TAVOLO DA LAVORO E COMPUTER IN VIAGGIO
Una grande fonte d’ispirazione, per chi scrive e traduce, sono i luoghi in cui svolge il suo lavoro. Questi rientrano tra i fattori ambientali che sostanziano l’esperienza del viaggiare, fornendo “mattoni” emotivi e cognitivi che poi contribuiscono a definire chi siamo o a farcene rendere conto, come già emerge dal mio libro Berretti Erasmus e come si vedrà con ancor più chiarezza nella mia nuova pubblicazione in arrivo nel febbraio 2025.

Lavorare a casa, sul proprio tavolo abituale (il mio è qui nella prima foto), o farlo in un’altra città o paese, in un pub, nel salotto o nella cucina di una residenza letteraria o nella hall di un albergo, sono tutte esperienze che impregnano di sé il testo che si sta scrivendo o traducendo, un po’ come un odore farebbe con la stoffa dei nostri vestiti. L’ambiente penetra nelle idee, alimentando le intuizioni come un humus. Ecco perché mi fanno ridere le anime candide che dicono che tutto questo “distrae”, o che mi criticano per il mio “disordine” (riferendosi appunto alle foto del mio tavolo da lavoro che ogni tanto pubblico sui social media). Non sanno di quello che parlano, forse perché non hanno idea del livello di complessità intellettuale e artistica del lavoro di uno scrittore e di un traduttore letterario, che richiede precisamente quel tipo di fermento per alimentare il metabolismo interiore da cui nascono le sue pagine. Comunque, non è di loro, cari fottutissimi jodedores (per fare il verso al grande Mario Monicelli), che volevo parlare.
I luoghi, insomma, sono fornitori di impressioni permanenti e risonanti, spunti che non esiterei a definire “quantistici” per la nostra mente e tutto il nostro holos fisico-intellettuale-emozionale, e ognuno interagisce con ciascuno di noi in modo diverso e puntuale. L’importante è saper seguire il flusso, calandosi negli ambienti quando e per come questi “chiamano.”
Leggi tutto “Tavolo da lavoro e computer in viaggio”
