Lavori in corso

LAVORI IN CORSO

Questo scorcio di ottobre ha visto arrivare un po’ di novità, e i lavori in corso si prospettano piuttosto abbondanti. Cominciamo con l’evento di domani 24 ottobre a Montespertoli alle ore 18,30, all’enoteca “I Lecci” (Via Lucardese 74) per un evento-dibattito dal titolo “I figli di Lilith”, insieme alle poetesse Sara Bini Serena Cianti (con esposizione dei dipinti del pittore Giancarlo Signorini), nel corso del quale torneremo a parlare anche del mio libro Le rivelazioni del viaggio (Ediciclo Editore).

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“Le rivelazioni del viaggio” in uscita il 14 febbraio

“LE RIVELAZIONI DEL VIAGGIO” IN USCITA IL 14 FEBBRAIO

Posso finalmente annunciare la prossima (14 febbraio) uscita del mio nuovo libro, Le rivelazioni del viaggio. Piccoli attimi di perfetta chiarezza lungo il cammino, nella collana “Piccola filosofia di viaggio” di Ediciclo Editore, che ringrazio per avermi invitato a partecipare a questo suo bellissimo progetto editoriale.

Le rivelazioni

Ecco la sinossi del libro:

A chi non è capitato, viaggiando, di vivere momenti di inattesa illuminazione? Attimi di perfetta chiarezza in cui un paesaggio, un ambiente, una musica, una compagnia o altro, tutt’a un tratto si manifestano senza filtri, come un dono inaspettato che rimuove ogni velo e permette di scorgere la “nuda verità” delle cose. In questo libro intendo soffermarmi su varie esperienze simili, arrivando forse a spiegare il segreto del Wanderlust, l’insaziabile “voglia di altrove” che accende tanti amanti delle esplorazioni del pianeta. Senza queste epifanie, in fondo, non ci sarebbero i viaggi, perché è grazie a esse che nasce il sogno stesso dell’altrove. Così il viaggiare diventa non solo una modalità di conoscenza del mondo, ma anche e soprattutto di sé stessi.

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Prima della prima

PRIMA DELLA PRIMA

Come diceva il grande Gigi Proietti, “Ci sono dei momenti nella vita… ma certi momenti…”. Ecco, quello del “Prima della prima” è uno di questi. Eccitazione unita a una sottile preoccupazione, che poi sono entrambe determinanti per far bene -sempre Proietti ricordava ai giovani attori suoi allievi che, casomai non avessero avuto paura del palcoscenico, avrebbero fatto bene a farsela venire, perché (vado a memoria) al pubblico si dà del lei, non del tu.

Ora, io di solito con le persone preferisco il “tu”, ma è un “tu” che somiglia molto allo “you” inglese, perché non sottintende una familiarità tale da travalicare il rispetto. Ed è un po’ con questo spirito che vivo il mio prima della prima, dato che, detto alla fiorentina, siamo “alle porte coi sassi”, cioè a un passo dall’uscita del mio nuovo libro di viaggio.

Prima della prima

“Prima della prima” significa inoltre che sto co-organizzando i primi eventi letterari in giro per l’Italia (e fuori), e anche che questo lavoro(ne) deve conciliarsi col resto delle mie attività di scrittore e traduttore letterario – sto traducendo dei libri impegnativi dallo svedese e dallo spagnolo, e tra un po’ inizierò anche a tradurre un romanzo italiano in inglese, e intanto sto elaborando altri miei progetti di narrativa e saggistica. In situazioni del genere, ovviamente, bisogna trovare la famosa “quadra”. Anche per questo sono indietro, come sempre, con letture e recensioni, ma a breve mi rimetterò in pari.

C’è poi un altro aspetto del prima della prima sul quale mi è venuto spontaneo riflettere in questi giorni, partendo da un eccellente spunto dell’amica polacca (e ottima conoscitrice della lingua italiana) Justyna, con cui faccio spesso dei tandem linguistici molto interessanti. Ovvero, come una volta ebbe a dichiarare anche lo scrittore irlandese Joseph O’Connor, gli scrittori (e forse, mi permetto di chiosare, ancor più i traduttori, quindi a maggior ragione gli scrittori-traduttori!) passano gran parte del loro tempo da soli (anche se non “soli”) a lavorare intensamente; perciò poi arriva il momento in cui hanno davvero bisogno di immergersi tra la gente e “ricaricarsi” delle sensazioni scaturenti dal contatto umano e dagli scambi di idee, che arricchiscono e danno ulteriori spunti utili a elaborare nuovi progetti di scrittura.

Insomma, è un po’ il discorso – in cui mi sono imbattuto nella mia attuale traduzione dallo spagnolo – del grande scrittore di viaggio Bruce Chatwin in Anatomia dell’irrequietezza:

«Diversivo. Distrazione. Fantasia. Cambiamento di moda, di cibo, amore e paesaggio. Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Senza cambiamento, corpo e cervello marciscono. L’uomo che se ne sta quieto in una stanza chiusa rischia di impazzire, di essere tormentato da allucinazioni e introspezione.»

(Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza, trad. F. Salvatorelli, Adelphi, Milano, 1996, 2012, p. 121)

Ovviamente, questo non è un rifiuto della dimensione del sapere star bene da soli, sulla cui importanza mi sono soffermato spesso, ma solo un invito all’equilibrio, perché tutto è relazione, e non siamo nati né per cercare spasmodicamente i “bagni di folla”, né per isolarci dal mondo.

Nei prossimi giorni inizierò a darvi notizie sul lancio di stampa e l’uscita del libro, e ovviamente sulle prime occasioni di presentazione e incontro con i lettori e gli amanti del viaggio e del cammino. Anzi, la prima che seguirà a questo “prima della prima” sarà la prima (perdonate la ridondanza) tappa di un cammino, un’autentica esperienza on the road che costituirà lo spirito della condivisione con voi del mio nuovo lavoro.

Ecco perché la mia foto che qui trovate ritrae il giardinetto dietro casa mia. Perché ogni viaggio, ogni cammino, inizia necessariamente dal luogo in cui viviamo. Per portarci chissà dove, e ogni tanto riportarci anche lì.

Esplorazione di (nuove) terre

ESPLORAZIONE DI (NUOVE) TERRE

Ultimamente sono stato (e in effetti sono ancora) sommerso dal lavoro e ho trascurato questo blog. Ieri però, durante il tandem linguistico italo-portoghese settimanale con l’amico Braz di Belo Horizonte, è stato proprio lui a darmi l’idea per un nuovo articolo. “Che differenza c’è”, mi ha chiesto, “tra il piacere dello scrivere e quello del promuovere un libro?”.

Ottima domanda, alla quale ho istintivamente aggiunto un terzo termine di raffronto, inerente al piacere del tradurre. Per di più, è una domanda attualissima, perché tra non molto uscirà il mio nuovo libro sul viaggiare, e nei prossimi mesi saranno edite tre mie importanti traduzioni strettamente legate a luoghi molto diversi tra loro, e di tutte queste pubblicazioni andrò a parlare in giro.

Esplorazione
Uno scorcio del Chianti, dove andrò a promuovere il mio nuovo libro (foto mia)

Sempre l’istinto, per rispondere a Braz, mi ha portato a focalizzarmi sulla parola esplorazione. Sì, perché mi è venuto subito da osservare che scrivere un libro è come esplorare una terra sconosciuta (non sai mai cosa puoi trovare, e procedi seguendo una bussola interiore, ma fondamentalmente “senza mappa”); tradurlo, invece, è esplorare una terra, sì, ma con una vecchia cartina da verificare e aggiornare; promuoverlo, infine, è entrarci, in quella mappa, con tutti i sensi, la mente e lo spirito.

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Giovanni Agnoloni
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