Respiro, consapevolezza, pace

RESPIRO, CONSAPEVOLEZZA, PACE

Respiro

I miei percorsi meditativi mi hanno portato a considerare un aspetto sul quale non avevo mai soffermato l’attenzione. C’è un punto, in ogni singolo respiro, in cui la stessa attività respiratoria si ferma (o si sofferma), e con essa il pensiero e la percezione del tempo. Quello è il punto in cui si colgono il silenzio e il vuoto perfetti, e il cuore riprende campo e irradia beneficamente l’holos spirito-mente-corpo. Insieme, si comprende l’illusorietà del tempo (confermata dalle più recenti scoperte della fisica quantistica) e ci si affaccia sull’Eterno.

In quel punto (che in realtà, olograficamente, è in ogni punto del cosmo, e quindi anche di noi) si annida il nucleo del nome stesso di Dio, che nella tradizione ebraica si chiama YHWH (spesso traslitterato come “Yahweh”), ovvero “Io sono”. Come a dire, non solo il “divino in noi” (il Sé) è la radice dell’identità, ma lo stesso nome di Dio, formato dalle due metà “YH” e “WH” – assimilabili al suono dell’inspirare e a quello dell’espirare – è un respiro completo. Il cuore di questo nome, però, è proprio l’attimo centrale in cui il respiro è fermo, l’istante senza-pensiero-e-senza-tempo a cui non corrisponde alcuna lettera, ma solo un immaginario trait d’union di “assenza”.

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Voce interiore e scrittura

VOCE INTERIORE E SCRITTURA

Voce interiore

Nello scrivere, soprattutto in un periodo difficile come questo, uno degli elementi fondamentali, anche per parlare del mondo in cui viviamo o verso cui andiamo, è prescindere dal mondo. Non lasciarsi turbare, pizzicare o anche solo sfiorare da stati d’animo negativi indotti da pensieri, voci o opinioni abilmente diffusi dai media o da discutibili forme di controinformazione.

Come ricorda sempre l’ottimo numerologo e motivatore Alberto Ferrarini, occorre sforbiciare, tagliare via tutto ciò che interferisce con la nostra voce interiore. Solo così è possibile attingere a quei pensieri netti e lucidissimi che sono capaci di incidere nella realtà, e scrivere cose che diano veramente un contributo, a noi e agli altri.

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Pessimismo? No, grazie

PESSIMISMO? NO, GRAZIE

Recentemente mi è capitato di interagire con vari amici, colleghi e anche persone che prima non conoscevo, particolarmente (e comprensibilmente) avviliti e portati a coltivare il pessimismo.

Pessimismo

Come ho sempre detto – anche nell’antologia a cura di Giulio Milani Noi siamo l’opposizione che non si sente (Transeuropa, 2021) -, ribadisco pure qui che è un atteggiamento controproducente. Serve soltanto a rendere la vita più facile ai sistemi di potere antidemocratici e criminali, che anzi alimentano il pessimismo con filoni della controinformazione abilmente pilotati, che dicono che tanto non c’è via di uscita, che andrà sempre peggio, che “sono tutti uguali”, che “è già tutto deciso”. Così la gente si scoraggia, non vota, non protesta e si arrende.


Dobbiamo mantenere la lucidità e la capacità di vedere e apprezzare i dati positivi e incoraggianti che CI SONO, soprattutto in questo momento. Non tanto qui o in Francia, lo riconosco. Ma si tratta di due paesi (insieme all’Austria) sempre più isolati, e che non potranno insistere a lungo su questa strada. La riscossa è partita, la verità sta venendo fuori e la libertà sta iniziando a tornare, come dimostrano Spagna, Irlanda, Regno Unito, Messico, molti stati degli USA, per non parlare di realtà come quella polacca, dove di restrizioni folli e antiscientifiche come quelle italiane non si è mai sentito parlare (o, se in parte ve ne sono state, la gente le ha giustamente boicottate).


Siamo prossimi a un possibile punto di svolta, che potrebbe avere nell’elezione di un capo di stato inaspettato (o inaspettata) un momento-chiave, possibile preludio alla fine di un governo tra i peggiori della storia repubblicana. Teniamo duro, e continuiamo a rimanere coerenti nel difendere la Costituzione e nell’ignorare le norme in contrasto con essa, riservandoci di adire tutte le istanze giudiziarie in caso di sanzioni. Così si combatte la discriminazione finalizzata al controllo. Così si risorge.


E


Mantenere sempre un atteggiamento positivo, coltivare la meditazione, la preghiera, l’alimentazione sana, l’amore, il sano esercizio fisico, tutto ciò che è passione e vocazione. E diciamo NO al pessimismo. Basta la realtà di fatto per sperare. E la speranza non è mai morta, nemmeno quando Hitler era all’apice del potere – e infatti poi è caduto.


Per coloro che hanno problemi di soldi, capisco, adesso è dura, e non li giudico se devono scendere a compromessi. Ma li invito comunque a resistere e a ricorrere per vie legali. E soprattutto facciamo tutto il possibile, almeno noi che possiamo permettercelo, per non prestare il fianco a un sistema contrario a ogni buon senso.


Ricordiamo la lezione di Gandhi, e cerchiamo di viverla con la centratura che ci hanno insegnato figure come Thích Nhất Hạnh, ma soprattutto come il troppo spesso dimenticato Gesù Cristo. Ci sia di insegnamento il Suo atteggiamento nel deserto, quando fu tentato dal demonio ma si rifiutò di dialogarci.

Giovanni Agnoloni
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