Viaggiare tra molte sponde

VIAGGIARE TRA MOLTE SPONDE

Più volte, su questo blog, ho parlato di come il mio lavoro non contempli sostanzialmente “vacanze”. Eppure, col fatto che parto spesso per eventi, residenze letterarie e periodi di approfondimento linguistico all’estero, spesso la gente mi dice: “O che viaggi sempre? E quando lavori?”. Una volta me la prendevo, ora ci rido sopra. Per anni sono stato oggetto di battute e frecciatine varie da parte di chi mi voleva “insegnare” a fare un lavoro qualunque e sorrideva ironicamente sulle mie presunte velleità letterarie. Ora che la mia attività ha preso corpo, mi permetto di fare il mio gioco. E il mio gioco comprende lavorare incessantemente anche di sabato e domenica da almeno dieci anni a questa parte e viaggiare spesso, sì, ma sempre portandomi dietro il lavoro: meglio ancora, facendo del viaggio il mio lavoro e del mio lavoro il viaggio, seguendo il flusso delle epifanie e del richiamo dei luoghi.

Tutto questo, recentemente, è avvenuto tra molte sponde, mediterranee e atlantiche, e nelle prossime settimane continuerà a farlo. Tra il 20 e il 21 marzo il mio “viaggiare” mi ha portato nella sempre amata Maremma, a Grosseto, dove il mio nuovo libro Le rivelazioni del viaggio è stato oggetto di una splendida presentazione a cura di Pasqualino Casaburi presso la Galleria d’arte “Il Quadrivio” di Patrizia Zuccherini, nell’ambito della rassegna “Visibile e invisibile”. La discussione (nella foto di Guido Capirci), accompagnata dalle suggestive note dello handpan di Pasqualino, ha toccato gli aspetti salienti del libro, evidenziando soprattutto gli eventi e le situazioni apparentemente “strani” che costellano il percorso dell’esistenza, e dunque l’unico vero viaggio che tutti noi compiamo, rendendolo più interessante e “appetitoso”.

Viaggiare Grosseto
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Qualunque luogo

QUALUNQUE LUOGO

Qualunque luogo

Un saggio mi ha recentemente detto una frase che mi risuona dentro: “Quando la mente si acquieta, potrai vivere in qualunque luogo”.

Stamani, reduce da un sogno in cui litigavo con Alessandro Gassman (forse memore di certe sue affermazioni durante la stagione pandemica – ma alla fine, clamorosamente, facevamo pace), mi sono svegliato con un’illuminazione che mi fatto capire il senso di quelle parole, ricollegandolo al complesso della mia attività letteraria.

L’acquietarsi della mente è – e mi rifaccio ad altri spunti trasmessimi da quel saggio – il venir meno di “dubbi” e “desideri”, ovvero di quella malsana tendenza del pensiero ad anteporsi rispetto al cuore, all’intuito, alla “pancia della vita” (v. il mio articolo precedente). Attenzione, non che il pensiero non serva, ma aiuta a condurre una vita sana ed efficace solo quando lavora per attuare quanto l’intuito – canale espressivo che si palesa nel silenzio assoluto, dove alberga l’anima e si radica il Dio-in-noi – suggerisce ed emana, mentre al contrario causa dissonanze interiori fonti di nevrosi e malsane somatizzazioni quando pretende di dire “no” agli aneliti che emergono dal profondo, bloccandoli o condizionandoli.

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Giovanni Agnoloni
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