Questo scorcio di ottobre ha visto arrivare un po’ di novità, e i lavori in corso si prospettano piuttosto abbondanti. Cominciamo con l’evento di domani 24 ottobre a Montespertoli alle ore 18,30, all’enoteca “I Lecci” (Via Lucardese 74) per un evento-dibattito dal titolo “I figli di Lilith”, insieme alle poetesse Sara Bini e Serena Cianti (con esposizione dei dipinti del pittore Giancarlo Signorini), nel corso del quale torneremo a parlare anche del mio libro Le rivelazioni del viaggio (Ediciclo Editore).
Maggio è stato già ricco di appuntamenti, tra i quali in particolare il Salone di Torino, dove ho presentato Le rivelazioni del viaggio (Ediciclo Editore) prima di portarlo anche a Marina di Pisa, a Bologna e a Scandicci (seguono alcune foto e video).
Foto con lo scrittore Diego Zandel, che ha presentato con me “Le rivelazioni del viaggio” al Salone di Torino
Giugno si prospetta non da meno, in termini di intensità di impegni letterari, oltre ovviamente a veder proseguire il notevole lavoro legato alla mia traduzione in corso dallo svedese, a quelle che sto facendo verso l’inglese (mi riferisco sia a un progetto commissionato, sia all’autotraduzione de Le rivelazioni del viaggio) e alle proposte letterarie che sto inviando all’attenzione di varie case editrici italiane ed estere.
Un momento della presentazione de “Le rivelazioni del viaggio” alla Biblioteca di Scandicci, con Sandra Salvato e Barbara Salotti
Al contempo, i miei nuovi progetti letterari in divenire sono sempre vivi, così come le prospettive di nuove traduzioni dallo spagnolo e non solo, per l’anno prossimo.
Come avevo preannunciato, la nuova settimana porta con sé l’arrivo in Italia dello scrittore cubano Amir Valle, il cui grande reportage sulla prostituzione a Cuba Habana Babilonia, da me tradotto dallo spagnolo per Golem Edizioni (con la revisione di Alessandro Gianetti) presenteremo il 7 maggio (alle ore 18) alla Libreria “Civico 14” di Marina di Pisa (Via Maiorca 14/b) e l’8 maggio (sempre alle 18) al Centro Culturale “Itaca” a Firenze (Via di San Domenico 22). Nel secondo caso, l’evento sarà patrocinato dall’Associazione “Nosotras” per la promozione dei diritti delle donne, la cui presidentessa Isabella Mancini co-condurrà la presentazione con me.
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Edito da Planeta nel 2006, Habana Babilonia è divenuto un successo mondiale, tradotto in molte lingue, ma ancor prima che venisse pubblicato innumerevoli copie-pirata circolavano tra gli abitanti di Cuba, rendendolo inviso alle autorità politiche.
L’opera (Premio “Rodolfo Walsh” del 2007 per il miglior saggio al mondo in lingua spagnola) procede incrociando testimonianze di prostitute, protettori e altri componenti di questo grottesco tessuto umano, e raccontandone le storie con una felice sintesi di oggettività giornalistica e intensità narrativa. Offre inoltre un’ampia riflessione storico-sociale sul fenomeno, a partire dalle prime prostitute giunte a Cuba con Cristoforo Colombo.
In prossima uscita per Golem Edizioni, la traduzione dallo spagnolo che mi ha impegnato per gran parte del 2024 (con la revisione di Alessandro Gianetti e il supporto del programma Acción Cultural Española). Habana Babilonia, un grande reportage storico-giornalistico-narrativo dell’autore cubano Amir Valle sul fenomeno del “jineterismo” nell’Isola – ovvero, sulle jineteras, le prostitute che vanno a caccia di turisti, e intorno alle quali si è sviluppato un ramificato business che coinvolge numerosi livelli della società cubana.
Edito da Planeta nel 2006, Habana Babilonia è divenuto un successo mondiale, tradotto in molte lingue, ma ancor prima che venisse pubblicato innumerevoli copie-pirata circolavano tra gli abitanti di Cuba, rendendolo inviso alle autorità politiche.
L’opera (Premio “Rodolfo Walsh” del 2007 per il miglior saggio al mondo in lingua spagnola) procede incrociando testimonianze di prostitute, protettori e altri componenti di questo grottesco tessuto umano, e raccontandone le storie con una felice sintesi di oggettività giornalistica e intensità narrativa. Offre inoltre un’ampia riflessione storico-sociale sul fenomeno, a partire dalle prime prostitute giunte a Cuba con Cristoforo Colombo.
Per la sua forza investigativa nel denunciare il grave problema della prostituzione e la corruzione ruotante attorno a esso, il libro è stato censurato da Fidel Castro, cosa che ne ha accresciuto lo scandalo e ha fatto dell’autore uno scrittore di culto.
Una grande fonte d’ispirazione, per chi scrive e traduce, sono i luoghi in cui svolge il suo lavoro. Questi rientrano tra i fattori ambientali che sostanziano l’esperienza del viaggiare, fornendo “mattoni” emotivi e cognitivi che poi contribuiscono a definire chi siamo o a farcene rendere conto, come già emerge dal mio libro Berretti Erasmus e come si vedrà con ancor più chiarezza nella mia nuova pubblicazione in arrivo nel febbraio 2025.
Lavorare a casa, sul proprio tavolo abituale (il mio è qui nella prima foto), o farlo in un’altra città o paese, in un pub, nel salotto o nella cucina di una residenza letteraria o nella hall di un albergo, sono tutte esperienze che impregnano di sé il testo che si sta scrivendo o traducendo, un po’ come un odore farebbe con la stoffa dei nostri vestiti. L’ambiente penetra nelle idee, alimentando le intuizioni come un humus. Ecco perché mi fanno ridere le anime candide che dicono che tutto questo “distrae”, o che mi criticano per il mio “disordine” (riferendosi appunto alle foto del mio tavolo da lavoro che ogni tanto pubblico sui social media). Non sanno di quello che parlano, forse perché non hanno idea del livello di complessità intellettuale e artistica del lavoro di uno scrittore e di un traduttore letterario, che richiede precisamente quel tipo di fermento per alimentare il metabolismo interiore da cui nascono le sue pagine. Comunque, non è di loro, cari fottutissimi jodedores (per fare il verso al grande Mario Monicelli), che volevo parlare.
I luoghi, insomma, sono fornitori di impressioni permanenti e risonanti, spunti che non esiterei a definire “quantistici” per la nostra mente e tutto il nostro holos fisico-intellettuale-emozionale, e ognuno interagisce con ciascuno di noi in modo diverso e puntuale. L’importante è saper seguire il flusso, calandosi negli ambienti quando e per come questi “chiamano.”
Ieri sera ho attraversato nuovamente la notte fiorentina raccogliendo impressioni ambientali risonanti con i miei nuovi lavori, ma anche con i precedenti. In particolare, penso a Viale dei silenzi e a Internet. Cronache della fine, che hanno nelle camminate notturne un proprio Leitmotiv interno. E, come per sincronicità, ecco che proprio due citazioni da questi libri escono stamani in una nuova e bella rubrica curata da Marino Magliani e Francesco Sasso per il blog Retroguardia, ovvero “L’Emporio dei Frammenti”. Grazie infinite a loro per l’ospitalità!
A questo link potete trovare il primo numero della rubrica, con le citazioni in questione, la prima delle quali (da Viale dei silenzi) ispirata dalle atmosfere di Varsavia, mentre la seconda (da Internet. Cronache della fine) proprio da una notte fiorentina (non a caso, metto qui alcune delle mie foto di ieri sera).
Oggi ho aggiornato la mia pagina sul sito per traduttori Proz, che non visitavo da un sacco di tempo, e mi sono reso conto sia del lungo percorso compiuto finora nella professione di traduttore letterario – che prima di tutto è un’arte -, sia di com’è difficile riassumerne il senso in una griglia di dati che servono a presentarti in sede professionale.
Come ho illustrato in alcune interviste che mi sono state fatte nel tempo (per esempio qui, qui, qui e qui, in relazione, tra le altre cose, all’autobiografia di Kamala HarrisLe nostre verità, rilanciata questa estate da La Nave di Teseo, e al Premio “La Quercia del Myr”, risalente al settembre 2023), il punto dell’essere un traduttore letterario per me consiste prima di tutto nella fascinazione per il suono.
Negli ultimi tempi ho ridotto il numero di traduzioni non strettamente letterarie precisamente per questa ragione. Mi sono reso conto che la forbice tra la precisione letterale richiesta dai testi tecnico-legali e commerciali e la flessibilità e la musicalità insite in quelli letterari si stava divaricando fin troppo. Al punto che il pericolo era o di essere impreciso nel tradurre i primi, o di risultare “sciapo” nel tradurre i secondi. E francamente questo è un rischio che non posso correre, anche perché la percezione delle sfumature semantiche ed emotive insite nelle righe dei poeti e degli scrittori (anche quando si tratta di tradurre saggi autobiografici come quello della candidata alla presidenza degli Stati Uniti o quello dello stesso presidente ancora in carica Joe BidenPromesse da mantenere– che tra l’altro scopro adesso essere pure disponibile come audiobook) fa parte di un percorso più ampio e complesso che seguo in primis come scrittore e come persona (v. qui e qui), e che non potrei mai abbandonare perché fa tutt’uno con quello che sono (v. anche questa mia clip e poi questa).
Questa è un’altra ragione per cui considero il mio rapporto con le lingue un cantiere aperto, soggetto al costante esercizio della pratica. Troppo spesso, nelle qualifiche inerenti a un traduttore letterario (o anche tecnico, se è per questo), si dà importanza primaria ai titoli accademici, alle qualifiche o ai riconoscimenti. Non che non abbiano valore, beninteso. Però valgono il giusto, se la pratica delle lingue non è pressoché quotidiana. E per pratica intendo in primis la conversazione e la lettura, (anche) come spunti per approfondire la conoscenza della grammatica, ma principalmente come punti di partenza per affinare la sensibilità rispetto alle scelte lessicali. Per questo sono grato a tutti gli amici di diversi paesi con cui parlo quasi settimanalmente via Skype o GoogleMeet, e al mio quaderno di appunti su frasi, espressioni idiomatiche, costruzioni sintattiche, reggenze dei verbi e delle preposizioni, che nasce appunto da quelle conversazioni e senza il quale perderei tanto del mio potenziale come traduttore letterario.
Certo, l’essere scrittore mi aiuta a immaginare meglio intuitivamente la resa di quello che il testo originale propone in un’altra lingua. Tuttavia, è solo la pratica a permettermi di capire, se non al volo, almeno più velocemente e in profondità il senso e, appunto, le risonanze di quell’opera, trasfondendole nel testo italiano – che sarà inevitabilmente qualcosa di diverso, perché si tratta appunto della lingua italiana, ma porterà con sé echi di quella originale. E in questo sono grato anche agli autori con cui sono personalmente in contatto, come lo scrittore cubano Amir Valle, che mi ha sempre offerto importanti chiarimenti sul significato di espressioni gergali dei quartieri marginali dell’Avana, che mi hanno consentito di tradurre al meglio, tra gli altri, il suo romanzo Il santuario delle ombre (Golem, 2023). E, inoltre, l’autrice svedese Sanja Särman per il suo libro Lettere delle piante agli esseri umani(Ortica, 2023).
Quello della resa degli “echi” è appunto l’esercizio che sto facendo in questi giorni, sia traducendo (dalla versione americana) un poeta delle Isole Far Øer – ma avendo a disposizione l’originale in faroese, che almeno in parte decifro grazie anche alla “sponda” di un’altra lingua dello stesso ceppo, lo svedese -, sia iniziando a cimentarmi con un classico della letteratura svedese che spero di essere presto incaricato di tradurre in una sua opera importante e “tosta”.
La sintesi della poesia e la pregnanza della prosa dei due rispettivi autori mi stanno mettendo alla prova anche e soprattutto dal punto di vista del ritmo, che nelle lingue nordiche è molto diverso dall’italiano, sia da quello delle risonanze interne delle parole, suggerite proprio dai loro suoni. Il ritmo e i suoni suggeriscono infatti atmosfere e quasi (direi musicalmente) dei “microtoni” che il traduttore letterario deve riuscire a far passare, almeno in parte, un po’ come uno scrittore deve saper rendere anche le sfumature di significato veicolate dalle intonazioni della voce che immagina (o conosce) nei suoi personaggi.
Ringrazio moltissimo gli organizzatori del Concorso letterario La Quercia del Myr per avermi scelto per il premio come Traduttore letterario del 2023 (v. qui).
È un riconoscimento che mi dà gioia, perché le lingue, insieme alla scrittura (e alla musica), sono la mia grande passione, oltre che il mio lavoro.
Il filo conduttore di tutto è suono, vibrazione, emozione-concetto: tutte varianti di quell’energia sottile che tiene insieme l’universo. Il mio microcosmo vi ruota attorno, e sapere che il lavoro di tanti anni è apprezzato è una piacevole conferma e un ulteriore stimolo a fare ancor più e meglio.
Qui trovate tutte le informazioni sulle mie traduzioni letterarie fino ad oggi.