Panorami di Stoccolma e pensieri. Anzi no.

PANORAMI DI STOCCOLMA E PENSIERI. ANZI NO.

Ormai non scrivo su questo blog da un po’ di tempo, perché sono nel bel mezzo di un soggiorno svedese (a Stoccolma e dintorni) che mi sta impegnando soprattutto dal punto di vista linguistico – sono qui per migliorare il mio svedese parlato, dato che per la traduzione già ci siamo, ma per la conversazione serve fare un passo ulteriore. Al contempo, sto continuando a tradurre un altro grande libro dello scrittore cubano Amir Valle (di cui ricordo, in libreria, la mia ultima traduzione, Il santuario delle ombre, edito da Golem) e portando avanti il mio saggio narrativo Voci oltre il buio e (un po’ più a rilento) il mio noir Ladro di stanze.

Panorami di Stoccolma 1

Oggi, però, ispirato dai panorami di Stoccolma (qui trovate alcune mie foto), ho pensato di dover fare il punto rispetto a varie cose su cui mi ero già soffermato in precedenza anche su questo sito, ma che adesso mi sono molto più chiare, perché nel frattempo i progressi interiori sono stati significativi.

Prima di tutto, il fatto che mi trovo (e mi sono sempre trovato) straordinariamente bene qui (come dimostrato anche dal fatto che, dopo il mio primo soggiorno a Stoccolma, del 2007, vi ambientai una parte del mio primo romanzo edito, Sentieri di notte, oggi primo atto della tetralogia della fine di internet Internet. Cronache della fine, edita da Galaad).

Fin dal titolo di questo articolo ho evocato i panorami di Stoccolma perché quello che colpisce più di tutto nella capitale svedese, per lo meno in prima battuta, è proprio la straordinaria bellezza delle sue strade, dei suoi palazzi e della tanta natura (e acqua) che si espande al suo interno, sulle e tra le numerose isole che formano la città. Ma questo è solo il punto di partenza. La mia sintonia con la Svezia ha strettamente a che fare con una vibrazione caratteristica anche dell’umanità di questi luoghi, che impropriamente in Italia e nel Sud dell’Europa molti considerano fredda e poco socievole, mentre la mia esperienza è molto diversa.

Gli svedesi sono riservati, sì, ma anche aperti e disponibili quando entri in relazione con loro: infatti qua ho già diverse belle amicizie. E poi questo loro mix di garbo e riservatezza (che fondamentalmente “è l’educazione”, come direbbe Checco Zalone) mi somiglia molto. Forse perché sono per metà calabrese e per metà fiorentino, e dunque unisco in me diversi imprinting culturali, sospesi tra il Sud e il Centro-Nord d’Italia, con l’aggiunta di tutti i viaggi e le lingue conosciuti e in corso di approfondimento.

Panorami di Stoccolma 2

In altre parole, i panorami di Stoccolma, colti sia nel loro versante più noto (Gamla Stan, ovvero la Città Vecchia), sia nelle parti meno conosciute, come le genuine ma curatissime periferie, mi stanno ispirando una riflessione su qualcosa che nella vita mi ha sempre infastidito, e con cui adesso sto “facendo pace”: il fatto di essere diverso – non in senso sessuale o politico (perché in quegli ambiti sono “banalmente” etero e indipendente, nell’ordine) -, ma perché non amo le folle, non amo il casino e non amo nemmeno (di regola) fare quello che fa la maggioranza delle persone, ivi incluso aderire, spesso acriticamente, a slogan propagandistici (a uso pandemico, bellico o di altro tipo, visto che oggi vanno un po’ tutti di moda).

Sono uno che non prova nessuna vergogna a (anzi, ama) parlare di tematiche culturali e artistiche davanti a tante persone – e non per “ego”, ma per la gioia di lavorare e di condividere percezioni ed esperienze -, ma non amo i locali superaffollati, la gente rumorosa, il sudore, le spinte e la maleducazione. Anche se, sia chiaro, non sono per nulla un soggetto “perbenino”, ché anzi mi sdegno e m’incazzo, quando è il caso, e dico anche parolacce liberatorie (ma non bestemmie). Insomma, sono viscerale e al contempo riservato. E mi piace conoscere la gente in modo graduale tanto quanto, in qualche caso, incontrare molte persone nuove in una sola volta (per esempio in occasione della presentazione di un libro o di una fiera libraria), purché dopo possa prendermi le mie pause di solitudine rigenerante.

Panorami di Stoccolma 3

Stoccolma per me è così, e lo è anche la lingua svedese, tosta per pronuncia e comprensione orale, ma in fondo semplice ed essenziale. La ricchezza e la profondità (e insieme la linearità quasi “zen”) dei due libri che finora ho tradotto, Lettere delle piante agli esseri umani di Sanja Särman e Träbild. Sussurri da Gotland di Christian Stannow (entrambi editi da Ortica), ne sono fedele testimonianza.

I panorami di Stoccolma (anche in senso antropologico) mi stanno ancora una volta ponendo davanti all’innegabile e inequivocabile legge della risonanza (o dello “specchio”), perché mi hanno fatto capire chi sono veramente. Un tempo – ne è prova la prima parte del mio diario di viaggio romanzato Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa (Fusta Editore) – mi sentivo quasi “in dovere” di uscire anche da solo per mescolarmi con la folla locale, conoscere gente e auspicabilmente ragazze, ed è così che sono nate tante mie amicizie e qualche amore. Non che adesso disdegni cose del genere (soprattutto la seconda), ma solo negli ambienti “giusti”, con una frequentazione consonante con me, tipo un pub tranquillo fuori dai circuiti turistici, con musica dal vivo a volume contenuto, oppure una cena tra amici.

Panorami di Stoccolma 4

Qualcuno potrebbe dirmi che Stoccolma mi ha semplicemente messo davanti al fatto che sono invecchiato. Al contrario, mi sento molto più giovane e consapevole di quello che voglio, rispetto ad allora. Certo, quell’allora mi è servito ad arrivare dove sono adesso, ma non posso negare che facessi così soprattutto per sentirmi più à la page o per sfuggire alle ombre junghiane. Ora, dopo anni di lavoro in sede olistica, meditativa e spirituale, quelle le ho sciolte, e mi accorgo che “sotto” rimane solo un’immagine luminosa o comunque traslucida, che ha strettamente a che fare con il Sé, ovvero con la sostanza spirituale di quello che ognuno di noi è e desidera. Con la sua – la mia – vocazione: quello che veramente voglio, che veramente mi va. E me ne sono reso conto qui.

Rielaborerò questi contenuti in senso “spirituale” in Voci oltre il buio, partendo anche dall’energia specifica dei panorami di Stoccolma – parte delle cui suggestioni comunque già trasparirà (sia pur analizzata in ottica diversa, strettamente legata al viaggiare-in-sé), anche nella mia prossima pubblicazione, in uscita più o meno a inizio 2025, sulla quale ancora non vi anticipo nulla di specifico.

Per adesso, rifacendomi al Jepp Gambardella de La grande bellezza, posso dire che, a quasi 48 anni, “non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”.