Ganesh Del Vescovo in concerto al “Lyceum” di Firenze

GANESH DEL VESCOVO IN CONCERTO AL “LYCEUM” DI FIRENZE

Il concerto di ieri del Maestro Ganesh Del Vescovo al Lyceum Club Internazionale di Firenze è stata l’ennesima, poderosa rivelazione della grandezza della sua musica. E non prendetela come l’entusiastica affermazione di un allievo e amico, quale sono, del musicista e compositore. È semmai il parere sentito e consapevole di una persona che, anche per propensione artistica e professionale, ha nel suono il fondamento del proprio lavoro di scrittore e traduttore letterario.

Ganesh Del Vescovo

Il programma, che vedete nella foto, aveva una struttura interessantissima, che partiva dal Novecento con alcuni pezzi semplici ma dalle armonie magnetiche di Stravinskij, per poi passare attraverso un percorso di musiche rinascimentali e barocche, tra Lully (rivisitato da De Visée), Domenico Scarlatti e Girolamo Frescobaldi, trascritte dallo stesso Maestro Del Vescovo e da lui interpretate con diverse chitarre, tra cui la famosa Ramírez del Maestro Álvaro Company (colui che “scoprì” Ganesh ancora ragazzo) e una splendida “chitarra d’amore” a 8 corde accordata in fa diesis. Queste esecuzioni trascinavano in una dimensione antica e carica di risonanze di luoghi primigeni, preparando alla seconda parte del concerto, con gli straordinari quattro Paesaggi sonori, gli ultimi e per me più bei pezzi di Ganesh Del Vescovo.

Qui, un’accordatura originale e densa di suggestioni di Oltre riesce a trasportare chi ascolta e osserva in un Altrove trascendente ma al contempo radicato nel qui e ora, fatto di spirito-e-materia, e a dipingere quasi visivamente autentici paesaggi animici, ma anche concreti, terre “di mezzo e di avanti”, direi, che fanno da perfetto pendant (e perfino superamento) rispetto a quelle del “prima” evocate dalla parte precedente del concerto.

I nuovi – e ancora inediti – pezzi di Ganesh Del Vescovo sono una perfetta sintesi dello spirito della musica classica europea e di quella indiana, perché uniscono alla perfezione della struttura compositiva la ricchezza di risonanze interiori dei Raga indiani, e dunque uniscono in un abbraccio perfetto l’Ovest e l’Est del mondo e del pensiero, e insieme l’antico e il moderno, il contemporaneo e perfino il “di là da venire”. Vi ho colto riflessi di polifonia bachiana, profondità “barbariche” evocate dai bassi che già furono di Villa-Lobos, perfino accenni jazzistici e la quintessenza stessa delle più alte creazioni pop-rock dei Beatles (pensando soprattutto alla loro produzione “indiana”).

La verità, però, è che Ganesh Del Vescovo non si ispira a nessuno. Questa musica, proprio come le migliori creazioni letterarie e artistiche in genere, scaturisce direttamente dall’anima e all’anima stessa rimanda, in un percorso di avanzamento e costante superamento di confini. Perché oggi, diciamola tutta, nel campo commerciale (non solo pop e rock, ma anche in gran parte della musica d’impostazione classica), la bellezza non esiste praticamente più. Ma queste composizioni del Maestro Del Vescovo, ne sono certo, tra cent’anni e più saranno ricordate e studiate come un insieme di capolavori.

Spero vivamente che chi ieri non è potuto venire al concerto abbia presto altre occasioni per ascoltarle. Quanto a me, da scrittore e da studente di chitarra, continuerò a farmene ispirare.

Giovanni Agnoloni
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