LO STATO DEI LAVORI DOPO “TESTO”
Sono stati tre giorni intensi, quelli della fiera del libro di Firenze, “Testo”, presso la Stazione Leopolda, giunta alla sua terza edizione. Quale lo stato dei lavori, per quanto mi riguarda? Personalmente, l’ho vissuta da scrittore e traduttore, come generalmente vivo le fiere librarie, parlando con amici editori, autori, giornalisti e lettori e traendo da questi scambi l’indispensabile alimento di contatto umano e professionale che contribuisce alla creatività artistica non meno delle dinamiche interiori, delle esperienze artistiche e dei viaggi.

A parte questo, ho assistito a una sola presentazione, per la quale ero riuscito a prenotare un posto: quella del libro Il Danubio. Un viaggio controcorrente dal Mar Nero alla Foresta nera dell’autore inglese Nick Thorpe (Keller Editore) che mi attirava perché l’anno scorso ho incontrato più volte il grande fiume durante il viaggio mitteleuropeo intorno alla mia residenza letteraria a Pécs, in Ungheria. Riflessione interessante e carica di suggestioni, forse non del tutto consonanti con il mio modo “fuori dagli schemi” (un po’ à la Pasolini) di vedere le realtà geografiche e politiche, ma senz’altro capace di dialogare idealmente con lo spirito di esplorazione geografica e culturale del romanzo che proprio in questi giorni ho finito di scrivere, La via dell’altrove, sul cui “stato dei lavori” più volte mi sono soffermato su questo blog.
Avrei voluto anche assistere alla presentazione di un’opera, edita da Ediciclo, Passeggiate nei piccoli cimiteri di Claudio Visentin, ma l’evento era già tutto esaurito e, quando sono arrivato, ahimè leggermente in ritardo, nella sala molto affollata era rimasto solo un paio di posti in zone centrali “a misura di pestone”, per cui mi sono astenuto. Ma avevo già avuto modo di sentirne parlare durante l’appuntamento del giorno prima della fiera, presso la nuova residenza letteraria “Itaca” del giornalista e scrittore Paolo Ciampi– che è anche la sede della casa editrice da lui diretta, I Libri di Mompracem. Un incontro molto simpatico e interessante con alcune delle case editrici ospiti di “Testo”, ovvero appunto Ediciclo, Miraggi (per cui anni fa ho tradotto Bolaño selvaggio insieme a Marino Magliani), Bottega Errante e Kellermann. È stato l’inizio di un lungo percorso di appuntamenti culturali presso “Itaca”, al quale avrò in varie occasioni il piacere di contribuire.
Così, lo stato dei lavori della fiera per me è naturalmente confluito nel flusso di eventi – oltre che di scrittura e di traduzione (ho da poco iniziato a tradurre dallo spagnolo un’altra opera dell’autore cubano Amir Valle) – che popolano questo febbraio e che si avviano ad animare l’ultimo scorcio d’inverno e l’intera primavera. Sempre presso “Itaca” (Via di San Domenico 22, Firenze), infatti, domani 27 febbraio, alle ore 18, si terrà la presentazione delle due opere di autori svedesi che ho tradotto, ovvero Lettere delle piante agli esseri umani di Sanja Särman e Träbild. Sussurri da Gotland di Christian Stannow (Ortica Editrice).
Paolo Ciampi e io dialogheremo con Sanja, scrittrice, filosofa e artista visuale, che interverrà in collegamento video affrontando il tema della sottile voce del mondo vegetale, che tutto sente e con tutti noi comunica, mettendoci in guardia dai nostri comportamenti dissennati e suggerendoci un possibile percorso di rinascita. Quindi passeremo a esplorare il fascino impalpabile ma pervasivo dell’isola baltica di Gotland, con le sue leggende medievali rivisitate in chiave moderna da Christian Stannow, narratore, poeta, sceneggiatore e regista oggi novantenne, che nel suo libro in prima traduzione italiana ha raccontato la storia di un artista francese naufragato alla metà del Trecento sull’isoletta di Fårö, all’estremità nord-orientale di Gotland (tra l’altro, l’ultima dimora di Ingmar Bergman). Una storia che s’immerge nel profondo di una vegetazione e di un mondo ricchi di sentimenti forti, paesaggi estremi ed epifanie capaci di suscitare miti e leggende.
Ora però – in attesa di fare un rapido salto al Book Pride di Milano, il pomeriggio del 9 marzo – è il momento di tornare al lavoro sui miei testi (considerando “miei” anche quelli di chi sto traducendo).
Vi aspetto dunque a Itaca domani (senza Proci e senza tela, naturalmente), e intanto mi rimetto a scrivere e a tradurre. Lo stato dei lavori, in realtà, è infatti un flusso, e non si può fermare.