Presepe e consapevolezza

PRESEPE E CONSAPEVOLEZZA

Presepe

Ecco il presepe di casa col bigliettino natalizio donatomi da un bambino alla messa di domenica scorsa. Cometa prima della cometa, è entrato di diritto nello scenario del salotto.

Sia questo il mio augurio per tutti voi, e che possa estendersi ben oltre il Natale, che dovrebbe essere non una, non tre come per Lucio Dalla, ma 365 volte l’anno, 30 al mese e almeno 24 al giorno.

Il Natale è la Scelta di nascere costantemente, è l’Oblio di ciò che non siamo, è il Bianco di una luce totalmente accolta, che dissipa e vanifica ogni ombra, e che non passa, ma perdura e cresce.

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“La verità non è un’idea ma una presenza”

(Christian Bobin, “L’uomo che cammina”, trad. Guido Dotti, ed. Qiqajon, 1998)

(grazie a Davide Brogi per avermelo segnalato)

Gettare ponti, fino alla Florida

GETTARE PONTI, FINO ALLA FLORIDA

Nell’avvicinarmi al 2025, sto iniziando a pensare alla promozione del mio nuovo libro, in uscita con Ediciclo a fine febbraio. Per adesso, anticipo soltanto che riguarderà il tema del viaggio, e posso preannunciare che la prima presentazione sarà il 5 marzo presso la residenza letteraria fiorentina Itaca, con lo scrittore e giornalista Paolo Ciampi, che dirige lo stesso centro culturale.

Ci torneremo sopra con dovizia di particolari. La cosa che invece desidero condividere con voi fin da ora più nel dettaglio, e con grande gratitudine verso lo scrittore e docente universitario Emanuele Pettener, è che sono stato invitato da lui e da sua moglie Ilaria Serra, anche lei professoressa d’Italiano (e Studi Comparativi), presso la Florida Atlantic University (la cui sede è a Boca Ratón), tra il 24 e il 31 marzo, per varie giornate di incontri con gli studenti e la comunità italiana (e italofona) locale. Questi appuntamenti saranno imperniati sul mio lavoro e la mia produzione di scrittore e traduttore, che considero da sempre un’unica attività, impegnandomi a svolgerla appunto per gettare ponti tra mondi (artistici, geografici, culturali e politici) che alcuni vorrebbero ostinarsi a vedere divisi.

Gettare ponti 1
Boca Ratón in una foto di Don Ramey Logan (che ho trovato su Wikipedia) dal titolo “Boca Raton Florida Sunset” (da Wikimedia Commons, Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0)

Sarà la mia terza trasferta negli Stati Uniti, dopo gli appuntamenti del 2018 a New York e quelli della primavera 2009 tra Maryland, Pennsylvania e South Carolina (viaggiando lungo lungo la East Coast in compagnia di colei che, dall’autunno di quell’anno, non ha mai smesso di mancarmi, ma in altro modo c’è sempre). E, in sostanza, questi nuovi incontri rappresenteranno il proseguimento e l’approfondimento delle riflessioni svolte nel corso degli ultimi diciotto mesi sul tema Gli orizzonti del viaggio e delle lingue, un evento che ho portato in giro per l’Italia e anche in Svezia, Polonia e Repubblica Ceca.

La parola-chiave, come dicevo, è gettare ponti. Ci ho riflettuto molto negli ultimi tempi (e sono tornato a farlo nei giorni scorsi), in relazione tanto alla stesura del mio saggio narrativo Voci oltre il buio quanto a quella (precedentemente conclusa) del mio romanzo, pure inedito, La via dell’altrove, che sia per i temi affrontati, sia per i luoghi in cui è stato scritto (in primis l’Ungheria), ben s’intona con l’idea di qualcosa che, come un ponte, si stende tra culture e mondi diversi. Senza parlare delle traduzioni in corso e in arrivo, che alimenteranno ulteriormente questo flusso multilingue e multiculturale.

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Traduzione, scrittura e altre strenne

TRADUZIONE, SCRITTURA E ALTRE STRENNE

Ieri sera ho terminato la revisione di una delle mie traduzioni più interessanti e impegnative degli ultimi anni, un grande reportage narrativo di Amir Valle che uscirà l’anno prossimo per Golem Edizioni.

Adesso si prospetta (come sempre, per me – e così anticipo la domanda di tanti: “E per Natale che fai?”) un periodo di grande lavoro, con l’ultima rilettura delle bozze del mio nuovo libro in uscita con Ediciclo Editore a fine febbraio (pensando già alla promozione da organizzare per la primavera-estate 2025), la revisione dell’affascinante diario intellettuale di un autore spagnolo, che uscirà l’anno prossimo con Ortica Editrice, e prossimamente la traduzione di un classico della letteratura svedese del Novecento (sempre per Ortica) e un ritorno alla traduzione di viaggio, con una nuova guida turistica dopo molti anni.

Traduzione

Direte: contento? No, se la Fiorentina non arriva in Champions League… Scherzo: sto anche elaborando il mio terzo noir e il mio nuovo saggio narrativo sulle tematiche filosofico-spirituali, dopo aver completato Voci oltre il buio.

E, a quanto pare, dovrò comprarmi un. nuovo Mac, ché il mio, “solo” del 2015, comincia a perdere colpi e non regge i programmi che adesso mi serviranno.

Comunque non scherzavo: si vince lo scudetto 😀

Don Antoine Metin: “La scelta dell’ignoranza o la volontà di non sapere”

Don Antoine Metin, sacerdote originario del Benin, è vicario presso la mia parrocchia, San Lorenzo e Quirico, a Firenze (nella foto, la chiesa di San Lorenzo a Ponte a Greve). Si trova qui in missione “fidei donum”, ovvero invitato dal vescovo per svolgere la sua missione pastorale.

Ho avuto modo di leggere alcuni suoi testi molto interessanti. Eccone di seguito uno decisamente attuale (e che ho apprezzato anche per la qualità linguistica, dato che Don Antoine è originariamente francofono).

Don Antoine Metin

“La scelta dell’ignoranza o la volontà di non sapere”

Il rapporto tra i popoli rimane segnato da una incomprensibile disuguaglianza in un mondo globalizzato. Come possiamo accettare che nel XXI secolo, nonostante la cultura digitalizzata e il movimento delle popolazioni, le persone continuino a ignorare ciò che ritengono non meritevole fino al punto di ignorarsi a vicenda?

Dal latino ignorantia, ignorare significa mancare di conoscenza in un determinato campo. La mancanza di conoscenza è un vuoto, una debolezza, una limitazione. Da questo punto di vista, l’ignoranza non nobilita né l’ignorante né coloro che hanno la responsabilità di educarlo e renderlo un uomo giusto e ragionevole.

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Fiera di Roma 2025

FIERA DI ROMA 2025

Alla fiera di Roma Più Libri Più Liberi quest’anno per me è stata una due-giorni molto intensa, nella quale gli incontri e i progetti si sono susseguiti con tanta velocità che non ho potuto approfondire granché gli eventi in programma. L’impressione comunque è stata quella di una kermesse molto frequentata, con numerose scolaresche (com’è tipico dei primi giorni di fiera) e molti lettori. Non saprei dire quale possa essere stato l’andamento delle vendite, ma la sensazione generale è che l’editoria, sia pur in tempi difficili, sia ripartita e sia molto combattiva. Mi auguro che questo sia il segno di come, nonostante la propaganda in atto sull’Intelligenza Artificiale, si stia “tornando al vinile” anche nel campo dei libri.

Fiera di Roma 1
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Olivia Crosio, “Josh in fuga”

OLIVIA CROSIO, “JOSH IN FUGA”

Dopo la bella serata dedicata ad Arkadia Editore presso la residenza letteraria fiorentina “Itaca” del 27 novembre, sono lieto di riproporre qui la mia recensione del romanzo Josh in fuga dell’autrice (e collega traduttrice) Olivia Crosio, uscito proprio per Arkadia a settembre, che qualche giorno fa è apparsa sul blog La Poesia e lo Spirito e che a Itaca ho avuto il piacere di presentare.

Olivia Crosio
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Arkadia e la Toscana a “Itaca”

ARKADIA E LA TOSCANA A “ITACA”

Mercoledì 27 novembre, ore 17,30

Presso il centro culturale “Itaca”

Via di San Domenico 22, Firenze

Mercoledì 27 novembre, a partire dalle ore 17,30, presso il centro culturale e residenza letteraria e centro culturale “Itaca”, in Via di San Domenico 22, a Firenze, si terrà un evento che raccoglierà la maggior parte degli autori toscani della casa editrice Arkadia, che parleranno dei loro libri con la conduzione del direttore della residenza (e autore e co-curatore della collana arkadiana “Senza rotta”) Paolo Ciampi e, nella seconda parte, mia.

Arkadia

Saranno presenti Tito Barbini (con “Il fabbricante di giocattoli” e “Storie di amori e migrazioni sull’isola dalle ali di farfalla”), Anna Bertini (con “Le stelle doppie”), Mauro Caneschi (con “La chimera di Vasari”, “Le figlie dell’uomo” e “Il codice Stradivari”), Paolo Codazzi (con “Lo storiografo dei disguidi” e “Lo specchio armeno”), Carlo Cuppini (coautore con Sandra Salvato e me del concept-book “Da luoghi lontani”), Massimo Granchi (con “Il principe delle arene candide” e “Se/dici”) e Marisa Salabelle (con “Gli ingranaggi dei ricordi” e “La scrittrice obesa”).

Io, oltre a parlare del mio romanzo “Viale dei silenzi”, intervisterò la “special guest”, la scrittrice e nota traduttrice milanese Olivia Crosio, con la sua nuova uscita “Josh in fuga” e con la precedente pubblicazione “La mentalità della sardina”, ampiamente ambientata in Toscana.

Lo scrittore e traduttore fiorentino Alessandro Gianetti, autore del romanzo “La ragazza andalusa” e di numerose traduzioni della collana arkadiana di lingua spagnola “Xaimaca”, interverrà in collegamento video da Siviglia, e con lui l’editore di Arkadia Riccardo Mostallino.

Interverrà in video anche il presidente dell’Associazione Sardi in Toscana.

Non mancherò di segnalare anche il romanzo di un autore italo-americano che ho apprezzato e recensito negli ultimi giorni, ovvero “Talking Heads 77” di John Domini (nella traduzione di Alessandra Ceccoli), sempre edito da Arkadia.

Cristiano? Non merita risponderti

CRISTIANO? NON MERITA RISPONDERTI

Non avrei mai pensato che risuccedesse, ma è risuccesso. O meglio, è successo, perché proprio così non mi era mai capitato. Bannare qualcuno non mi fa mai piacere, ma dal tempo della pandemia e dell’inizio della guerra in Ucraina ho deciso di applicare la tolleranza-zero rispetto alle forme (appunto) di intolleranza e mancanza di rispetto verso le opinioni e le convinzioni divergenti da certo “mainstream”.

Inoltre, se mi seguite da un po’, sapete che parlo spesso di tematiche filosofico-spirituali, evidenziandone molteplici connessioni con la sfera psicologica e olistica e con il dominio della fisica quantistica. È stato ed è ancora l’oggetto precipuo dei miei interessi di saggista, nella fase che è andata dalla pandemia in poi (da qui è nato il mio saggio Voci oltre il buio, che spero di pubblicare presto).

Cristiano
Il tratto di Via Pisana (a Firenze) nei pressi del vecchi ponte sul torrente Greve, dove si trova la mia parrocchia, San Lorenzo a Ponte a Greve (foto mia)

In tutti questi miei scritti e anche in sede pubblica (se capita), non nascondo mai, anzi dichiaro – e non per il gusto di sbandierare, ma per il diritto di non omettere e di esercitare la propria libertà di pensiero (e di fede) – il fatto di essere cristiano (nella fattispecie, cattolico) praticante. Il che non fa di me un bigotto, un baciapile o peggio ancora un complice di certe schifezze di cui numerosi membri della Chiesa, in specie in Vaticano, si sono resi colpevoli nella storia anche recente. Tanto che ho tradotto un paio di saggi su questi argomenti, ho sempre solidarizzato (anche con un’intervista al fratello Pietro) con la famiglia di Emanuela Orlandi, e critico apertamente lo stesso pontefice (di cui peraltro sono traduttore) per il silenzio e la chiusura sul tema, dopo l’iniziale apertura manifestata.

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Il Muro di Berlino 35 anni dopo

IL MURO DI BERLINO 35 ANNI DOPO

Oggi ricorre il 35°anniversario della caduta del Muro di Berlino. Dire che “sembra ieri” sarebbe patetico, perché è ancora oggi. Il Muro e il suo dissolvimento sono costantemente presenti, per cui possiamo dire che c’è e non c’è, come il gatto di Schrödinger, contemporaneamente vivo e morto.

A mio avviso, il Muro di Berlino, il suo abbattimento e gli eventi che gli sono ruotati attorno negli anni precedenti e successivi al 9 novembre 1989 rappresentano lo snodo fondamentale per comprendere le dinamiche degli ultimi cinquant’anni di storia europea – qui la recente puntata di “Passato e presente”, su Rai Storia, che ha affrontato l’argomento.

Non a caso, nei miei romanzi è un tema ricorrente, quasi un archetipo carico di valenze simboliche sempre risonanti con il presente. Torna ad affiorare anche nel mio nuovo lavoro La via dell’altrove, tuttora inedito e che affronta proprio il mezzo secolo (italiano e dell’Europa centro-orientale) che ha condotto all’immediata attualità.

Ma oggi voglio ricordarlo con due estratti dalle mie opere pubblicate Internet. Cronache della fine (Galaad Edizioni) e da Viale dei silenzi (Arkadia Editore).

Muro di Berlino

Ecco il primo (evocato anche dalla mia foto che precede), che allude anche ai muri invisibili (mascherati da “ponti”) che l’evoluzione tecnologica, indipendentemente dei suoi pregi, può creare (nella mia tetralogia distopica si fa soprattutto riferimento alla Rete e agli accessori per il suo utilizzo – oltre a possibili impieghi della tecnologia olografica -, ma considerazioni simili potrebbero egualmente applicarsi all’intelligenza artificiale, tema oggi di primo piano):

“Immaginare di calarsi su Berlino dall’alto, in volo, scendendo da un’altezza incommensurabile, come una di quelle immagini satellitari che piombano su una città dai limiti dell’atmosfera e illuminano via via particolari di cantieri, strade, case.

Sentire di poter scegliere tra migliaia di possibilità, come se fossero tutte a disposizione, e poi ritrovarsi nel cuore della metropoli-confine, la più avanzata frontiera d’Europa, un tempo linea di demarcazione tra l’Est e l’Ovest, e oggi – o magari fino a ieri – tra il passato e il futuro.

Raggiungere il cuore della modernità, in Berliner Freiheit, giusto dietro il Sony Center, in un angolo che avrebbe potuto essere un ritaglio di Wall Street preso e incollato nel Vecchio Continente, là dove, quarant’anni fa, si estendeva la landa desolata tra Potsdamer Platz e Leipziger Platz.

I fantasmi si aggirano ancora. Quelli di coloro che hanno cercato inutilmente di varcare il Muro, ma anche le migliaia di pedoni armati di smartphone, con gli auricolari infilati nelle orecchie e la testa persa in universi sintetici, che vagano per le strade del centro e ogni minuto attraversano a frotte un incrocio.

Nessuno crederebbe a ciò che è appena successo. Forse nemmeno se ne sono accorti. Tutti, in fondo, hanno questo in comune: un’utopia in corso, come un sogno indotto. Gli spettri, per illudersi di essere serviti a qualcosa. I passanti, per non impazzire.

Io, per trovare una ragione per non odiarmi.

Ho voluto credere nel grande inganno. Ho pensato che il Sistema contenesse tutte le risposte. Ho ceduto alla bellezza degli ologrammi, alla promessa di un computer capace di sentire il tocco della mia mano e di pensare come me.

Ma gli ologrammi non erano altro che goffe imitazioni dei dolori passati. Ciò che mancava era una mano da stringere, un volto da carezzare.”

(da Giovanni Agnoloni, Internet. Cronache della fine, Galaad Edizioni, 2021, p. 34)

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Tavolo da lavoro e computer in viaggio

TAVOLO DA LAVORO E COMPUTER IN VIAGGIO

Una grande fonte d’ispirazione, per chi scrive e traduce, sono i luoghi in cui svolge il suo lavoro. Questi rientrano tra i fattori ambientali che sostanziano l’esperienza del viaggiare, fornendo “mattoni” emotivi e cognitivi che poi contribuiscono a definire chi siamo o a farcene rendere conto, come già emerge dal mio libro Berretti Erasmus e come si vedrà con ancor più chiarezza nella mia nuova pubblicazione in arrivo nel febbraio 2025.

Tavolo da lavoro 1

Lavorare a casa, sul proprio tavolo abituale (il mio è qui nella prima foto), o farlo in un’altra città o paese, in un pub, nel salotto o nella cucina di una residenza letteraria o nella hall di un albergo, sono tutte esperienze che impregnano di sé il testo che si sta scrivendo o traducendo, un po’ come un odore farebbe con la stoffa dei nostri vestiti. L’ambiente penetra nelle idee, alimentando le intuizioni come un humus. Ecco perché mi fanno ridere le anime candide che dicono che tutto questo “distrae”, o che mi criticano per il mio “disordine” (riferendosi appunto alle foto del mio tavolo da lavoro che ogni tanto pubblico sui social media). Non sanno di quello che parlano, forse perché non hanno idea del livello di complessità intellettuale e artistica del lavoro di uno scrittore e di un traduttore letterario, che richiede precisamente quel tipo di fermento per alimentare il metabolismo interiore da cui nascono le sue pagine. Comunque, non è di loro, cari fottutissimi jodedores (per fare il verso al grande Mario Monicelli), che volevo parlare.

I luoghi, insomma, sono fornitori di impressioni permanenti e risonanti, spunti che non esiterei a definire “quantistici” per la nostra mente e tutto il nostro holos fisico-intellettuale-emozionale, e ognuno interagisce con ciascuno di noi in modo diverso e puntuale. L’importante è saper seguire il flusso, calandosi negli ambienti quando e per come questi “chiamano.”

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Giovanni Agnoloni
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