“SENTIERI DI NOTTE” E “PARTITA DI ANIME” ANCHE IN POLONIA

Dopo la presentazione del 16 maggio di Sentieri di notte (nelle versioni italiana e spagnola) e Partita di anime (Galaad Edizioni) alla libreria “La Rayuela” di Berlino (Kreuzberg), con Amir Valle, il 20 maggio avrò l’opportunità di parlare dei miei libri agli studenti di Italiano dell’Istituto di Lingue e Letterature Romanze dell’Università di Wrocław, in Polonia, che si sono esercitati a tradurre in italiano proprio partendo da alcuni pezzi di Sentieri di notte. Ringrazio per l’invito la Prof.ssa Justyna Łukaszewicz.

Partita di anime (copertina)

ARMANDO SCARAMUCCI, PITTORE DELL’ACQUA E DEL FUOCO

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

ScaramucciHo avuto il piacere di conoscere Armando Scaramucci in occasione di una recente presentazione del mio romanzo Sentieri di notte a Lucca, presso l’Associazione “Cesare Viviani”, con relatore lo storico dell’arte Corrado Marsan, grande estimatore dell’artista toscano. Poiché avevo in precedenza ricevuto in dono uno spendido volume a cura dello stesso Professor Marsan (Scaramucci, Le Monografie della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Noicàttaro), con immagini dei suoi paesaggi – naturali e al tempo stesso interiori –, nel momento in cui ho incontrato il pittore mi è venuto spontaneo chiedergli di approfondire in un’intervista alcuni spunti che la visione delle immagini e la lettura dei commenti mi avevano trasmesso.

– I due temi fondamentali della tua pittura sono l’acqua e il fuoco. Perché questa specialissima passione per gli elementi della natura?

Sono convinto che la natura sia la gran maestra di tutti, specialmente quando si lavora con i colori; importante è saperli leggere e piegarli secondo le singole necessità. Mi piace dipingere l’acqua e il fuoco, sia per la loro forza intrinseca, sia per la loro bellezza e vitalità. Leggi tutto “ARMANDO SCARAMUCCI, PITTORE DELL’ACQUA E DEL FUOCO”

“VOLEVAMO ESSERE STATUE”, DI PASQUALE VITAGLIANO

di Giovanni Agnoloni

vitaglianoHo avuto il piacere di intervistare Pasquale Vitagliano, autore di Volevamo essere statue, romanzo edito da Eumeswil per la collana “Voices”, diretta da Francesco Forlani. Si tratta di un’opera intrisa di memoria del Novecento e di tanta parte di quel “privato” che ne è fibra imprescindibile. Un bell’affresco di un’intera epoca, che partendo dallo spunto del bicentenario (nel 1989) della Rivoluzione Francese tratteggia le storie di un ragazzo e una ragazza pugliesi e di un loro nuovo amico bosniaco: sull’onda dell’entusiasmo e di una promessa da mantenere dopo vent’anni. Un quadro storico e umano che scorre in un flusso di pensieri in cui risulta difficile distinguere la dimensione personale da quella collettiva.

– Il tuo può essere considerato un romanzo storico, con precisi riferimenti alle vicende della seconda metà del Novecento. L’idea ti è nata da una passione personale, da ricordi o da cosa?

È stata una difficile prova letteraria. Ho scritto un romanzo perché avevo delle storie da raccontare e credo che queste possano aiutarci a comprendere, attraverso vite private, come è finito il Novecento. Se non avessi avuto queste vite per le mani, non mi sarei inoltrato nella scrittura di un romanzo. Vorrei continuare a scrivere buoni versi. Leggi tutto ““VOLEVAMO ESSERE STATUE”, DI PASQUALE VITAGLIANO”

“SELEZIONE NATURALE”: GIOVANI SCRITTORI E CONCORSI LETTERARI

di Giovanni Agnoloni

da La Poesia e lo Spirito

copertina-selezione-naturaleSelezione Naturale è una raccolta di racconti a cura di Gabriele Merlini da poco uscita per la casa editrice Effequ. Si tratta di un’interessante proposta antologica, con contributi di autori giovani della scena fiorentina e del resto della Toscana, quali lo stesso Merlini, Vanni Santoni, Gregorio Magini, Alessandro Raveggi, senza dimenticare il poeta Marco Simonelli – qui presente in veste narrativa, come anche l’artista visuale Francesco D’Isa –, il critico e traduttore Valerio Nardoni e Collettivo Mensa, che è un gruppo di tre autori lucani che hanno anche dato vita a un’omonima rivista.

Filo conduttore dei racconti, i concorsi letterari, con le loro illusioni e i loro inganni, e le vite che si srotolano loro attorno, fotografando in un’istantanea spesso malinconica, ma a volte dai tratti comici e paradossali, le vite di scrittori che cercano di entrare nel difficile mondo delle Lettere.

La lettura, vivace e divertente, è infatti intrisa di un senso di amarezza latente, che serve quasi da monito per chi cerca di ritagliarsi degli spazi attraverso iniziative che, purtroppo, spesso si rivelano più aleatorie che altro.

Ho avuto il piacere di intervistare il curatore Gabriele Merlini. Leggi tutto ““SELEZIONE NATURALE”: GIOVANI SCRITTORI E CONCORSI LETTERARI”

“IN TERRITORIO NEMICO”: LA SCRITTURA INDUSTRIALE COLLETTIVA A FIRENZE

di Giovanni Agnoloni

“Vanni Santoni, Gregorio Magini e la Scrittura Industriale Collettiva”

da Postpopuli.it

Vanni SantoniIn territorio nemico, un romanzo sulla Resistenza edito da Minimum Fax con ben 115 autori, riuniti in un’équipe di “Scrittura Industriale Collettiva” (“SIC”). Il progetto è stato ideato e coordinato da Vanni Santoni (Gli interessi in comune, Feltrinelli; Se fossi fuoco, arderei Firenze; Laterza, Tutti i ragni, :duepunti) e Gregorio Magini (La famiglia di pietra, Round Robin).

La storia è quella di tre giovani che, a partire dell’8 settembre 1943, l’assurda situazione di un’Italia lacerata dall’armistizio costringe a restare lontani tra loro, nonostante i legami che li uniscono. Si tratta di Aldo e Adele, giovani sposi, e del fratello di lei Matteo.

La diserzione, la lotta partigiana, la via della clandestinità diventano sentieri nascosti per uscire dalla selva dell’orrore e della disperazione, mentre la morsa del regime non cessa di spaventare. E, protagonista silenzioso ma concreto, il panorama naturale e umano di un’Italia ormai lontana da noi, fatta di campagna, di solitudini assolate, di sogni coltivati nel caldo di un sole che pur è incapace di scacciare dal fondo dell’animo la paura della fine.

La prima nazionale e presentazione ufficiale del romanzo sarà mercoledì 17 aprile 2013 alle ore 18 alla Libreria Feltrinelli di Via Cerretani 30/32r, a Firenze. Leggi tutto ““IN TERRITORIO NEMICO”: LA SCRITTURA INDUSTRIALE COLLETTIVA A FIRENZE”

PUBLIO VIRGILIO MARONE E L’ENEIDE: LA TRADUZIONE DI ALESSANDRO FO

Intervista di Duccio Rossi

da Postpopuli.it

Alessandro Fo (Legnano, 8 febbraio 1955) è professore ordinario di Letteratura latina presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo senese. La sua ultima fatica editoriale, edita da Einaudi, è Publio Virgilio Marone, Eneide. Traduzione a cura di Alessandro Fo. Note di Filomena Giannotti (Nuova Universale Einaudi, 2012). Un lungo lavoro di traduzione poetica che ha visto la luce nell’ottobre dello scorso anno. Fo ha pubblicato anche edizioni tradotte e annotate di Rutilio Namaziano (Il ritorno, Einaudi, Torino 1992, 19942) e di Apuleio (Le metamorfosi, Frassinelli, Milano 2002; Einaudi, Torino 2010). Le sue principali raccolte di poesie sono Otto febbraio (Scheiwiller, Milano 1995), Giorni di scuola (Edimond, Città di Castello 2000), Piccole poesie per banconote (Pagliai Polistampa, Firenze 1° gennaio 2002), Corpuscolo (Einaudi, Torino 2004), Vecchi filmati (Manni, Lecce 2006). Per Einaudi ha curato anche l’antologia di Angelo Maria Ripellino Poesie. Dalle raccolte e dagli inediti (1990), con Antonio Pane e Claudio Vela e, in seguito, la ripubblicazione delle tre raccolte einaudiane di Ripellino, Notizie dal diluvio, Sinfonietta, Lo splendido violino verde (2007).

Professor Alessandro Fo, da dove prende inizio un lavoro immane come quello che conduce ad una traduzione poetica dell’Eneide di Virgilio?

Naturalmente, in quanto cultore delle lettere latine, nutro per Virgilio un antico amore. Quando decisi di studiare lettere classiche e, alla Sapienza di Roma, mi accostai ai primi programmi d’esame, erano ancora i tempi in cui la ‘parte generale’ di una annualità comprendeva la traduzione di ben sei libri dell’Eneide (gli altri sei erano in agguato per la biennalizzazione). E lì, o imparavi il latino, o soccombevi sotto l’ardua impresa. Io mi aiutai con i ‘traduttori’ interlineari, e si può dire che sia stato in quella occasione che ho potuto consolidare la mia conoscenza della lingua. Ma non mi sarei mai sognato neanche oggi, pur con più di vent’anni d’insegnamento sulle spalle, di affrontare spontaneamente un compito come quello di una nuova traduzione del poema. Un giorno ho ricevuto via mail una proposta in tal senso dal responsabile della nuova «NUE» Einaudi, Mauro Bersani, che mi onorava già della sua stima per i miei precedenti lavori di traduttore e per i miei personali tentativi poetici. Il primo istinto è stato rifiutare un impegno che si presentava troppo gravoso. Poi, l’occasione di prestare la mia voce a uno dei più grandi poeti dell’Occidente mi è sembrata troppo straordinaria per lasciarsela scappare, anche se avrebbe comportato una grande fatica. Leggi tutto “PUBLIO VIRGILIO MARONE E L’ENEIDE: LA TRADUZIONE DI ALESSANDRO FO”

“ALCUNE PAROLE PER ALICE”, DI MICHELE TONIOLO

Intervista di Giovanni Agnoloni

da La Poesia e lo Spirito

Alcune parole per Alice, di Michele Toniolo (Galaad Edizioni; collana “Lilliput”) è un libro apparentemente minuscolo (solo per le dimensioni), ma in realtà di una qualità letteraria e di una densità emotiva assolute. Racconta, dal punto di vista un narratore esterno, la straziante vicenda di una madre che perde il figlio per una grave malattia.

Ho avuto il piacere di intervistare l’autore – che è anche un editore (Amos Edizioni) -, che ci illustra tutti gli aspetti della sua opera.

Toniolo

– Una storia segnata dal dolore. Un diario intimo, con una ritrosia da parte della protagonista, che lascia che sia un’altra persona a dare voce al suo strazio. Ma il dolore si può raccontare?

La scrittura è fondazione. Scrivere è cercare ciò che ancora non siamo e non conosciamo. Ci si deve spogliare, però, per andare incontro a ciò che si cerca, per accoglierlo bisogna avvicinarsi a mani nude. La spogliazione è necessaria perché ci dobbiamo disfare delle nostre parole, delle nostre strutture, non dobbiamo metterle davanti ai nostri passi, ma neppure dietro: bisogna lasciare tutto a casa. Solo nella nudità può esistere, mi sembra, la scrittura letteraria. Solo in questo modo si può incontrare ciò per cui ci si è mossi, lo si può ascoltare in modo aperto e pieno, se ne accolgono le parole che, in questa fase, non sono ancora nostre. Poi, queste parole, devono essere combattute, lottate: è questo che esse chiedono. Devono essere trasformate, quasi ricacciate indietro, anche se le teniamo strette. Dobbiamo ritrovare non le nostre parole ormai morte ma il nostro fondamento spirituale, e lottare con la verità che abbiamo incontrato, trasformare le sue parole in qualcosa che non è più la verità ma non la contraddice, in qualcosa che non è ciò che noi eravamo ma ciò che stiamo diventando, che dobbiamo diventare, ciò che siamo ormai, grazie alla scrittura. La vita è metamorfosi, dono. Solo così, per me, è possibile scrivere con intensità e rispetto.

C’è un paradosso, però, nel linguaggio: ci è stato donato per capire qualcosa – dolore, morte, ma anche gioia, felicità – che, con le parole, non è possibile comprendere pienamente. In questo paradosso, in questa soglia di impossibilità, sta la scrittura letteraria. Leggi tutto ““ALCUNE PAROLE PER ALICE”, DI MICHELE TONIOLO”

CAFFÈ O LIBRERIA? TUTTE E DUE LE COSE, AL CAFFÈ LETTERARIO DEL GALLO

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Caffè o libreria? O magari ristorante? Perché scegliere tra cose che possono stare insieme? È questa la morale vincente del Caffè Letterario del Gallo, a Scandicci (Firenze) interessantissimo locale il cui proprietario Giovanni Iacopi, che lo gestisce insieme alla compagna Mimma Fabris, ho avuto il piacere di intervistare, parlando delle iniziative del locale, della sua funzione sociale e della sua storia.

– Com’è nato il Caffè Letterario del Gallo?

Siamo qui, come Ristorante all’Insegna del Gallo, dal 1996, e per quindici anni abbiamo lavorato come ristoratori. Un anno e mezzo fa, quando sono andato in pensione, abbiamo venduto il locale, ma purtroppo il successivo proprietario non è riuscito a portare avanti l’attività, per cui l’abbiamo ripreso. In quel momento di crisi, poiché volevamo fare qualcosa di diverso, abbiamo avuto l’idea di aprire al piano superiore una stanza dove svolgere un’attività un po’ diversa, con tavoli, angolo libreria e spazio per presentazioni di libri. Una cosa non nuova in sé, ma sicuramente sì a Scandicci.

– La rassegna iniziata con il canale 7 GOLD, per promuovere libri e artisti musicali, in che cosa consiste?

Si tratta di un programma che ha già seguito la nostra inaugurazione e la mostra di pittura del Prof. Robert Shackelford, direttore della Harding University a Scandicci. Le iniziative sono varie, e nonostante le difficoltà organizzative stiamo andando avanti, e nel corso di marzo avremo varie presentazioni di libri ed eventi musicali. Leggi tutto “CAFFÈ O LIBRERIA? TUTTE E DUE LE COSE, AL CAFFÈ LETTERARIO DEL GALLO”

IL CENTENARIO DI LACERBA: IL FUTURISMO RACCONTATO DA CORRADO MARSAN

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Il 2013 è l’anno del centenario di Lacerba, la storica rivista del movimento futurista, ma non solo. Ho avuto il piacere di parlare e di imparare moltissimo sull’argomento dallo storico dell’arte Corrado Marsan, uno dei massimi esperti in Italia in materia di Futurismo, che il prossimo 22 marzo, alle ore 17, terrà sulla pedana esterna del caffè fiorentino delle “Giubbe Rosse”, storico ritrovo dei futuristi, una conferenza sul tema “Filippo Tommaso Marinetti alle Giubbe Rosse”.

Le righe che seguono sono frutto della mia conversazione col Prof. Marsan, che mi ha anche permesso di pubblicare un articolo sul numero di domenica 10 marzo del “Corriere Nazionale”.

Da sinistra: Palazzeschi, Carrà, Papini, Boccioni, Marinetti (da giubberosse.it)

Le Giubbe Rosse hanno proprio in quest’anno (1913) il proprio sancta sanctorum, perché con la data del 1° gennaio – anche se di fatto arriva nelle librerie qualche giorno dopo – nasce il primo numero di Lacerba, dopo una lunga incubazione alla quale assiste, come “contenitore”, il caffè delle Giubbe Rosse. Se torniamo al fatidico 30 giugno 1911, vediamo come all’esterno del locale si verifica il primo famoso parapiglia tra Soffici e Boccioni. Boccioni, dopo il duro attacco su La Voce – la grande rivista di Prezzolini – nel maggio precedente, sanguigno com’è va a casa di Marinetti a Milano e convoca anche Carrà per farla “pagare” ai fiorentini vociani. In effetti, Soffici, con un linguaggio molto offensivo e molto greve, e soprattutto un po’ superficiale, aveva attaccato duramente la prima mostra di arte libera ospitata nell’aprile-maggio 1911 nel Padiglione Ricordi a Milano. I milanesi vengono allora giù a Firenze, auspice Aldo Giurlani, più noto come Aldo Palazzeschi, che fa da “avanguardia” e dice “Io so dove trovarli” – lui abitava in via Calimala al numero 2 – e si presta a far loro strada e a indicare quando arriveranno gli altri. Arrivano alle Giubbe Rosse, e Palazzeschi indica Soffici a Boccioni. Leggi tutto “IL CENTENARIO DI LACERBA: IL FUTURISMO RACCONTATO DA CORRADO MARSAN”

KENNETH WHITE NELLA LUCE DEL NORD

di Roberto Lamantea

da La Poesia e lo Spirito

kenneth_white
Kenneth White

La luce migliore per leggere I cigni selvatici di Kenneth White (nella foto), il diario del viaggio in Giappone dello scrittore e poeta scozzese appena pubblicato dalla mestrina Amos Edizioni (176 pagine, numero 3 della collana “Highway 61”) è annotata a pagina 150 del libro. White viaggia in Giappone, alla ricerca dei cigni selvatici, portando nello zaino la fotocopia dell’edizione in-folio del Settecento, conservata alla biblioteca della Sorbonne a Parigi, dell’Histoire Naturelle des Oiseaux. Perché un libro del XVIII secolo, si chiede, invece di un veloce manuale di ornitologia di oggi? “Nel lontano XVIII secolo esisteva, prima di ogni specializzazione, quella disciplina generale chiamata ‘filosofia naturale’ in cui la poesia, la scienza e la filosofia sono riunite, e dove l’accento si pone su un’indagine totale, cosí come sulla ricerca di una comprensione globale, di una cosciente esperienza globale”.

 A fine lettura restano negli occhi – e sulle narici, e sul palato, White narra anche le pause in un bar, un ristorante, una notte in una locanda o un albergo con un ritmo che ridà, oltre al movimento del viandante, anche sapori e aromi – cieli e mari di vento, l’increspata schiuma bianca sulle onde azzurre degli acquarelli giapponesi, il volo e le voci degli uccelli (gabbiani, corvi, aironi, sino ai cigni, raggiunti verso la fine, come la meta di Achab in Melville, qui citato), la pioggia, i mattoni delle case. I cigni selvatici accenna solo a Tokyo: la metropoli-formicaio fosforescente e assordante è solo un punto di sbarco dall’Europa per andare altrove. White cerca il Nord, il paesaggio, il silenzio. Nel suo zaino un libro blu di haiku. Ovunque le tracce di Bashō, poeta zen del Seicento, la sua metrica (5-7-5), i componimenti che affiorano, come foglie rosse, sul taccuino del viandante a illudersi di fermare un momento nel flusso della vita.

   Il libro – rivela subito White – e il viaggio in Giappone “sarebbe anche stato un altro pellegrinaggio geopoetico […] e un viaggio-haiku sulla scia di Bashō, un documentario sognante di strade e isole, un tuffo veloce ed ellittico nel Vuoto – in definitiva un libro nipponico piccolo e stravagante pieno di immagini e di pensieri a zig-zag, scritto in uno ‘stile bianco e svolazzante’, come dicono i pittori”. Leggi tutto “KENNETH WHITE NELLA LUCE DEL NORD”