Cristiano? Non merita risponderti

CRISTIANO? NON MERITA RISPONDERTI

Non avrei mai pensato che risuccedesse, ma è risuccesso. O meglio, è successo, perché proprio così non mi era mai capitato. Bannare qualcuno non mi fa mai piacere, ma dal tempo della pandemia e dell’inizio della guerra in Ucraina ho deciso di applicare la tolleranza-zero rispetto alle forme (appunto) di intolleranza e mancanza di rispetto verso le opinioni e le convinzioni divergenti da certo “mainstream”.

Inoltre, se mi seguite da un po’, sapete che parlo spesso di tematiche filosofico-spirituali, evidenziandone molteplici connessioni con la sfera psicologica e olistica e con il dominio della fisica quantistica. È stato ed è ancora l’oggetto precipuo dei miei interessi di saggista, nella fase che è andata dalla pandemia in poi (da qui è nato il mio saggio Voci oltre il buio, che spero di pubblicare presto).

Cristiano
Il tratto di Via Pisana (a Firenze) nei pressi del vecchi ponte sul torrente Greve, dove si trova la mia parrocchia, San Lorenzo a Ponte a Greve (foto mia)

In tutti questi miei scritti e anche in sede pubblica (se capita), non nascondo mai, anzi dichiaro – e non per il gusto di sbandierare, ma per il diritto di non omettere e di esercitare la propria libertà di pensiero (e di fede) – il fatto di essere cristiano (nella fattispecie, cattolico) praticante. Il che non fa di me un bigotto, un baciapile o peggio ancora un complice di certe schifezze di cui numerosi membri della Chiesa, in specie in Vaticano, si sono resi colpevoli nella storia anche recente. Tanto che ho tradotto un paio di saggi su questi argomenti, ho sempre solidarizzato (anche con un’intervista al fratello Pietro) con la famiglia di Emanuela Orlandi, e critico apertamente lo stesso pontefice (di cui peraltro sono traduttore) per il silenzio e la chiusura sul tema, dopo l’iniziale apertura manifestata.

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Tesoro oltre l’ombra

TESORO OLTRE L’OMBRA

Credo che una delle frasi letterariamente più viscerali e rivelatrici di tutta la tradizione occidentale sia contenuta nel Vangelo di Matteo, al capitolo 13 (52):

“Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.”

Poche volte, assistendo alla messa come ieri (perché non sono uno di quegli scrittori che si vergognano della propria fede, ché a dichiararla “si rischia di passare da fessi”, come una volta ebbe a dire un noto editor a un evento a cui partecipavo), ho sentito una frase risuonare con me con tanta forza. È stato così proprio perché scrivo, e perché ho capito che quel tesoro – che è il “Regno dei Cieli” – è la centratura nel Sé di cui parlo sempre. E da quel tesoro, che si annida oltre l’Ombra – di cui uno scrittore (come tutti, del resto) non deve aver paura – scaturiscono nuove visioni inevitabilmente legate alle radici ancestrali dell’essere, alla sapienza originaria trasmessa dal “passato”, in un continuo afflato creativo – anche perché, sulla scala ultima delle cose (che è quella dalla quale lo spirito agisce nella realtà macroscopica), il tempo non esiste.

Tesoro

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Giovanni Agnoloni
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