L'”Io-Tu” del Divino nel Sé e nel mondo

L'”IO-TU DEL DIVINO NEL SÉ E NEL MONDO”

Interessante scambio di idee tra tologia, filosofia e fisica quantistica con Marco, un lettore del blog La Poesia e lo Spirito prendendo spunto da un mio vecchio articolo sul mio primo pellegrinaggio a Medjugorje del 2012 (v. qui e qui).

Lo riporto perché scende al cuore delle mie attuali ricerche (oltre che degli stessi contenuti del mio libro Le rivelazioni dei vlaggio (Ediciclo Editore), e anche della prossima conferenza su Tolkien. Light and Shadow – Tolkien. La Luce e l’Ombra (volume bilingue da me curato e tradotto per Kipple Officina Libraria) che si terrà il 4 febbraio alle ore 18 presso il centro culturale”Itaca” dell’amico autore e giornalista Paolo Ciampi (Via di San Domenico 22, Firenze) insieme al Prof. Lorenzo Tanzini e all’editore e scrittore Lukha B. Kremo.

(Ricordo sempre che l’illustrazione di copertina è di mio padre Giorgio Agnoloni)

Marco:

Ho letto questo reportage con interesse e rispetto, perché restituisce bene la dimensione del viaggio, del corpo, della fatica e delle risonanze interiori che Medjugorje suscita anche in chi vi si accosta “fuori dagli schemi”. Proprio per questo, però, credo sia utile aggiungere una precisazione, non in senso polemico, ma di chiarimento.

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Verbo e azione

VERBO E AZIONE

Verbo
Uno scorcio del mare (o forse del cosmo) da Marina di Pisa (foto mia)

È almeno una settimana che rifletto sul significato della parola “contempl-azione”, in rapporto a quella “trasform-azione” (e i trattini sono fondamentali). Stiamo attraversando un momento delicatissimo, nel quale -come ho già sottolineato in precedenza – i “muro contro muro” (ovvero la dualità) possono rappresentare la scintilla definitiva e letale, tanto sul piano personale quanto su quello interpersonale e collettivo. Urge quindi comprendere mediante un atteggiamento contemplativo, da non confondere con la mera “osservazione” (attenzione che qui non c’è il trattino).

“Osservare” significa “guardare” e – come la fisica quantistica ci insegna – porta inevitabilmente a interagire con l’oggetto osservato, potendo dunque innescare pericolose reazioni a catena.

“Contemplare” è altro: precisamente, rendersi conto che esiste un’intelligenza superiore e “implicata” (per usare un termine caro a David Bohm) in tutto il cosmo e nelle pieghe della nostra vita, e perciò della nostra mente e del nostro cuore. Significa dunque calarsi con la mente e con il cuore in questa intelligenza, questo Logos o Verbo che “in principio era”, come dice l’incipit della più grande opera di tutti i tempi, il Vangelo di Giovanni. Identificarsi con essa, sentirsene parte e lasciare che sia essa ad agire attraverso noi.

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Giovanni Agnoloni
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