“VOLEVAMO ESSERE STATUE”, DI PASQUALE VITAGLIANO

di Giovanni Agnoloni

vitaglianoHo avuto il piacere di intervistare Pasquale Vitagliano, autore di Volevamo essere statue, romanzo edito da Eumeswil per la collana “Voices”, diretta da Francesco Forlani. Si tratta di un’opera intrisa di memoria del Novecento e di tanta parte di quel “privato” che ne è fibra imprescindibile. Un bell’affresco di un’intera epoca, che partendo dallo spunto del bicentenario (nel 1989) della Rivoluzione Francese tratteggia le storie di un ragazzo e una ragazza pugliesi e di un loro nuovo amico bosniaco: sull’onda dell’entusiasmo e di una promessa da mantenere dopo vent’anni. Un quadro storico e umano che scorre in un flusso di pensieri in cui risulta difficile distinguere la dimensione personale da quella collettiva.

– Il tuo può essere considerato un romanzo storico, con precisi riferimenti alle vicende della seconda metà del Novecento. L’idea ti è nata da una passione personale, da ricordi o da cosa?

È stata una difficile prova letteraria. Ho scritto un romanzo perché avevo delle storie da raccontare e credo che queste possano aiutarci a comprendere, attraverso vite private, come è finito il Novecento. Se non avessi avuto queste vite per le mani, non mi sarei inoltrato nella scrittura di un romanzo. Vorrei continuare a scrivere buoni versi. Leggi tutto ““VOLEVAMO ESSERE STATUE”, DI PASQUALE VITAGLIANO”

“IN TERRITORIO NEMICO”: LA SCRITTURA INDUSTRIALE COLLETTIVA A FIRENZE

di Giovanni Agnoloni

“Vanni Santoni, Gregorio Magini e la Scrittura Industriale Collettiva”

da Postpopuli.it

Vanni SantoniIn territorio nemico, un romanzo sulla Resistenza edito da Minimum Fax con ben 115 autori, riuniti in un’équipe di “Scrittura Industriale Collettiva” (“SIC”). Il progetto è stato ideato e coordinato da Vanni Santoni (Gli interessi in comune, Feltrinelli; Se fossi fuoco, arderei Firenze; Laterza, Tutti i ragni, :duepunti) e Gregorio Magini (La famiglia di pietra, Round Robin).

La storia è quella di tre giovani che, a partire dell’8 settembre 1943, l’assurda situazione di un’Italia lacerata dall’armistizio costringe a restare lontani tra loro, nonostante i legami che li uniscono. Si tratta di Aldo e Adele, giovani sposi, e del fratello di lei Matteo.

La diserzione, la lotta partigiana, la via della clandestinità diventano sentieri nascosti per uscire dalla selva dell’orrore e della disperazione, mentre la morsa del regime non cessa di spaventare. E, protagonista silenzioso ma concreto, il panorama naturale e umano di un’Italia ormai lontana da noi, fatta di campagna, di solitudini assolate, di sogni coltivati nel caldo di un sole che pur è incapace di scacciare dal fondo dell’animo la paura della fine.

La prima nazionale e presentazione ufficiale del romanzo sarà mercoledì 17 aprile 2013 alle ore 18 alla Libreria Feltrinelli di Via Cerretani 30/32r, a Firenze. Leggi tutto ““IN TERRITORIO NEMICO”: LA SCRITTURA INDUSTRIALE COLLETTIVA A FIRENZE”

PUBLIO VIRGILIO MARONE E L’ENEIDE: LA TRADUZIONE DI ALESSANDRO FO

Intervista di Duccio Rossi

da Postpopuli.it

Alessandro Fo (Legnano, 8 febbraio 1955) è professore ordinario di Letteratura latina presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo senese. La sua ultima fatica editoriale, edita da Einaudi, è Publio Virgilio Marone, Eneide. Traduzione a cura di Alessandro Fo. Note di Filomena Giannotti (Nuova Universale Einaudi, 2012). Un lungo lavoro di traduzione poetica che ha visto la luce nell’ottobre dello scorso anno. Fo ha pubblicato anche edizioni tradotte e annotate di Rutilio Namaziano (Il ritorno, Einaudi, Torino 1992, 19942) e di Apuleio (Le metamorfosi, Frassinelli, Milano 2002; Einaudi, Torino 2010). Le sue principali raccolte di poesie sono Otto febbraio (Scheiwiller, Milano 1995), Giorni di scuola (Edimond, Città di Castello 2000), Piccole poesie per banconote (Pagliai Polistampa, Firenze 1° gennaio 2002), Corpuscolo (Einaudi, Torino 2004), Vecchi filmati (Manni, Lecce 2006). Per Einaudi ha curato anche l’antologia di Angelo Maria Ripellino Poesie. Dalle raccolte e dagli inediti (1990), con Antonio Pane e Claudio Vela e, in seguito, la ripubblicazione delle tre raccolte einaudiane di Ripellino, Notizie dal diluvio, Sinfonietta, Lo splendido violino verde (2007).

Professor Alessandro Fo, da dove prende inizio un lavoro immane come quello che conduce ad una traduzione poetica dell’Eneide di Virgilio?

Naturalmente, in quanto cultore delle lettere latine, nutro per Virgilio un antico amore. Quando decisi di studiare lettere classiche e, alla Sapienza di Roma, mi accostai ai primi programmi d’esame, erano ancora i tempi in cui la ‘parte generale’ di una annualità comprendeva la traduzione di ben sei libri dell’Eneide (gli altri sei erano in agguato per la biennalizzazione). E lì, o imparavi il latino, o soccombevi sotto l’ardua impresa. Io mi aiutai con i ‘traduttori’ interlineari, e si può dire che sia stato in quella occasione che ho potuto consolidare la mia conoscenza della lingua. Ma non mi sarei mai sognato neanche oggi, pur con più di vent’anni d’insegnamento sulle spalle, di affrontare spontaneamente un compito come quello di una nuova traduzione del poema. Un giorno ho ricevuto via mail una proposta in tal senso dal responsabile della nuova «NUE» Einaudi, Mauro Bersani, che mi onorava già della sua stima per i miei precedenti lavori di traduttore e per i miei personali tentativi poetici. Il primo istinto è stato rifiutare un impegno che si presentava troppo gravoso. Poi, l’occasione di prestare la mia voce a uno dei più grandi poeti dell’Occidente mi è sembrata troppo straordinaria per lasciarsela scappare, anche se avrebbe comportato una grande fatica. Leggi tutto “PUBLIO VIRGILIO MARONE E L’ENEIDE: LA TRADUZIONE DI ALESSANDRO FO”

LA MEMORIA DI AUSCHWITZ: “LA NEVE NELL’ARMADIO”, DI ENRICO MOTTINELLI

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Il giorno di Auschwitz, il giorno della memoria. Quest’anno l’ho affrontato in un’intervista con Enrico Mottinelli, autore de La neve nell’armadio (ed. Giuntina), un libro che scava nel significato profondo della terribile esperienza storica di Oświęcim. L’opera, nella parte conclusiva, presenta anche una conversazione con una sopravvissuta a questo e ad altri campi di sterminio, la scrittrice ungherese Edith Bruck.

(da lasestina.unimi.it)

– Ogni anno si celebra il giorno della memoria, focalizzato sull’olocausto, e legato in modo particolare ad Auschwitz. Alla luce del quadro di orrori globali che la storia anche recente presenta, avrebbe senso pensare di fare di questa ricorrenza un giorno dedicato al ricordo e alla condanna di tutti gli stermini?

Il Giorno della Memoria è stato collocato il 27 gennaio perché in quella data l’Armata Rossa liberò il campo di Auschwitz, peraltro già abbandonato dai tedeschi poco prima. Quella data è diventata il simbolo della fine di quella vicenda, sebbene gli ultimi campi siano stati raggiunti anche mesi dopo.

La questione che poni mette in evidenza un tema molto ampio, ovvero l’unicità di Auschwitz (inteso non come un singolo campo, ma come simbolo dello sterminio). Auschwitz è diverso dai tanti stermini che la storia dell’uomo ha conosciuto prima e dopo? Credo di sì. Lo è da un punto di vista direi “filosofico”, come scrive George Steiner. Auschwitz è stato qualcosa di più e di diverso da uno sterminio di essere umani per mano di altri esseri umani. Volendo sintetizzare, direi che ad Auschwitz l’uomo ha tolto il velo del senso che aveva costruito fino a quel momento, e sfruttando tutto il meglio delle cose che sa fare (scienza, tecnologia, organizzazione, diritto ecc.) ha messo in scena una catastrofe immane. Ad Auschwitz l’uomo ha distrutto il senso e si è affidato al non senso. Fare memoria di quell’evento significa tenere presente che, qui e ora, ognuno di noi deve sapere che convive con questo baratro di caos, che si porta dentro da quando ad Auschwitz si è reso possibile e manifesto. Leggi tutto “LA MEMORIA DI AUSCHWITZ: “LA NEVE NELL’ARMADIO”, DI ENRICO MOTTINELLI”

“IL SEGRETO DI EMANUELA ORLANDI”, DI PINO NAZIO

Introduzione e ultime due domande di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Il segreto di Emanuela Orlandi (Sovera Edizioni) è un nuovo, illuminante libro di Pino Nazio (giornalista RAI e scrittore) sulla dolorosa vicenda della ragazza quindicenne cittadina vaticana, misteriosamente scomparsa nel 1983. Segue l’intervista rilasciata dall’autore al periodico della casa editrice Sovera, a cui mi sono permesso di aggiungere due mie domande di natura più strettamente storico-sociale.

Intervista a di Pino Nazio sul libro “IL SEGRETO DI EMANUELA ORLANDI – Papa Wojtyla, la tomba del boss e la banda della Magliana”.

L’hanno ucciso in via del Pellegrino a Roma nel 1990 e l’hanno sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare, in un sarcofago come quello di Papa Giovanni XXIII. Nel 1997 hanno denunciato quella indegna sepoltura senza che nulla accadesse. Lo hanno fatto di nuovo nel 2005. Solo nel maggio del 2012 gli uomini della procura di Roma sono intervenuti con i loro periti alla ricerca del corpo di Emanuela Orlandi, cominciando ad aprire la tomba del boss della Banda della Magliana, Renatino De Pedis. Il più grande mistero internazionale degli ultimi trenta anni è quello che racconta il nuovo romanzo-verità di Pino Nazio. Da più di trent’anni cronista e scrittore, si è occupato di grandi casi di cronaca nera, nell’“Italia dei Misteri”. Come autore e inviato ha partecipato a una dozzina di edizioni di “Chi l’ha visto?”, due anni fa, sempre con Sovera, ha dato alle stampe la storia del piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito dai Corleonesi e, dopo 779 giorni di terribile prigionia, eliminato in modo terribile. Dopo essersi occupato della vicenda della quindicenne vaticana per il programma di Rai 3, ha messo insieme alcune testimonianze esclusive, moltissimi documenti, anche riservati, ha collegato tutti gli elementi sulla scomparsa, per arrivare a delle conclusioni per molti versi originali. Leggi tutto ““IL SEGRETO DI EMANUELA ORLANDI”, DI PINO NAZIO”

“IPOTESI DI COMPLOTTO”: LA PARANOIA NELLA LETTERATURA AMERICANA

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Un saggio è sempre un’esperienza complessa. È frutto di conoscenza e di passione. L’opera di Giuseppe Panella e Riccardo Gramantieri riflette entrambe queste valenze e la loro enigmatica combinazione. Enigmatico e inquietante è anche il tema: Paranoia e delirio narrativo nella letteratura americana del Novecento, che poi è il sottotitolo di questo libro, Ipotesi di complotto, edito da Solfanelli (collana “Micromegas”). Un’analisi dettagliata, che sviscera un autentico “tormentone” della letteratura USA, nonché un “tarlo” di buona parte della cultura americana. Fin dalle teorie complottistiche relative ai massoni, oppure ai cattolici e agli stessi ebrei – specchio di certa mentalità WASP (White Anglo-Saxon Protestant) e risalenti alla fine del Settecento –, si dipana il filo di una tensione che poi sarà riflessa dalla letteratura e, in particolare, da quella d’ispirazione noir e thriller. Inizia così l’esame di alcuni grandi autori, non solo di opere di genere, ma di ritratti di queste e simili vibrazioni nella psicologia collettiva americana.

Il primo è James Ellroy, la cui stessa biografia (con la morte della madre, assassinata quando lui aveva solo dieci anni) è segnata da una profonda inquietudine complottistica – legata anche ai maestri Dashiell Hammett e Raymond Chandler. “L’America non è mai stata innocente”, scrive in American Tabloid (cit. a pag. 62). Il complotto è però ancor più centrale nell’opera di Thomas Pynchon, che trova in esso la cifra della Storia, come dimostra il suo L’incanto del lotto 49, mentre per Philip Dick il rapporto tra verità e illusione è sostanzialmente una corrispondenza biunivoca, fino a sconfinare della schizofrenia. La realtà stessa, in questo senso, diventa un simulacro, e la memoria un’immagine che si avvicina alla realtà, ma che in effetti la reinterpreta. Leggi tutto ““IPOTESI DI COMPLOTTO”: LA PARANOIA NELLA LETTERATURA AMERICANA”

IL PROF. GIUSEPPE PANELLA RECENSISCE “SENTIERI DI NOTTE” SUL BLOG “POESIA”

Ringrazio il Prof. Giuseppe Panella per la sua splendida recensione di Sentieri di notte (Galaad Edizioni) uscita oggi su Poesia, il blog di Luigia Sorrentino (che pure ringrazio di cuore) sul sito di Rai News 24.

copsentieridinotte

Ecco la prima parte della recensione:

“Il primo romanzo di Giovanni Agnoloni è certamente un thriller ispirato alla poetica futurista del Connettivismo ma è anche – e soprattutto – una ricerca spirituale, quella che nel linguaggio del romance viene definito una quest. Pur essendo marcato da momenti decisamente ispirati al cinema d’azione e contenendo al suo interno momenti concitati e parossistici, il libro non può essere letto senza tener conto dei suoi caratteri di forte spiritualità e di tensione morale.
Quello che interessa soprattutto ad Agnoloni è di costruire un progetto di esplorazione del Sé e di completarlo non solo attraverso una meditazione di carattere personale sul mondo, ma anche mediante un evento generale che vi conduca la soggettività che si trova coinvolta in esso.
La vicenda al centro del romanzo di Agnoloni è apparentemente semplice, ma le diverse filiere dell’azione che conducono mano a mano verso la conclusione della storia sono complesse e affondano in profondità nel destino non solo dei personaggi principali, ma anche della soggettività e della società europea in un’epoca immediatamente successiva alla nostra (e che ad essa somiglia moltissimo). Il punto di partenza, l’evento straordinario e fortemente perturbante da cui parte il tutto, è il gigantesco blackout che mette fuori combattimento praticamente tutto il sistema elettrico-informatico dell’Europa occidentale. I diversi protagonisti della storia dovranno affrontare una situazione eccezionale alla quale non si sentono né sono preparati.
Luther, un androide perfetto sotto ogni punto di vista, molto più simile ad un essere umano di quanto lo siano simili creazioni cibernetiche, si risveglia sulle sponde del lago di Lucerna a fianco del cadavere del suo padre tecnologico, Joseph Hermann, e si mette in viaggio verso Lucerna, dove sa che lo attende una persona con la quale dovrà compiere la missione per cui è stato costruito e programmato. Nella città svizzera abita Christoph Krueger, un geniale programmatore informatico cieco. Luther lo convince a ritornare sul luogo in cui la vita si è risvegliata nel suo organismo cibernetico e lo spinge a compiere un viaggio, apparentemente ancora non giustificato, a Cracovia. Intanto Kristine Klemens, autrice di polizieschi di impostazione noir e compagna nella vita di Piotr Woźniak, funzionario della ditta Macros, proprietario e gestore unico dei flussi energetici e telematici presenti nelle reti di tutta Europa e in quel momento decentrato a Berlino per conto della società per cui lavora, si mette in viaggio verso Berlino per ritrovarlo e ricongiungersi a lui. Prima di farlo, tuttavia, passa negli uffici del proprio agente letterario, Anders, per consegnargli la pen-drive che contiene il suo ultimo romanzo, episodio terminale della saga del commissario Franck Vlaminck, il suo travagliato eroe seriale. Infine, a Cracovia, vive Desmond, un angosciato studioso di teologia di origine irlandese che sta affannosamente cercando di elaborare il lutto per la morte improvvisa di Leyla, la donna amatissima e da lui considerata una sorta di spirito-guida nella vita. (…)”

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ANTONIA DEL SAMBRO RECENSISCE “SENTIERI DI NOTTE”

copsentieridinotte

Ringrazio Antonia Del Sambro per la pubblicazione di un pezzo molto bello su Sentieri di notte (Galaad Edizioni) su WipNetwork.

Segue il testo di Antonia del Sambro:

“A poche settimane dalla sua uscita Sentieri di notte, ultima fatica letteraria di Giovanni Agnoloni, edita da Galaad, è già un fenomeno letterario. E non poteva essere altrimenti. Agnoloni, autore, poeta e scrittore fiorentino è il più accreditato esperto di J.R.R. Tolkien e della sua trilogia “Il signore degli anelli”, su cui ha pubblicato saggi e lavori oggetto di presentazioni in Italia e in varie istituzioni culturali europee e americane. Nell’aprile del 2011 è uscito per Galaad Edizioni il suo saggio Tolkien e Bach.
Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori, una novità assoluta a livello mondiale, perché per la prima accosta e confronta le valenze simboliche dei personaggi, dei luoghi e degli oggetti del Legendarium di J.R.R. Tolkien coi modelli psicologico-archetipici dei “Fiori di Bach”. Leggi tutto “ANTONIA DEL SAMBRO RECENSISCE “SENTIERI DI NOTTE””

INTERVISTA DI GORDIANO LUPI SU “SENTIERI DI NOTTE”

Ringrazio molto Gordiano Lupi per l’intervista che mi ha fatto sul mio romanzo Sentieri di notte (Galaad Edizioni, collana “Larix”, diretta da Davide Sapienza) su TerPressLafolla.itLiberoLibroKult Underground, TellusFolio e AgoraVox. Ecco il testo:

2025. Notte. Sull’Europa si affaccia l’ombra di una nuova dittatura con cervello a Berlino, guidata dalla Macros, multinazionale che ha fuso tutte le reti europee per poi gettare il continente nel buio di un lungo blocco energetico. In questa cornice, in cui anche Internet collassa, sulle sponde del Lago di Lucerna si sveglia un androide, Luther, l’ultima creatura di un geniale scienziato morto misteriosamente, Joseph Hermann. Presto inizierà un viaggio dalla Svizzera a Cracovia insieme a un programmatore cieco, Christoph Krueger, mentre l’antica capitale polacca viene inghiottita da un’enigmatica nube bianca che avanza dalle periferie. Qui uno studioso irlandese di teologia, Desmond O’Rourke, colpito da amnesia dopo un lontano incidente e rimasto da poco vedovo, tenta disperatamente di ritrovare il suo passato, attraversando il Bianco col solo aiuto dell’ultima invenzione della sua amata Leyla. Tutto questo mentre a Berlino un funzionario ribelle della Macros, Piotr Woźniak, cerca di dar vita a un barlume di resistenza, e da Stoccolma la sua compagna, la scrittrice Kristine Klemens, tenta di raggiungerlo, ispirata da suggestioni e visioni che sembrano prender corpo dai suoi romanzi. Una storia a più voci, un patchwork di luoghi, paesi e culture in cui la tecnologia è pretesto e sfondo di una vicenda corale che ha per obiettivo il ritorno alla Fonte, a una fusione con la radice dell’Essere. Il Chakra del Castello di Cracovia,  oscure minacce provenienti dagli ambienti clericali e l’emergere di una vocazione intima imperniata sul Desiderio, consonante con il testo originale di un’antica preghiera capace di scardinare le resistenze della mente.
Un romanzo figlio della poetica del movimento connettivista, ma anche di una lunga e seria ricerca spirituale condotta dall’autore. Una fusione di suggestioni filosofiche e psicologiche, intessute in una trama dalle tinte fantascientifiche ma radicata nel mondo reale e nella recente storia d’Europa, viscerale e perturbante.

Abbiamo avvicinato Giovanni Agnoloni per una breve intervista.

Da saggista tolkeniano ad autore di romanzi. Cosa ti appassiona di più? 
In effetti è una continuità di lavoro, perché scrivendo i miei saggi su Tolkien e gli autori classici (Letteratura del fantastico, Spazio Tre, 2004) e del Novecento (Nuova letteratura fantasy, Eumeswil, 2010), nonché sul rapporto tra le valenze emotive della letteratura tolkienana e quelle dei rimedi floreali del Dr. Edward Bach (Tolkien e Bach, 2011) – e peraltro anche scrivendo i miei articoli per varie riviste (tra cui “Yacht Capital” e “Minas Tirih”) e per i blog http://lapoesiaelospirito.wordpress.comwww.postpopuli.it e http://giovanniag.wordpress.com –, ho finito per sviluppare una poetica personale, eppur spontaneamente coerente con le linee generali del movimento connettivista. Poi, a un certo punto, ho sentito vibrare in me la lezione di Tolkien, secondo cui uno scrittore deve fondamentalmente raccontare delle storie. E mi sono accorto che, dopo anni di studio, avevo trovato la mia voce artistica. Perciò adesso mi riconosco appieno come narratore, ed è questa è la mia grande passione.
Prima di Sentieri di notte avevi mai scritto narrativa?
Oltre ad aver scritto dei romanzi e dei memoir di viaggio narrativi, che sono in attesa di pubblicazione, avevo partecipato a varie antologie connettiviste e di carattere fantastico, in particolare Noir No War (ed. Giulio Perrone, 2006)  Diversa sintonia – Fantastic-Zen Stories & Histories e AFO – Avanguardie Futuro Oscuro (2009), queste ultime due edite dalle Edizioni Diversa Sintonia (AFO è in seguito nuovamente uscita con Kipple Officina Libraria(), e avevo pubblicato vari racconti in rete, anche in lingua straniera, su riviste americane e spagnole.  
Perchè il fantasy? Una moda del momento o una passione?
Beh, in realtà Sentieri di notte è un romanzo che si può far rientrare nel “fantastico” solo in senso molto generale. Di fantasy, se c’è qualcosa, c’è l’eco remota del senso tolkieniano della quest, della ricerca eroica e avventurosa, e insieme la dimensione onirica (penso al viaggio di Desmond nel Bianco cracoviano) e il tentativo di dar vita a un’esperienza radicalmente subcreativa, cioè che faccia sentir lì il lettore, innescando in lui percorsi spontanei di autoconsapevolezza. Se dovessi definire in qualche modo il mio romanzo, lo definirei un noir (o un trhiller) dalle tinte fantascientifiche, fortemente impregnato di atmosfere connettiviste di derivazione cyberpunk e crepuscolare, e un romanzo di viaggio. Lungi dall’essere un ibrido, però, è un romanzo tour court, con una pluralità di livelli di lettura ma, insieme, un alto livello di leggibilità. La mia adesione al Connettivismo e la rispondenza della trama di Sentieri di notte alle mie ricerche spirituali e di psicologia junghiana sono fatti profondi, viscerali. Lirismo e visceralità sono le parole-chiave della mia poetica, che cerca, a livello di romanzo, di far affacciare per la prima volta il movimento connettivista sullo scenario della letteratura mainstream (ovvero “non di genere”), pur restando fedele alle suggestioni di fondo del suo Manifesto.
Mi dici qualcosa del tuo lavoro di saggista?
Beh, in parte ho già risposto a questa domanda, ma posso dire che i miei precedenti lavori da saggista – tra i quali devo anche inserire la raccolta Tolkien. La Luce e l’Ombra (Senzapatria, 2011), di cui sono curatore, traduttore e co-autore, con contributi di alcuni dei massimi studiosi di Tolkien al mondo – sono un tentativo di dimostrare come si possa fare opera di letteratura comparata basandosi non tanto su derivazioni e assonanze di natura tecnico-filologica o storica tra autori di paesi ed epoche differenti, ma muovendosi su un terreno emotivo ed estetico. In tutti i miei lavori, fin da Letteratura del fantastico eNuova letteratura fantasy, dove mi occupavo dei classici e dei contemporanei accostandoli a Tolkien, ma anche in Tolkien e Bach, dove mi spostavo sul filone della psicologia del profondo e della medicina olistica, il tema di fondo era sempre la vibrazione emotiva, l’archetipo evocato da un certo personaggio, un certo paesaggio o un certo oggetto della Terra di Mezzo. Conoscere le vibrazioni emotive è la base per poter tornare, da un’esperienza in un “altro mondo” (l’Evasione di cui parla Tolkien nel suo saggio Sulle fiabe), in questa realtà con occhi rinnovati e capaci di coglierne nuovamente la bellezza e l’entusiasmo intimo (ecco il Recupero di cui parla sempre il creatore di Bilbo e Frodo). Io trovo che questo effetto possa essere riscontrato anche in vari autori che nei loro libri hanno parlato del mondo reale, e che la loro lettura consapevole (così come l’assunzione degli appropriati rimedi floreali del Dr. Edward Bach) sia un modo per risintonizzarsi su queste frequenze armoniche.
E le traduzioni?
Sono l’altra mia grande passione (e il mio lavoro). In realtà c’è una perfetta continuità tra la mia opera di scrittore e quella di traduttore. Tradurre (soprattutto narrativa, ma anche saggistica, e pure le stesse guide turistiche) è un’eccellente scuola di scrittura, perché permette di acquisire maggior consapevolezza proprio delle summenzionate vibrazioni emotive legate a ogni parola. Insomma, rende letterariamente più consapevoli, e inoltre alimenta la curiosità per il mondo (infatti sono un appassionato viaggiatore). In questo senso, e anche per ragioni di amicizia personale, sono fiero e felice di essere il traduttore italiano del grande scrittore cubano Amir Valle di cui ho tradotto per le Edizioni Anordest il bellissimo romanzo Non lasciar mai che ti vedano piangere e del quale tradurrò anche degli avvincenti noir ambientati a Cuba. Altra grande soddisfazione, perché è un libro che sposa appieno il mio approccio alle tematiche tolkieniane, è stato tradurre il saggio La saggezza della Contea, dell’autore americano Noble Smith: un libro edito da Sperling & Kupfer che ci fa concretamente vedere come l’approccio alla vita tipico degli Hobbit possa renderci molto più lieta l’esistenza terrena.

MONICA SERRA RECENSISCE “SENTIERI DI NOTTE”

Ringrazio Monica Serra per la bellissima recensione del mio romanzo Sentieri di notte (Galaad Edizioni – Collana “Larix”, a cura di Davide Sapienza), uscita oggi su Temperamente.it.

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