrontare le difficoltà e completare le traversate del buio che a volte si verificano nel corso della nostra esistenza.

Forse è il principio stesso del Tao a comportarlo, ma indubbiamente, per me è essenziale modulare continuamente tra tonalità minori e maggiori, tra serio e “leggero”, pur sapendo bene che gran parte di quella “serietà” si riflette nella normalità quotidiana, e gran parte di quella leggerezza è inzuppata nei drammi passati, e da essa è rinata.

Giusto per restare in questa chiave, ecco una breve citazione dal mio precedente romanzo Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa (Fusta Editore), che univa appunto queste due componenti.

“Mi sembrava di trovarmi su un confine non solo geografico, ma soprattutto interiore. Vedevo, in quella panca di pietra su cui ero seduto, col mare appena mosso davanti a me e il tra- monto che avanzava, una tranquilla simbologia: come il segno, non cercato ma spontaneamente trovato, che stavo morendo a qualcosa per rinascere a una nuova dimensione.

(…)

Anni dopo, in un saggio sulla meditazione di consapevolezza, avrei trovato una citazione che più o meno diceva: «Solo chi muore continuamente a se stesso è veramente vivo, e anche quando muore non muore davvero». Fino ad allora mi ero affannato a cercare il “divertimento”, mentre adesso stavo iniziando un percorso di ricerca intima e un dialogo profondo con i luoghi.”

(pag. 49)

Recensione di “Berretti Erasmus” su Vibrisse

RECENSIONE DI “BERRETTI ERASMUS” SU VIBRISSE

Grazie a Luigi Preziosi, raffinato critico letterario, che ha speso splendide parole sul mio libro Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa (Fusta Editore) in questa recensione uscita su Vibrisse a dicembre, e della quale purtroppo mi sono accorto soltanto ieri.

Questa recensione, essendo uscita su uno dei principali blog letterari italiani, è particolarmente importante per dare nuovo slancio a un romanzo che, per quanto già molto apprezzato e oggetto di studio a livello universitario (presso l’Università di Danzica, insieme al resto della mia produzione), è stato commercialmente penalizzato dalle vicissitudini pandemiche.

Grazie per l’attenzione. Lo trovate in libreria e nei principali store online.

Recensione

Ecco un estratto della recensione:

“Il racconto si snoda sul filo della memoria degli anni dell’università del protagonista, Giovanni, che agli inizi degli anni Duemila da studente in giurisprudenza partecipa ad un progetto Erasmus in Inghilterra. La prima esperienza lo entusiasma, inducendolo a  replicarla per più volte. Inizia così un’esplorazione che lo porterà in diversi paesi del Nord Europa tra cui l’Olanda, l’Irlanda, la Polonia e la Lituania. I ritorni a Firenze dove è nato e cresciuto acuiscono un senso di sottile estraneità nei confronti della città natale, contribuendo alla formazione di un particolare atteggiamento psicologico che prescinde dall’evidenza della sua bellezza: infatti Giovanni tende piuttosto a comparare le emozioni riesumabili dai ricordi dei suoi primi anni con quelle evocate da altri paesaggi urbani. Non lo affascinano tanto gli abbaglianti splendori dell’arte, quanto piuttosto le sensazioni sottili che promanano da un istante, uno squarcio nella coscienza, che per lui può aprirsi su prospettive di città nordiche, che lasciano immaginare un senso di tepore interiore pur nella visione di candidi scintillii di strade innevate o notturni illuminati dalla gelida luna boreale. Con ciò inizia a crescere nel protagonista un interesse che i soggiorni Erasmus renderanno via via più chiaro: la ricerca su se stesso per scoprire come stare al mondo nel modo più consentaneo alla sua natura.”

Il resto su Vibrisse.