Piazza del Carmine

PIAZZA DEL CARMINE

L’altra sera, di ritorno da uno dei miei tandem linguistici in presenza (ché va bene farli su Skype, ma di persona è più divertente), come tante volte ho attraversato il quartiere fiorentino di San Frediano – caro al maestro Vasco Pratolini, già ricordato nel mio articolo che ho ripostato l’altro giorno – e mi sono trovato a passare per Piazza del Carmine. Oggi la si può ammirare nel suo armonioso vuoto, ben diversamente da com’era fino a relativamente pochi anni fa, quando un parcheggio sempre gremito ne occupava la parte centrale. Così com’è adesso, invece, riesce sempre a “far pulito” dei miei pensieri e a evocarmi scene, sensazioni e ricordi.

Tutto questo non succede per caso, dato che mio padre ci abitò in un periodo che, se ben ricordo, andò dal tempo della seconda guerra mondiale a buona parte degli Anni Sessanta (nella mia foto, è la casa sulla sinistra, mi pare all’ultimo piano, sull’angolo, la seconda dove stette). E comunque era nato lungo Borgo San Frediano e visse pure in una casa all’incrocio tra questa strada e la via che conduce alla piazza, ma che già si chiama “Piazza del Carmine”.

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Firenze di notte

FIRENZE DI NOTTE

Ieri sera, andando e poi tornando da uno di quei simpatici incontri di gruppo tra (quasi) perfetti estranei di diversi paesi e continenti che sono gli scambi linguistici internazionali, ho rivisto Firenze di notte. Quando non ci sono più tanti turisti e le luci artificiali si insinuano nel campo visivo da qualunque parte ti giri, interferendo ectoplasmaticamente con le foto (come potete qui vedere dai miei scatti).

Firenze di notte

Così mi sono venute in mente tante cose. Anni, anzi decenni, di uscite di gruppo e di coppia, ma anche in solitaria, alla ricerca di idee o in fuga da pensieri, scansando il casino onnipresente di giorno. Ma anche il tempo (post-)pandemico, e in particolare la mattina in cui mi apprestavo a partire con un amico per un cammino lungo la Via di Francesco (non per intero, figuriamoci) e Piazza della Signoria (ieri notte moderatamente popolata) era quasi deserta e sembrava un’immagine aggiornata di quello che doveva essere stata nell’Ottocento (per rifarmi alle suggestioni shelleyane di cui abbiamo parlato a settembre a “Itaca” insieme a Tiziano Arrigoni).

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Giovanni Agnoloni
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