ESTRATTI DI RECENSIONI DEI ROMANZI DI GIOVANNI AGNOLONI

Ecco alcuni estratti di recensioni dei romanzi di Giovanni Agnoloni, particolarmente significative per aver colto aspetti-chiave dei suoi libri:

Su Sentieri di notte

Giovanni Agnoloni libri

Sentieri di notte è un’opera in cui si combinano, in perfetta armonia, visioni tanto diverse ma suggestive come quelle del futurismo, della fantascienza, della fantasia eroica, del thriller e del romanzo noir, per cui ogni pagina è un vero piacere anche per il lettore più esigente.
Ma soprattutto è buona letteratura. Una letteratura intelligente. Una riflessione profonda su certe zone oscure della specie umana (l’amore per il potere, il desiderio quasi eterno di manipolazione, l’inganno come meccanismo per conseguire il dominio sugli altri, ecc.); una riflessione, però, che si basa su molte di quelle “modernità” tecnologiche che, in teoria, dovrebbero rendere più libero l’essere umano ma, come può vedersi nel libro, finiscono quasi sempre per trasformarci in schiavi senza che ce ne accorgiamo.
Questo è un romanzo in cui la paura, l’etica, l’amore, la fedeltà e la morte…, vale a dire, quei valori essenziali che ci rendono esseri umani, sono gli elementi che illuminano quella Nebbia devastante che oscura in pari misura i luoghi e l’anima umana.”

(Amir Valle, scrittore e giornalista, dalla quarta di copertina dell’edizione spagnola Senderos de noche)

 

“Il tuo libro (…) è un tour de force dell’immaginazione. Hai osservato in profondità nel futuro della scienza, dell’intelligenza artificiale e della tecnologia, e immaginato un futuro distopico in cui grandi imprese tecnologiche (…) esercitano fin troppo potere sulle vite delle persone. Il romanzo illumina molti dei pericoli dei tempi in cui viviamo. Al tempo stesso, ho apprezzato le qualità filosofiche e spesso spirituali della narrazione. Grazie alla tua attenta costruzione della trama, i personaggi si vengono a trovare più volte davanti a importanti crocevia morali e filosofici, nei loro percorsi esistenziali. In molti sensi diversi, il tuo libro dà l’impressione di essere qualcosa di simile a un moderno 1984.”

(Richard Merli, scrittore e redattore-capo della rivista letteraria newyorchese “October Hill”, in un’e-mail inviata all’autore)

 

“L’opera di Agnoloni s’inscrive nel Connettivismo, l’unica avanguardia partorita dalla letteratura italiana in questi anni. Io non sono un esperto del Connettivismo, e rimando chi mi legge al manifesto del movimento e ai blog dei suoi autori. La mia è necessariamente una lettura “dal di fuori”. Ma ciò che mi preme dimostrare è che non ci troviamo di fronte a “un libro di fantascienza”, sia pure di una fantascienza ispirata alla migliore tradizione, quella dei Dick e degli Stanisław Lem. Il “perturbante”, nel mondo di Agnoloni, risale alla sua fonte originaria: a quel Theodor Amadeus Hoffmann che ha attraversato la letteratura ottocentesca come un incubo dietro la porta (perché è sempre da dentro la letteratura che si muovevano le visioni di Hoffmann: i suoi racconti iniziano spesso con un libro che parla d’epoche passate, e che improvvisamente prende vita).”

(Giorgio Galli, blogger culturale e critico letterario, sul blog “La lanterna del pescatore”)

 

“Il primo romanzo di Giovanni Agnoloni è certamente un thriller ispirato alla poetica futurista del Connettivismo ma è anche – e soprattutto – una ricerca spirituale, quella che nel linguaggio del romance viene definito una quest. Pur essendo marcato da momenti decisamente ispirati al cinema d’azione e contenendo al suo interno momenti concitati e parossistici, il libro non può essere letto senza tener conto dei suoi caratteri di forte spiritualità e di tensione morale.
Quello che interessa soprattutto ad Agnoloni è di costruire un progetto di esplorazione del Sé e di completarlo non solo attraverso una meditazione di carattere personale sul mondo, ma anche mediante un evento generale che vi conduca la soggettività che si trova coinvolta in esso.”

(Prof. Giuseppe Panella, docente di Estetica alla Scuola Normale di Pisa, su “Poesia, di Luigia Sorrentino”, sito di RaiNews 24)

 

“Calvino sostiene che la scrittura trae giovamento dalla ‘sottrazione di peso’ e di aver sempre perseguito l’alleggerimento della struttura del racconto e del romanzo. Una leggerezza che non va mai confusa con la superficialità o l’approssimazione. Non tagliare per tagliare insomma. Agnoloni ottiene tale leggerezza perseguendo anch’egli la ‘precisione del linguaggio’, che diventa senza peso e ‘aleggia sopra le cose come una nube’. A immagini evocate con leggerezza non corrisponde quindi una minore pregnanza, anzi è esattamente il contrario.”

(Emanuele Manco, scrittore e blogger culturale, sul suo blog personale)

 

“Voglio innanzitutto segnalare che l’esperimento di Kosmos [alias connettivista di Giovanni Agnoloni] si configura come un ponte verso il mainstream, verso la scrittura non di genere; questo ponte è gettato non per sottrazione bensì per addizione, avendo Giovanni inserito nel plot più generi: SF, Fantastico, Thriller, Spy story, e anche ondate di filosofia energetica e religione. Il tutto calato in un alone fortemente decadente, mittleuropeo, in cui i fantasmi abissali del nazismo si muovono ancora determinando ombre cinesi, un futuro del pianeta inserito in disturbanti egemonie a opera delle multinazionali software.”

(Sandro Battisti, scrittore Premio Urania e co-fondatore del movimento connettivista, su “HyperHouse”)

 

Sentieri di notte, è inutile negarlo, è un libro che contamina diversi generi, non solo, contamina il genere con il mainstream. Ma non mi è mai piaciuto parlare di contaminazione in quanto si presuppone l’esistenza di generi “a tenuta stagna”, preferirei parlare di romanzo contemporaneo, per quanto vaga sia la definizione, cioè romanzo degli anni 2000, che non può più prescindere da ciò che di “alto” è uscito da decenni di storia del genere, la fantascienza, il noir, il fantasy, la letteratura “spirituale”, di ricerca, di formazione, o come la valete chiamare. E questa “impresa” Giovanni la ottiene con uno stile che io definirei perfetto (nella mia concezione per cui la perfezione esiste, ma non è unica), ovvero ricercato ma piano, conciso ma lirico.”

(Lukha B. Kremo, scrittore Premio Urania, sul gruppo facebook dedicato al romanzo)

 


Su Partita di anime

Giovanni Agnoloni libri

“Giovanni Agnoloni è narratore dalla scrittura pulita e sorvegliata, mai banale, impegnata a tessere un mosaico geografico e psicologico, a dare voce alle anime della storia e ai luoghi.”

(Marino Magliani, scrittore e traduttore, su “Poesia, di Luigia Sorrentino”, sito di RaiNews 24)

 

“Rispetto al viaggio che i protagonisti compiono in Sentieri di notte, un vero e proprio “viaggio dell’eroe” che trova corrispondenza anche in una dimensione fisica, in Partita di anime le atmosfere sono più psicologiche, volte all’introspezione, e si fa un’analisi piuttosto profonda dello spirito umano e della sua capacità di reazione al dolore. Giocando sui titoli dei due libri fin qui pubblicati, potrei sintetizzare dicendo che il secondo episodio si muove sui “sentieri dell’anima”.”

(Monica Serra, scrittrice e blogger culturale, su “Sognando leggendo”)

 

“I due racconti, uno lungo e uno molto breve, narrano due storie slegate ma pervase da una comune atmosfera, quella di un mondo appena prima o appena dopo il grande vuoto che costituisce l’Evento della trilogia in fase di completamento. Sono tasselli che mostrano nuovi velati squarci sulla realtà che Agnoloni cerca di affrescare con questa opera multipla (…): una realtà in via di sfaldamento, alterata non solo e non tanto nella percezione psicologica dei personaggi, ma anche e soprattutto nella sua fisicità spirituale e quindi metafisica. Agnoloni prova qui un’operazione arditissima: scrivere un racconto giallo, un vero giallo con omicidio e necessaria investigazione, e risolverlo sì secondo i canoni classici ma utilizzando le caratteristiche alterate di un mondo altro (il nostro, ma futuro). Si tratta quindi di un’operazione in cui il topos letterario del giallo viene infine stravolto perché trasportato in un continuum metafisico, pur potendo rimanere classico nel suo impianto.

Il secondo racconto è più lirico, più intimo: e tuttavia anche lì emerge forte l’elemento che più caratterizza il senso dell’opera multipla tutta. L’istanziazione, nel mondo reale, nelle forme più diverse, di tutta una serie di fenomeni spirituali, psicologici, metafisici; fenomeni che sembrano premere sui bordi del mondo fino infine a riversarvisi, dilagando, alterandone la natura e la struttura.”

(Denise Bresci, scrittrice e blogger culturale, su medium.com)

 


Su La casa degli anonimi

Giovanni Agnoloni libri

“Un romanzo intenso, scorrevole e molto piacevole. Che apre le porte a una nuova riflessione: se accadesse davvero, se internet scomparisse sul serio dalle nostre vite, come cambierebbe il mondo? Il peso di questa tecnologia sta schiacciando l’umanità, o è l’uomo che non riesce a gestire correttamente le sue potenzialità?”

(Federica Bruno, blogger culturale, su “La libreria immaginaria”)

 

“A poco a poco, nel corso del romanzo, si delinea una realtà difficile, in cui il crollo della rete ha provocato non solo disagi materiali e logistici nelle comunicazioni, ma anche sentimenti di diffidenza e di rabbia che si aggiungono al generale ottundimento delle intelligenze e delle emozioni provocato dal Sistema e ancora perdurante. Mentre le stagioni atmosferiche subiscono imprevedibili sconvolgimenti e le trame occulte del potere si infittiscono, i vari personaggi e dimensioni si riveleranno progressivamente legati da relazioni insospettabili.”

(Voce Libera, blogger culturale, su “La libreria immaginaria”)

 

“(…) appare evidente come Agnoloni abbia voluto rimarcare i condizionamenti negativi dei social network, oltre che della rete in generale, l’omologazione mentale e i rischi di strumentalizzazioni politiche, un pianeta in pericolo a causa degli stravolgimenti climatici, la tecnologia wireless e l’uso dei droni quale rimedio alla mancanza della rete e nel contempo nuovo strumento di dominio, elementi distopici che si rivelano anche nella descrizione di forze dell’ordine ormai ridotte a fare un lavoro sporco alla stregua di brigate della morte, personaggi letterari che prendono vita ma che forse non erano davvero; frutto di fantasia, la ricerca di qualcosa o qualcuno che possa mitigare la propria solitudine, forme spontanee e inaspettate di telepatia che in qualche modo compensano la progressiva carenza di comunicazione tecnologica, contrapposte ad una popolazione che, senza internet, appare sempre più incupita e distante (…).”

(Luca Menichetti, blogger culturale, su “Lankelot”)

 

Su L’ultimo angolo di mondo finito

L'ultimo angolo di mondo finito (Giovanni Agnoloni)

 

 

 

 

 

 

 

 

“Leggere, immergersi nel mondo mistico di Giovanni Agnoloni è un’esperienza. Per me, che ho letto le puntate precedenti dello scenario della Fine di Internet (un mondo appena futuribile vivo dietro l’angolo di un paio di decadi appena dove, all’improvviso, la Rete collassa per motivi misteriosi e trascina in un baratro tutto il pianeta esasperatamente connesso e incapace di gestire la dissolvenza connettiva) è stato un viaggiare estremo, sognante, oltre le barriere carnali del nostro essere.”

(Sandro Battisti, scrittore Premio Urania e co-fondatore del movimento connettivista, su “HyperHouse”)

 

“Il linguaggio è una felice compresenza di neologismi informatici, precisione ed espressività. Lungi dal rincorrere i modi di un’avanguardia ormai decotta o gli altri usurati precedenti letterari, ci vengono risparmiati il flusso di coscienza, i giochini tipografici, gli sperimentalismi fine a se stessi. E meno male, perché la lingua di Agnoloni fluisce naturale, fresca, leggibilissima, il che conferisce una grande efficacia alle descrizioni.”

(Riccardo Ferrazzi, scrittore e blogger culturale, su “La Poesia e lo Spirito”) 

 

“Giovanni Agnoloni (…) non si limita a un’analisi sociologica del fenomeno informatico/telematico ma applica uno sguardo filosofico che a tratti sconfina nel teologico e nel trascendente.”

(Enrico Macioci, scrittore e critico letterario, su “NewsTown”)

 

“Sempre scrivendo del precedente “La casa degli anonimi” avevamo evidenziato il “connettivismo” poco ortodosso di Agnoloni come una delle chiavi di lettura del ciclo di internet. Appare evidente se consideriamo i frequenti brani riflessivi presenti nel romanzo, la voluta commistione tra prosa e lirica, lo stile controllato che interpreta le sensibilità dei protagonisti senza cedere a rappresentazioni violente e aggressive: un connettivismo nel quale i topoi fantascientifici assumono un’importanza molto relativa, di sicuro strumentali per rappresentare problemi del presente, del tutto reali.”

(Luca Menichetti, scrittore e blogger culturale, su “Lankenauta”)

 

“Molti i riferimenti letterari di cui l’autore cosparge la sua opera. Ad esempio le figure degli ologrammi con cui gli uomini credono di istaurare un dialogo trovano un precedente nei morti che Solaris fa resuscitare. Ma si possono citare Poe, Hoffmann, Pavese: la morte non più considerata come una nemica, ma accettata più o meno
volutamente.
Si assiste a successive prese di coscienza dei vari protagonisti, con i loro pensieri, le loro angosce, le loro sensazioni. Fa sembrare che tutti siano più simili, quasi guidati da un essere esterno che li coordini tutti.
Forse è anche eccessivo, visto il carattere onirico e misterioso del racconto, di voler per forza arrivare a una soluzione, visto lo spirito dell’opera in cui la vaghezza, l’indeterminatezza la fanno da padroni.
Ma probabilmente il disegno dell’autore è un altro, non tanto confrontarsi con la diagnosi sociologica che pure c’è, ma affascinarli con la poesia.”

(Giuseppe Previti, giornalista, sul suo blog personale)

 

“I personaggi, che Giovanni Agnoloni traduce all’interno di rari squarci di luce e di voragini d’ombra ne L’ultimo angolo di mondo finito, vivono sotto il peso di un tormento che è tanto interiore quanto esteriore. I protagonisti non possono fare a meno d’interrogarsi, dando così vita a dei corposi monologhi shakespeariani, che, quasi sempre, sono preambolo a non pochi colpi di scena alla maniera di Roberto Bolaño. Se Cesare Pavese ricostruiva l’interiorità dei personaggi attraverso una minuta rappresentazione dei paesaggi, Giovanni Agnoloni opera invece l’operazione inversa, dai monologhi è infatti possibile riconoscere gli ambienti, la claustrofobia che regna in ognuno di essi.”

(Giuseppe Iannozzi, scrittore e critico letterario, sul suo blog personale)

 

“La prima cosa che salta alla mente, leggendo (…) L’ultimo angolo di mondo finito, è che, pur appartenendo a una trilogia, e pur basandosi su un evento epocale, ma senza ripetere alla nausea cosa è successo, l’autore mette il lettore nelle condizioni di acquisire quasi con naturalezza il dato più importante della narrazione, il crollo di internet, tra il 2025 e il 2029, in gran parte del mondo occidentale. È questa una delle cose buone del libro: l’eccesso raccontato semplicemente; la catastrofe (la fine della Rete, badate bene, non sciocchezze) narrata senza l’iperbole.”

(Marino Magliani, scrittore e traduttore, su “Nazione Indiana”)

 

“Maggior rilevanza nell’economia complessiva della narrazione riveste il tema della ricerca, che si svolge all’interno di un’esperienza che attualizza lo schema del viaggio iniziatico. Buona parte dei protagonisti viaggia attraverso diverse zone dell’Europa e degli Stati Uniti, seguendo itinerari dalla meta inizialmente indefinita, che si viene svelando passo dopo passo, in un turbinio di episodi che non solo contano di per sé, e qui viene indubbiamente in evidenza il côté anche schiettamente avventuroso del romanzo, ma che determinano in loro un maggior grado di conoscenza della realtà.”

(Luigi Preziosi, scrittore e blogger culturale, su “Vibrisse”)

 

“(…) l’impianto della narrazione sembra reggersi proprio sull’uso di una narrativa polifonica, da disarticolare e riarticolare insieme: i vari capitoli, perlopiù brevi o brevissimi, sono sì un’esplorazione di diverse temporalità e, soprattutto, il sintomo di un vero e proprio turbinio geografico sul globo terracqueo, ma ciò cui si mira veramente, e in modo insistito, è la possibilità che ciascun brano del romanzo possa aprire squarci – talora lirici, talora metafisici – sui significati ultimi della vicenda narrata.”

(Lorenzo Mari, poeta, traduttore e critico letterario, su “Carteggi letterari”)